IL PASSATO È UNA BESTIA FEROCE

Massimo Polidoro

IL PASSATO È UNA BESTIA FEROCE

Milano, Edizioni PIEMME, 2015

pp. 427, € 15,22

ISBN 9788856639537

 

di Arianna Ricci

 

“Mio caro Jordi,

non ho mai scritto una lettere come questa e mi tremano un po’ le mani. Spero perdonerai la mia calligrafia tremolante. Sono tre anni che ci conosciamo e con voi sto proprio bene. Soprattutto con te. Ecco, sto diventando tutta rossa. Meno male che non mi puoi vedere!

[…]

Un grosso SMACK,

Moni”

 

11 luglio 1982. Finale dei mondiali di calcio. Partita Italia Germania. Strade deserte, auto ferme, la gente chiusa in casa con il fiato sospeso, il presidente Pertini che esulta, primo fra i tifosi. Per tanti è stata una serata da sogno, ma per Monica Ferreri, una bambina di Verazzano che quella notte scompare senza lasciare traccia, per la sua famiglia, e per i suoi compagni di gioco da sempre, Jordi, Zucco e Scat, è solo un istante da incubo.

Jordi, dopo trentatré anni è diventato Bruno Jordan, uno spregiudicato giornalista di cronaca nera che scrive per la rivista Krimen, famoso per i suoi successi, come la soluzione del caso della Banda dei Pistoleri prima delle forze dell’ordine (che, nel corso del romanzo, dimostrano di non nutrire una particolare simpatia per lui), pungente e ironico per carattere, pieno di fugaci avventure amorose alle spalle, sicuro di sé a bordo della sua Audi TT Roadster “grigio metallizzato con capote nera, cerchi in lega e interni in pelle rossa”. (pp. 20-21)

 

Nelle prime pagine del libro si legge una frase di Italo Calvino: “L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere paura, questa è la meta ultima dell’uomo”. Questa stessa sarà anche la meta dell’intera trama: abbattere la spavalda sicurezza di Bruno Jordan, portarlo ad indagare nel passato di un “caso freddo”, quelli che piacciono alla sua capo-redattrice Linda Vinciguerra, andare contro l’autorità riconosciuta e porsi domande, interrogarsi per arrivare in profondità come fece il filosofo di cui, per volere di sua madre, porta il nome alla rovescia: Giordano Bruno.

 

Da questo punto di vista, si può dire che Bruno e la persona responsabile del mistero di trentatré anni fa siano due facce della stessa medaglia: entrambi hanno trascorso una vita a scacciare le ombre del passato fino al momento del loro confronto. La differenza sostanziale è che Bruno riesce a superare quelle paure a favore della soluzione del mistero, come quando affronta il “Rosso”, il bullo che terrorizzava lui e i suoi amici quand’erano bambini. Nell’indagare, non è solo: una volta tornato a Verazzano, Bruno ritrova Zucco, l’amico di una vita, e scopre che quest’ultimo è stato toccato dalla scomparsa di Monica più degli altri; nel bel mezzo di una rissa, viene soccorso da Gip… Ogni investigatore dovrebbe avere un Gip! Quest’ultimo arriva a cavallo di una motocicletta, conoscendo la posizione di Bruno grazie ad un’app sul cellulare che permette all’uno di sapere sempre dov’è l’altro e viceversa (per sua stessa ammissione, Bruno non vorrebbe mai fornire a una fidanzata un simile dispositivo, ma è felicissimo di sapere che Gip ce l’ha!) e nel giro di poche pagine scompare da dov’è venuto, non senza aver fatto piazza pulita dei brutti ceffi che cercano di togliere Bruno di mezzo.

 

Ma una menzione speciale spetta sicuramente a Costanza Piras. Donna, giovane, affascinante, e Maresciallo dei Carabinieri. Costanza è stata soprannominata in passato dai suoi colleghi “Iron Maiden”, e questo dettaglio la dice lunga su quanto sia stato difficile per lei essere una donna all’interno delle forze dell’ordine, soprattutto avendo un padre che non approva la sua scelta di vita. La figura di Costanza è affascinante (soprattutto per Bruno!) perché infrange i cliché: lei mette in gioco sé stessa per quest’indagine, rischia la propria posizione, disobbedisce agli ordini del Capitano Pietrostefani perché, contro ogni evidenza, lei crede che Bruno abbia ragione, anche se si sente tormentata a causa dell’attrazione che prova per lui, insomma, Costanza sembra essere una reinterpretazione molto originale del motto dei Carabinieri: “Nei secoli fedele”.

 

La narrazione del romanzo è molto veloce ed ha un ritmo costante: quasi tutti  i capitoli finiscono in modo o nell’altro in sospeso, come negli episodi di una serie tv, e quasi tutti dal punto di vista di Bruno che parla in prima persona ed è il narratore. Il romanzo ha un forte andamento filmico, dato anche dal fatto che molti personaggi vengono paragonati ad attori o cantanti: Costanza definita quasi la gemella della cantante Giorgia e, a sua volta, paragona Bruno a Jerry Lewis in Il Nipote Picchiatello (con un certo grado di insoddisfazione del giornalista, che sperava di sentirsi dire che assomiglia a George Clooney), e il criminologo Andrea Soriani, simile ad Orson Wells, compare nella parte finale del romanzo per tracciare il profilo della persona che ha rapito Monica, come il dottor Fred Richmond fa per Norman Bates alla fine di Psycho di A. Hitchcock.

 

Chi legge il romanzo sa che un ruolo di grande importanza spetta all’isoflurano, un gas alogenato usato come anestetico, oggi soprattutto in ambito veterinario. Nella Nota d’Autore, Massimo Polidoro spiega che l’idea di introdurre questa sostanza gli è venuta in conseguenza ad una fitta conversazione con Luigi Garlaschelli, che ha in parte ispirato il personaggio di Gip. Quest’ultimo è ricercatore e professore di chimica presso l’Università di Pavia, socio molto attivo del CICAP dal 1991 e, su YouTube, Professor Alchemist, scienziato Steampunk di origine mitteleuropea che, insieme alla compagna Sky Lady, si dedica a strani esperimenti, basati su veri principi scientifici (http://profalchemist.blogspot.it/).

 

“Scrivere un thriller è qualcosa di molto diverso dai libri che ho scritto finora e se ho deciso di cimentarmi con esso è stato solo dopo anni di preparazione, dopo aver letto centinaia di romanzi simili e dopo averne studiato con cura costruzioni, struttura, ritmi, stili, linguaggi e così via.” (p. 427)

 

Il Passato è una Bestia Feroce è il thriller-debutto di Massimo Polidoro, che da indagatore del mistero diventa creatore di suspense. Scrittore, giornalista, Segretario Nazionale e co-fondatore del CICAP, è stato per anni il primo docente di Metodo Scientifico e Psicologia dell’Insolito all’Università di Milano-Bicocca, ma anche, come si definisce lui stesso sul suo sito (www.massimopolidoro.com) “esploratore dell’insolito”. Ha pubblicato oltre quaranta libri e centinaia di articoli, da 1989 conduce indagini, ricerche e sperimentazioni su fenomeni paranormali e misteri leggendari: Dracula in Romania, la tomba di Robin Hood e il “vero” Sherlock Holmes in Inghilterra, in Scozia il mostro di Loch Ness, etc… Il sesto senso (Piemme, 2000), Grandi misteri della storia (Piemme, 2002), Cronaca nera (Piemme, 2005), Etica criminale (Piemme, 2007), Indagine sulla vita eterna (Mondadori, 2014), sono alcuni dei suoi titoli, insieme ai romanzi per ragazzi che ha cominciato a scrivere a partire dal 2010, come La squadra dell’impossibile (Piemme 2010), che ha vinto il premio al festival “La letteratura ti fa grande” di Calimera, e Il tesoro di Leonardo (Piemme, 2014). E, ancora, Massimo Polidoro è autore, conduttore e consulente televisivo, esperto invitato in centinaia di programmi, creatore del podcast “autobiografico” I misteri di Massimo Polidoro. Inoltre, dalle pagine dei libri alle pagine dei fumetti, Massimo Polidoro è diventato anche Mark Pollard, personaggio raffigurato a fianco di Martin Mystère, nell’albo n. 285: Il Grande Houdini.