IL CAVALLO A DONDOLO E L’INFINITO

Pino Boero

IL CAVALLO A DONDOLO E L’INFINITO. Temi e autori di letteratura per l’infanzia

Novara, Interlinea edizioni, 2014

pp. 136, € 20.00

ISBN 978-88-8212-416-8 

 

Di Sara Gozza

 

Ecco, galoppa il bel cavallo a dondolo,

il bel caval che non conosce ostacoli,

passa foreste e lande squallide,

fiumi ruggenti e torride città.

(M. Moretti, Il cavallo di Giannino, pp. 27-28)

 

Potrebbe apparire paradossale partire da un cavallo a dondolo come tramite per un viaggio, solo la fervida fantasia di un bambino saprebbe immaginare un’avventura in groppa ad un giocattolo di legno. Eppure è ciò che ha tentato di fare Pino Boero, professore di letteratura per l’infanzia e pedagogia all’Università di Genova, il quale, scegliendo questo inusuale mezzo di locomozione, immobile, ha deciso di intraprendere un breve itinerario tra i temi e gli autori della letteratura per l’infanzia.

Secondo Boero, la letteratura ha un potenziale pedagogico a tutto tondo e il grande sbaglio degli scrittori per ragazzi è quello di non valorizzarlo appieno. L’errore che più accomuna classici e moderni è la censura nei confronti del corpo e delle emozioni dei bambini. Le emozioni infantili sono sicuramente molto più curiose, aperte e disponibili, rispetto a quelle complesse e riservate del mondo adulto e per questo vanno valorizzate. Scegliere di non far riferimento alla crescita fisica, e a tutte le paure e turbamenti che comporta, significa non adempiere al compito cardine della letteratura per l’infanzia, ossia di accompagnare il ragazzo verso la maturità. I cambiamenti preoccupano gli adulti tanto quanto i bambini, ed è per questo che il libro deve avere il ruolo di tranquillizzare e rassicurare (ove le agenzie educative non arrivano) contribuendo a dare un nome a ciò che spaventa e a ciò che vive il ragazzo. La letteratura per bambini costituisce una particolare forma di patto ludico prima ancora che educativo perché mette in gioco l’individualità, induce a investigare nella memoria e non fa della corporeità un peso o un lato oscuro.«Non v’è dubbio che gli autori capaci di suscitare grandissime emozioni non rinunciando a quello che per gli altri è un peso» (p.25) dimostrano quanto «la sottrazione di emozioni, l’analfabetismo dei sentimenti, l’ignoranza del corpo -più ancora del sonno della ragione- generino quei mostri con cui il mondo oggi, tragicamente, si trova a fare i conti» (p. 25).

 

La famiglia è sempre stata rappresentata come un nido più o meno confortevole dove trovare tranquillità e protezione ma nella realtà, questo ruolo non è sempre adempiuto. Per questo la quotidianità dei bambini non è sempre serena e idilliaca, anzi, spesso è dolente e difficoltosa. Famiglie distrutte o apparentemente sbagliate creano un «territorio troppo spesso rinchiuso nella solitudine della playstation, nel “silenzio chiassoso” della tv demenziale, nel blabla inconcludente dei social network e meno propenso all’utopia, all’impegno per il cambiamento» (p. ). Su questo la letteratura ha costruito uno dei suoi argomenti preferiti, l’assenza o la crisi dei genitori si trasforma in cliché sui quali costruire le vicende dei protagonisti bambini o adolescenti. La sofferenza dei bambini davanti a situazioni che non capiscono è sicuramente desolante e proprio su questo deve lavorare la letteratura. Ad esempio in famiglie disgregate in cui i genitori sono incapaci di giustificare a se stessi e ai figli la fine di un legame, la letteratura deve diventare testimonianza di una formazione, un paradigma pedagogico, per una scommessa sul futuro delle giovani generazioni. In un contesto così drammatico, trovano una propria ragion d’essere ad esempio le avventure Pippi Calzelunghe: orfana che però sceglie la strada dell’autoeducazione e dell’intraprendenza. Pippi, giocando in termini fantasiosi, accompagna i ragazzi nella ricerca della propria identità allontanando le paure di crescere e motivando la capacità progettuale.

 

Boero è un grande studioso di letteratura italiana Otto e Novecentesca e questo è respirabile nei diversi capitoli del libro. La seconda parte infatti è dedicata allo studio del rapporto tra l’infanzia e i più autorevoli autori italiani, tra i quali Pirandello. La sua fama è sicuramente legata al teatro, ma riferimenti all’infanzia sono presenti in tutte le sue opere. Più precisamente, infanzia e morte diventano nella letteratura pirandelliana un binomio inscindibile. Sembra un paradosso ma non lo è. Il rapporto tra l’infanzia e la morte (per malattia, povertà oppure per la patria in battaglia), ha una lunga tradizione nella letteratura per ragazzi, la si trova ad esempio in Cuore di De Amicis e nel Piccolo Principe di Saint Exupery. Pirandello però arriva a conclusioni diverse e il finale rimane aperto. Mentre nella tradizione, la morte infantile si muove in una dimensione di fato e di un imperscrutabile ordine superiore, in Pirandello le morti sembrano opera di una crudeltà gratuita nei confronti dei bambini. Il mondo adulto non lascia spazio all’infanzia ed è per questo che Pirandello desidera ammonire chiunque ne faccia parte. Il bimbo crede a tutto e a nulla, è pronto a confutare ciò in cui crede ma è disponibile a crederci ancora ingigantendo alcuni particolari che sfuggono all’adulto e trascurandone alcuni che appaiono più grandi. Le morti infantili, spesso inutili e causate dalla freddezza degli adulti,sembrano davvero il rimpianto di un’infanzia non più presente e un invito a meditare sulla propria moralità.

 

Il viaggio di Boero certo non può terminare qua, il cavallo a dondolo viaggia verso l’infinito conquistando nuovi spazi nel nome di una produzione per bambini e ragazzi capace di incidere sulla formazione di adulti sicuramente responsabili, ma questo non basta. Un adulto non deve essere solo un bravo cittadino ma deve essere anche curioso, capace di meravigliarsi, porsi delle domande, ammettere di avere sbagliato e mettere in dubbio le proprie convinzioni. Deve avere uno sguardo critico nei confronti del mondo e questo non lo si impara che da bambini. Per fare in modo che tutto ciò avvenga è necessario educare alla letteratura per l’infanzia, non solo i bambini (loro sono molto più bravi a capirne l’importanza) ma soprattutto i grandi che faticano a considerarla uno strumento realmente valido. L’avventura però non deve avere limiti perché,anche con finalità e modalità diverse, bisogna credere che ci siano sempre ragazzi e bambini pronti a salire in sella al proprio cavallo a dondolo e puntare verso l’infinito, spinti dalla curiosità, dalla voglia di conoscenza e dal desiderio di cambiare il mondo.