INTERVISTA A ERASMO RECAMI — IL CASO MAJORANA

Intervista a Erasmo Recami — Il caso Majorana


a cura di Edoardo D’Elia


Pochi giorni fa, Ettore Majorana è tornato al centro dell’attenzione pubblica perché la procura di Roma, che aveva riaperto il caso della sua scomparsa (1938) in seguito ad alcune fotografie rinvenute negli scorsi anni, ha archiviato l’inchiesta sostenendo che Ettore era vivo in Venezuela tra il ’55 e il ’59, ed era conosciuto come “Sig. Bini”. Ne hanno parlato tutti i mezzi di informazione, radio, televisioni e quotidiani. Ma la la vicenda è spesso riportata in modo approssimativo e troppo facilmente  viene piegata a teorie cospirazioniste o inutilmente cervellotiche. Noi che siamo tanto affezionati alla vicenda Majorana da averci costruito intorno addirittura un cortometraggio (lavoro matto e disperatissimo che potrete vedere l’11 Marzo al Cinema ODEON di Bologna), abbiamo voluto fare il punto con Erasmo Recami, forse il massimo studioso di Ettore Majorana. 

 

Fisico, Docente di Fisica all’Università di Bergamo e storico della Fisica, Recami comincia a interessarsi alla vicenda già nel 1970 e il suo libro, Il Caso Majorana — pubblicato per la prima volta nel 1987 da Mondadori e giunto nel 2011 alla IV edizione (Di Renzo Editore) —, è il riferimento principale per chiunque voglia approfondire seriamente la storia, le vicende e la scomparsa del grande fisico siciliano. Recami ha lavorato a stretto contatto con la famiglia Majorana e ha raccolto i documenti più importanti di Ettore (fotografie, lettere, quaderni di lavoro, testimonianze). Il suo libro è un viaggio suggestivo e documentato nella biografia di uno dei maggiori geni della storia italiana. 


Lo ringraziamo per aver accettato con grande disponibilità di rispondere alle nostre domande in un momento in cui il suo parere, autorevole e preziosissimo, è richiesto da più parti.


1. Qualche giorno fa il caso Majorana è tornato alla ribalta della cronaca: la procura di Roma ha detto che Ettore Majorana era in Venezuela tra il ’55 e il ’59. Lei cosa pensa della sentenza? E qual è, ad oggi, la sua posizione riguardo alla scomparsa di Majorana?


Con tutto il rispetto per il lavoro del RIS dei CC di Roma, e della Procura della Repubblica, devo ricordare che un cuoco, o un sommelier, per valutare un risultato si basano più sulla propria esperienza e il proprio intuito, che non sui dati forniti da analisi chimiche o tecniche. In base alla mia lunga esperienza (nel 1970 ho iniziato a scoprire o raccogliere del Majorana epistolario, documenti, testimonianze, fotografie: praticamente il 90% dei documenti seri esistenti su vita & opere di Ettore Majorana), non credo affatto che il Nostro coincida col “vecchietto” Mr. Bini di Caracas. Ho visto in questi giorni che la mia conclusione è condivisa dai pochi veri esperti...


Se poi l’archiviazione della Procura significasse che il Majorana non è stato a suo tempo ucciso o rapito la situazione diverrebbe ridicola. Ipotesi cervellotiche di quel tipo sono state ventilate solo da chi era totalmente all’oscuro dei dati certi, e dotato invece di fantasie morbose. A quel tempo (1938) i fisici teorici non interessavano a nessuno... Basta poi guardare le ultime lettere lasciate il 25 e 26 marzo del 1938 dal Majorana, per riconoscerle scritte con la maggior calma e personale determinazione possibili: Tali lettere sono state riprodotte in forma anastatica nel mio libro “Il Caso Majorana: Epistolario, Documenti, Testimoninaze” fin dalle sue edizioni del 1987 (Mondadori, Milano) e 1991 (Oscar Mondadori), successivamente riedite negli anni dal 2000 al 2011 dalla Di Renzo Editore di Roma.


Io ricevo ancora, continuamente, notizie a volte eclatanti sul fatto di E. Majorana: ma non ne posso parlare dato che non ho più tempo o modo di verificarle.  I documenti più probanti che ho raccolto negli anni indicavano un rifugio in Argentina: ma pure tale “pista argentina” non è certa. A priori il Majorana, che con la sua sensibilità e genialità [il grande Enrico Fermi lo considerava il maggior fisico teorico del tempo NEL MONDO; e come è noto lo paragonò a Galileo e Newton] poteva forse sentirsi un po’ sprecato a questo mondo, avrebbe potuto scegliere di cercare rifugio tra le braccia della Somma Sapienza. Ma per ora non ci sono conferme sicure neppure della scelta del monastero.     


Comunque credo che la scomparsa di Majorana non fosse legata ai timori di una futura bomba atomica; lui avrebbe potuto contribuire alla causa più da vivo, che da morto o scomparso. Semmai poteva avere in mente possibili applicazioni ancora più rivoluzionarie... Ma scomparve abbandonando non solo il Gruppo di Fermi (quello dei ragazzi di Via Panisperna), ma anche la propria famiglia. E’ probabile che al Majorana costasse troppo fare vivere i propri “pupi pirandelliani” di bravo membro di un Gruppo di ricerca, e più ancora di bravo figlio in una famiglia del Sud Italia con una madre di carattere dominante. E’ possibile quindi che il Majorana abbia abbandonato ogni cosa per le proprie esigenze interne e intime di equilibrio e pace. In una delle sue ultime lettere — erano coperte da copyright a favore di Maria M., sorella di Ettore, e di chi scrive, ma tanti hanno pescato a man bassa dai miei scritti...! — Majorana scrisse: «Ho preso una decisione che era oramai inevitabile.  Non c’è in essa un solo granello di egoismo»...


 

2. Le parole di Marie Curie “En science, nous devons nous intéresser aux choses, non aux personnes” non valgono quando si parla di Majorana. O almeno valgono solo in parte: perché è la sua scomparsa, più del suo lavoro, ad averne decretato il mito. Ma perché il caso Majorana è ancora così interessante a distanza di quasi un secolo? Solo per il fascino che sempre ha un irrisolvibile mistero?


La fama, che Majorana ha avuto in Italia per la sua scomparsa, è infinitamente più giustificata dall’eccelso valore della sua mente di fisico teorico (e matematico); e della sua sensibilità. E all’estero così è. La gente percepisce forse che Ettore Majorana rinunciò a dei premi Nobel dando più valore alla vita: a una vita normale, accessibile a tutti noi.   



3. Enrico Fermi, con il fondamentale aiuto dell’allora Senatore Orso Mario Corbino, creò una scuola di Fisica di massimo livello forse senza precedenti in Italia. Majorana è scomparso e, a causa della guerra, gli altri “ragazzi di via Panisperna” si sono dispersi per il mondo, senza così dare seguito a un ciclo assai promettente. Considerando lo stato della ricerca in ambito fisico in Italia, quanto dobbiamo rammaricarci che Majorana non sia rimasto a formare allievi?


La scuola di fisica italiana fu già la prima del mondo con Galileo. Ma la condanna da parte del Potere di allora (la Chiesa: ora sarebbero forse il Ministero, il CNR, l’INFN...) non causò troppo male a Galileo stesso — condannato alla prigione domiciliare — ma distrusse la scuola galileana; e per secoli la fisica (pensiamo ad es. all’elettromagnetismo) si trasferì al di là delle Alpi. Ci vollero esattamente 300 anni perché la scuola italiana di fisica tornasse all’antico primato: dal 1633 (condanna di galileo) al 1933 (data del primo articolo importante per il mondo di E. Fermi). E ciò per la lungimiranza del siciliano Orso Mario Corbino, che individuò in Fermi, allora 25enne, chi gli avrebbe permesso di attuare il salto di qualità da lui premeditato.


Dei ragazzi di Via Panisperna, Edoardo Amaldi rimase in Italia, ove mantenne accesa la fiammella della nuova scuola di fisica italiana: la quale, fino alle recenti distruzioni operate dagli ultimi, diciamo, cinque governi, non fu seconda a nessuno nel mondo.


Certo, se Majorana avesse potuto contribuire di più alla scuola di fisica teorica le coseguenze sarebbero state inimmaginabili.



4. Qualche anno dopo la scomparsa di Majorana, Fermi e gli altri del progetto Manhattan crearono la bomba atomica. Possiamo escludere che Majorana sia scappato per evitare il dilemma etico legato alla bomba? Tanto più che, come Lei ha detto in più occasioni, se Ettore avesse previsto la bomba, sarebbe forse rimasto proprio per influenzare gli eventi. 


Ho già detto che secondo me la scomparsa di Majorana non fu legata ai timori di una futura bomba atomica; anche se lui ben poteva aver compreso il significato dei famosi esperimenti del 1934 di Fermi et al. nella fontana dei pesci rossi di Via Panisperna (significato, corrispondente alla creazione della prima reazione nucleare a catena!, che dal mondo fu compreso solo agli inizi del 1939)... Lui avrebbe potuto contribuire alla causa più da vivo, che da morto o scomparso. Semmai poteva avere in mente possibili applicazioni ancora più rivoluzionarie... Ma scomparve abbandonando non solo il Gruppo di Fermi, ma anche la propria famiglia.


Leonardo Sciascia, presente Moravia, pranzò in Svizzera agli inizi degli anni settanta con Emilio Segré, il quale si vantò di avere contribuito al Progetto Manhattan (e aveva una piccola parte di ragioni). Ma Sciascia ne fu scandalizzato, e concepì l’idea di scegliere il suo conterraneo Majorana per rappresentare lo scienziato che si ritira, e scompare, di fronte al pericolo che le proprie ricerche vengano usate a fin di male... 



5. Majorana era un grande lettore di classici, era un uomo di profonda cultura e di fine umorismo. Tra i suoi autori preferiti, c’era Pirandello. La difficoltà di Ettore a gestire le relazioni sociali, ad interpretare il ruolo che la società (prima la madre, poi la comunità scientifica) gli imponeva, è tipica di un personaggio pirandelliano, tormentato e confuso dalle sue stesse maschere. Mattia Pascal, prospettando di suicidarsi su un parapetto d’un ponte o su un fiume, diceva: “...e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove”. Può essere che Ettore abbia seguito queste parole di Mattia Pascal così alla lettera?


Fin dal 1970, avvicinandomi alla vicenda Majorana, non potei fare a meno di pensare a Pirandello (amato da Ettore): non solo al Fu Mattia Pascal — in particolare con la citazione da lei ricordata! —, ma anche al Vitangelo Moscarda di Uno, Nessuno, Centomila... Commentai (1972-73) che a volte proprio le scelte più semplici, “banali”, possono risultare in effetti le più recondite... Pirandello, dopo avere messo sulla bocca di Mattia Pascal le parole “in America, o altrove”, nomina proprio l’Argentina... Ma aggiungiamo qui che, nell’altro romanzo, Pirandello descrisse bene il tentativo di Vitangelo Moscarda di ricostruirsi una vita svincolata dai condizionamenti imposti dalla natura e dalle convenzioni sociali, e di affermare la propria autenticità attraverso un atto di libera scelta...  



6. Majorana era un fisico puramente teorico, non faceva esperimenti di nessun genere. Tutto accadeva nella sua testa e senza nemmeno l’aiuto degli strumenti di calcolo (come il regolo che utilizzava Fermi). Inoltre era un assiduo lettore di Schopenauer, filosofo che ragionò molto sul pessimismo, ma che visse una vita agiata e morì vecchio e famoso. Si potrebbe pensare che Ettore avesse le carte in regola per comprendere e accettare il non senso del mondo e ragionarci per tutta la vita senza che ciò comportasse una reazione drastica. E invece decise di scomparire. Si potrebbe dire che scomparire è stato il suo primo e unico — e perfettamente riuscito — esperimento?


Ettore era un fisico teorico puro, ma fin dalle sue prime pubblicazioni mostrò di avere una conoscenza estremamente precisa e meditata dei dati sperimentali... Ogni soluzione di intricati problemi da lui pubblicata, fu in un certo senso anche “un esperimento”, per lo meno concettuale e culturale. Certo la organizzazione della propria scomparsa può essere considerata come un esperimento perfettamente riuscito... Fermi disse che se Ettore M., con la propria intelligenza, aveva voluto organizzare una scomparsa misteriosa, nessuno sarebbe mai più riuscito a risolverne il mistero. 




7. Nell’articolo Sciascia e Majorana. Il problema della responsabilità dello scienziato Lei cita alcune parole di Aurora Bernardini, una letterata che opera a San Paolo del Brasile, la quale, dopo aver subito escluso il luogo comune dello scienziato tanto intelligente quanto incapace sul piano umano, dice: “stando a quanto si sa di Majorana non rimane che credere che in lui la genialità abbia anticipato la scoperta della sua verità [...] Sarebbe molto utile, per l’odierna umanità, il suo legato in proposito. Forse ancora più utile — honni soit... — che il suo legato in quanto fisico”. Lei, che ha studiato Majorana forse più di chiunque altro, quale pensa sia quella “sua verità”?


Ho citato le parole della Letterata di San Paolo del Brasile fin dalle prime edizioni del mio libro. Si riferiva a Ivan Iljic, personaggio di Tolstoj, che scopre quali siano stati i momenti veramente vivi della sua esistenza solo poco prima di morire. E’ ben difficile immaginare quale possa essere stata “la propria verità” scoperta anticipatamente dal Majorana. Lo sarebbe per qualsiasi essere umano; a maggior ragione per una personalità ricca complessa e genialissima quale quella di Majorana.  


Preferisco terminare con un ricordo di Maria Majorana, meravigliosa e compianta sorella di Ettore. In un suo intervento pubblico più unico che raro, del fratello ebbe a dire: «Era schivo e timido, di spirito arguto; con un vivo senso dell'umorismo, e una enorme sensibilità umana... Io ero la sua sorellina più piccola, e mi voleva molto bene. Era così gentile che mi faceva anche i compiti di matematica... Ho molti ricordi d'infanzia. D'autunno andavamo in villeggiatura sull'Etna. Nelle notti senza luna Ettore mi indicava il cielo, le stelle, i pianeti: ogni volta era una piccola lezione di astronomia. Le sue parole mi tornano alla mente ancora oggi, quando alzo lo sguardo verso il cielo stellato... Mi piace ricordarlo così, mentre mi invita a guardare il cielo e mi insegna a chiamare per nome le stelle».