ITALIAN COMICS, ITALIAN 70'S

ITALIAN COMICS, ITALIAN 70'S


di Carlo Somigli


Si è appena chiusa a Rimini la mostra Italian comics: Romano Garofalo, da Johnny Logan al multmediale. La mostra, ospitata nella sala delle teche del Museo Civico, ripercorre la storia artistica dell'autore riminese tracciando un percorso che dalla produzione giovanile indipendente passa per la collaborazione con altri grandi nomi del fumetto italiano, fino ad arrivare all'ultima fatica di Garofalo, la direzione di Italian Comics.

Quest'ultimo è definito “quotidiano multimediale interattivo di Satira politica e di costume”. Ecco quindi il multimediale a cui si accenna nel titolo della mostra, l'animazione e internet, che rappresentano il nuovo mezzo con cui Garofalo veicola la sua arte e il suo pensiero. Le sezioni del sito sono intitolate ai suoi più famosi personaggi, e affrontano temi di attualità coerenti con il messaggio originale di ognuno di essi. Una delle creazioni più apprezzate di Romano Garofalo è lo yeti Mostralfonso, simbolo dell'innocenza che prova a inserirsi nella società, a cui oggi è affidato il compito di “riproporre il tema della diversità”. Alfonso, Sauro il dinosauro, il cane Osvaldo e tanti altri fanno parte della schiera di personaggi dei fumetti italiani nati tra gli anni '70 e '80 destinati ad un pubblico di ragazzi.

 

Nonostante il target infantile/adolescenziale le strisce di Garofalo sono cariche di significati che si prestano a più livelli di lettura. Allo stesso modo delle Sturmtruppen di Bonvi o del Lupo Alberto di Silver, costituiscono opere letterarie degne di attenzione, non ascrivibili alla limitante definizione di “fumetti per bambini”. Proprio  perché destinata ai giovani, la narrativa per ragazzi è da considerarsi tra le più importanti, in quanto contribuisce a formare la sensibilità nell'età della crescita e permette di trasmettere principi e valori. I personaggi, spesso animali antropomorfi, rispecchiano varie caratteristiche dell'animo umano e delle convenzioni sociali presentando, per la prima volta ai lettori, temi e situazioni di attualità e di costume. Tra queste metafore a fumetti spicca Per Giove di Romano Garofalo, una carrellata di vizi e virtù degli Dèi

dell'Olimpo, forse mai così umani dai tempi di Epicuro.

 

Garofalo ha raggiunto negli anni popolarità internazionale, che lo ha

portato a pubblicare le strisce di Mostralfonso e degli altri personaggi in Europa, Sudamerica e Asia. Nel corso degli anni si è avvalso della collaborazione di alcuni tra i più noti fumettisti italiani per mettere in scena le sue storie: il già citato Silver per i disegni di Gangster Story, il disneyano Giorgio Cavazzano per Slim Norton, archetipo del duro investigatore privato vittima di paure e incertezze e soprattutto Leo Cimpellin per Johnny Logan, la sua opera prima.

Con Johnny Logan Garofalo è riuscito a ritrarre l'Italia degli anni '70 attraverso una lucida cronaca dei fatti, piuttosto che con una semplice critica alle consuetudini di quei tempi. Ovviamente l'effetto voluto è quello di mettere in mostra argomenti e situazioni importanti della storia e della società italiana, spesso considerati intrattabili perché scandalosi. Johnny Logan presenta ai ragazzi, ma anche agli adulti, luci e ombre degli italiani, senza risparmiare temi spinosi. Il tutto è reso attraverso una distorsione volutamente comica e grottesca, che accomuna Garofalo a un altro grande testimone dell'Italia di quegli anni, il Paolo Villaggio di Fantozzi, che nei suoi libri e nei film di Luciano Salce ha magistralmente interpretato la vita dell'uomo medio, con le sue angosce e le sue frustrazioni, al centro di un mondo popolato da meschini, arrivisti e prepotenti impuniti. Nelle tavole esposte alla mostra sono disegnati alcuni dei problemi che affliggono l'Italia di Johnny Logan: la mafia, la corruzione, l'intolleranza, lo sfruttamento del lavoro.


Accanto ai temi più noti Garofalo tratta anche questioni meno in vista quali la cementificazione del paese e i furti d'arte, ed espone il suo punto di  vista su fenomeni come la pubblicità, le tasse e il femminismo. Non manca la disillusione del post-'68, resa allegoricamente con l'immagine dei figli dei fiori ridotti a mercanti di fiori, scivolati ormai all'interno delle maglie di quel sistema che avevano contestato. Sulla scia dei “corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico, i politici di Johnny Logan interpretano l'adagio gattopardesco “se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”, rincorrendosi dunque in un teatro di ascesa al potere e caduta in disgrazia che si rinnova ciclicamente.

 

La satira politica ha interessato gran parte  ell'attività di Garofalo a partire dagli anni '80, in coppia col disegnatore Giovanni  Zaccagnini, di cui sono state esposte numerose tavole originali nella sezione finale della mostra. La loro satira, trasversale e libera da qualsiasi influenza, è comparsa sulle pagine di numerosi quotidiani nazionali, tra i quali i due si sono avvicendati senza rimanervi mai legati (presentando talvolta le dimissioni di fronte alle imposizioni censorie dell'una o dell'altra redazione).

 

La rilettura di queste vignette satiriche e di Johnny Logan costituisce oggi un'opportunità per guardare agli anni '70  riscoprendo un periodo della storia italiana caratterizzato da molte sfaccettature, che in alcuni casi si sono evolute fino ad arrivare a situazioni, a cui forse ormai si è troppo abituati, analoghe alle grottesche storie raccontate da Garofalo, e di cui si sono persi di vista il peso e l'importanza.