INTERVISTA A MASSIMO POLIDORO

a cura di Arianna Ricci


«La mia mente [...] si ribella alla stagnazione [...] Io bramo l'esaltazione mentale. Ecco perché ho scelto la mia particolare professione, o piuttosto l'ho creata, dato che sono l'unico al mondo.»

Sherlock Holmes

Arthur Conan Doyle, Il Segno dei Quattro, 1890

 

E la singolare professione di Massimo Polidoro è quella di “esploratore dell'insolito”, che spazia in molte diverse discipline, dalla scienza all'illusionismo, dall'insegnamento di Metodo Scientifico e Psicologia dell’Insolito presso l’Università di Milano-Bicocca alla fondazione del CICAP, e lo porta ai confini del mondo e della realtà, usando curiosità e razionalità combinate insieme. Dopo il successo del suo ultimo romanzo, Il Passato è una Bestia Feroce (la cui recensione trovate qui), eccolo ora a spiegare tutto ciò in un'intervista...

Scrivendo il decalogo dell'indagatore del mistero hai dato ai lettori una guida per seguire il tuo metodo. In cosa consiste, dunque, quest'ultimo? Cosa vuol dire essere un “esploratore dell'insolito”?

Quando cercavo una definizione per il mio lavoro mi sono reso conto che non esiste. Io sono scrittore, giornalista, conferenziere, autore e conduttore televisivo, ma sono anche segretario del CICAP, docente di psicologia dell’insolito, indago su fatti e notizie misteriose, ho una preparazione nel campo dell’illusionismo, viaggio spesso alla ricerca di luoghi insoliti o leggendari… Tante cose, insomma, ma tutte quante unite da un unico filo rosso: la curiosità e la passione per tutto ciò che esce dai “confini” della normalità, per l’insolito, insomma. Ecco che la definizione di “esploratore dell’insolito” alla fine è spuntata quasi da sola. In che cosa consiste il mio metodo? È il metodo della scienza: raccogliere informazioni su un dato argomento, verificarle, metterle a confronto con i fatti, sperimentare quando è possibile e, alla fine, trarre delle conclusioni. È un sistema che applico tanto all'indagine dei misteri quanto alla scrittura e devo dire che fino ad oggi mi ha servito sempre bene.

 

In che modo ha influenzato il tuo lavoro e le tue opere la vicinanza di James Randi (prestigiatore, escapologo, e a sua volta indagatore e demistificatore del paranormale e delle pseudoscienze)?

Randi non è stato solo il mio mentore, la persona con cui ho avuto la fortuna di studiare negli Stati Uniti per oltre un anno quando ero ragazzo. La vicinanza e la collaborazione con lui non è mai venuta meno in questo quarto di secolo da che ci conosciamo, ormai lui per me è come un componente della famiglia. Vederlo all’opera, osservarlo da vicino, è stata la scuola perfetta per diventare quello che sono oggi. Da lui non ho solo imparato come affrontare fatti e notizie insolite, ma anche come si parla in pubblico, come ci si comporta in televisione, ho appreso da lui i rudimenti della scrittura e, naturalmente, quelli sull’arte dell’inganno. È stata una grandissima fortuna per me, un incontro che mi ha cambiato la vita e per il quale sono grato in particolar modo a Piero Angela, che lo ha reso possibile.

 

In una recente intervista a milano.mentelocale.it, parlando di leggende e misteri di cui ti sei occupato dici: “Mi piace risalire per quanto possibile alle origini storiche di simili vicende, ma allo stesso tempo mi piace abbandonarmi alle suggestioni di queste storie meravigliose”. In una società che tende sempre più spesso a ricadere negli estremi dell'irrazionalità da una parte o della logica “a tutti i costi” dall'altra, qual è il medio in cui stat virtus oggi?

Personalmente, sia da solo che con il CICAP (www.cicap.org), cerco di contrastare la diffusa tendenza all’irrazionale e alla superstizione, ma non per questo sono una persona cinica o chiusa di mente. Sono naturalmente attratto da tutto ciò che appare misterioso, come del resto lo sono gli scienziati: scoprire ciò che ancora non conosciamo è l’unica via per progredire, la stessa che ha permesso ai nostri antenati di alzarsi su due gambe e uscire dalle caverne. Credo dunque che un atteggiamento sano, e che mi sforzo di seguire sempre, sia quello di chi è aperto alle meraviglie che il mondo ci offre, pur mantenendo i piedi per terra e rifuggendo dalle false promesse e dalle illusioni dei mistificatori che abbondano in ogni campo.

 

Il Passato è una Bestia Feroce è il thriller che hai sempre sognato di pubblicare. Che differenza c'è tra le indagini che hai condotto su misteri, leggende metropolitane o stranezze, e l'indagine che hai costruito a livello letterario?

Se negli altri miei libri mi impegnavo a fare chiarezza, a separare i fatti dalle fantasie, a svelare i misteri, con Il passato è una bestia feroce mi sono trovato a creare un mondo che esiste solo nella mia fantasia. Per una volta ho dato vita a un mistero che, almeno all’inizio, sembra non avere soluzione. È stata un’esperienza esaltante e per la quale mi sono indubbiamente tornate utili le mie competenze: tutto doveva quadrare e stare in piedi dal punto di vista logico dall’inizio alla fine e se mi accorgevo che il mistero era troppo facile, tornavo indietro e riscrivevo…

 

Hai chiesto ai tuoi lettori di scegliere il titolo del romanzo, hai dato loro la possibilità di selezionare la copertina che “a pelle” li incuriosiva di più, hai organizzato la “Squadra dei Cento” che ti hanno aiutato a promuovere il libro, la tua newsletter offre contenuti speciali a chi si iscrive, sul tuo sito c'è perfino la possibilità di lasciarti un messaggio vocale... Come mai la scelta di questa forte vicinanza con i tuoi lettori? Cosa porta alla tua opera?

Sono anni ormai che ho instaurato un contatto diretto con chi mi legge e segue il mio lavoro. Il mio sito (www.massimopolidoro.com), la mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/Official.Massimo.Polidoro), la newsletter tramite cui condivido anticipazioni e regali (http://www.massimopolidoro.com/blog-e-podcast/newsletter), il canale su Twitter (https://twitter.com/massimopolidoro) sono tutti strumenti che mi permettono di avere uno scambio reale e sincero con i lettori. Mi danno la possibilità di capire che cosa interessa di più, quali tra  i miei argomenti sono quelli che suscitano più curiosità e su cui può valere la pena approfondire. La Squadra di lancio, poi, è un’esperienza che nessuno aveva ancora tentato, almeno in Italia, e che mi ha dato moltissimo per lanciare al meglio Il passato è una bestia feroce. Non mi ha mai interessato mettermi su un piedistallo, anzi: il confronto, a volte anche con chi non è d’accordo con  me, è qualcosa che reputo preziosissimo, perché credo sia solo dal confronto con gli altri che si può crescere e ci si può migliorare.

 

Oltre che occuparti di misteri avvolti da un alone di soprannaturale, tu hai pubblicato volumi come Etica Criminale, in cui ti occupi del caso della Banda della Comasina, o Un Gioco Infame, in cui parli del caso della Uno Bianca. Dall'indagine dell'insolito alla cronaca nera. Quali le affinità e quali le differenze?

L’approccio in verità è molto simile. Tanto nei misteri del soprannaturale, quanto in quelli della cronaca nera, è essenziale stabilire che cosa è accaduto realmente, quali sono le fantasie inventate dai giornali o dagli stessi protagonisti delle vicende di cui mi occupo. Per fare questo, occorre sempre risalire alle fonti originali, dove è possibile, parlare con i testimoni, mettere a confronto i dati raccolti con le rassegne stampa contemporanee, con gli atti di indagini e processi, se ci sono stati. Alla fine, non è detto che il quadro che ne esce corrisponda in ogni aspetto alla verità, ma probabilmente è quello che ci va più vicino.

 

Avendo tu scritto oltre quaranta libri e centinaia di articoli, dai primi titoli ad oggi, pensi che qualcosa sia cambiato nel tuo stile di scrittura e/o nel tuo metodo di ricerca?

È cambiato moltissimo. Come in ogni attività umana, la pratica rende migliori e permette di progredire. Quando ho pubblicato il mio primo libro, nel 1995, scrivevo già da tanti anni, ho iniziato a farlo che ero un ragazzino. Tuttavia, il modo in cui è scritto quel primo libro è lontano anni luce da come scrivo ora. Cerco di non rileggere mai i miei libri perché ogni volta che lo faccio mi viene voglia di riscrivere tutto da capo e, anche se sarebbe divertente, preferisco dedicare il mio tempo a scrivere qualcosa di nuovo. Detto questo, non ho dubbi che la mia scrittura cambierà ancora e, con lo studio e la pratica quotidiana, continuerà a evolvere. O, almeno, me lo auguro.