DAL CIELO ALLA TERRA

Graziano Ferrari (a cura di) 

DAL CIELO ALLA TERRA. Meteorologia e sismologia dell'Ottocento a oggi

Bologna: Bononia University Press, 2014 

pp. 383, illustrato, € 70

ISBN 978-88-7395-816-1


di Marco Ciardi


Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, dal 17 gennaio al 31 maggio 2013 si è tenuta a Firenze, nella Galleria delle Carrozze del Palazzo Medici Riccardi, la mostra Dal Cielo alla Terra, meteorologia e sismologia a Firenze dall'Ottocento a oggi. La mostra, sotto il coordinamento scientifico di Graziano Ferrari e Gianfranco Vannucci dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha presentato 140 strumenti provenienti da 12 sedi italiane ed europee e ha rappresentato un evento unico nel panorama internazionale per qualità, varietà e ampiezza dell'arco cronologico degli strumenti esposti, molti dei quali pezzi unici o prototipi. L'iniziativa è stata resa possibile dalla collaborazione fra l'INGV, la Provincia di Firenze, l'Osservatorio Ximeniano di Firenze, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il CMA del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Ora, per i tipi della Bononia University Press, vede la luce il bellissimo catalogo (riccamente illustrato) della mostra, che va ben oltre la dimensione locale per abbracciare non solo il contesto nazionale ma anche quello internazionale, arricchito da una serie di saggi realizzati da alcuni dei massimi specialisti, anche sotto il profilo storico, della materia: Mara Miniati, che ha scritto la prefazione al volume, Stefano Casati (Sei e Settecento: i secoli della nascita della meteorologia scientifica), Emilio Borchi e Renzo Macii (Cenni di storia della meteorologia dei secoli XIX e XX), Paolo Brenni (Cenni sui costruttori di strumenti meteorologici). Seguono una serie di fondamentali e dettagliatissime schede dedicate all'esame degli strumenti della meteorologia e della sismologia, da un capitolo dedicato all'osservazione strumentale dei terremoti dal XVIII al XX secolo, da un indispensabile e utilissimo apparato bibliografico e da numerose schede biografiche degli scienziati coinvolti negli studi di meteorologia e di sismologia nel corso dei secoli. 


Come si osserva giustamente nella presentazione del catalogo nella seconda di copertina, “l'Italia vanta una delle più antiche tradizioni al mondo di osservazione scientifica meteorologica e sismologica. A metà del XVII secolo, nacque, infatti, a Firenze la prima rete meteorologica, comprendente stazioni di riferimento italiane e straniere. Sempre in Italia, già dagli anni Trenta del XVIII secolo, iniziarono i primi concreti tentativi di registrare i terremoti, prima con semplici sismoscopi, poi nell'Ottocento e Novecento con strumenti sempre più sofisticati”.


Come ho già scritto in altre occasioni, la meteorologia e la geologia dovrebbero essere oggetto di conoscenza comune, sia per l’opinione pubblica che per gli specialisti delle altre discipline. Soprattutto nel nostro paese, che è ad elevatissimo rischio sismico (uno dei più alti del mondo) e la cui conformazione idrogeologica dovrebbe indurre a prestare un'attenzione primaria all'evoluzione e ai cambiamenti dei fenomeni atmosferici e climatici. E ad agire di conseguenza, sia sotto il profilo della formazione (a partire da quella scolastica), sia nell'ambito delle decisioni politiche. Purtroppo, però, questo finora non è mai avvenuto, né sembra esserci all'orizzonte una significativa inversione di tendenza, al di là dei proclami in tal senso, più o meno ricorrenti. Presto, quindi, ci troveremo a commentare l'ennesima alluvione o il prossimo terremoto distruttivo come se fosse la prima volta che si verificano, tra un misto di rassegnazione e stupore. I motivi di tutto ciò sono ben noti: l’incapacità di riconoscere alla scienza un valore culturale e conoscitivo, decisivo nella formazione dei singoli cittadini e dell’opinione pubblica più in generale. Una incapacità che rappresenta uno dei tratti distintivi della nostra storia dopo l’Unità, e che si manifesta nelle scelte e politiche di tutti i giorni relative alla salvaguardia del territorio, alle politiche edilizie, alla progettazione urbanistica delle città, alle azioni legislative e giudiziarie relative all'abusivismo, alla corruzione e alla scadente qualità di costruzioni degli edifici. Un paese dove spesso vengono ignorate le più elementari norme in materia di sicurezza, a partire dalle scuole, non è un paese civile. 


Nel libro La distruzione della natura in Italia (Torino, Einaudi, 1975), Antonio Cederna, «si scagliava contro il paese delle eterne emergenze, delle calamità “naturali” solo per ipocrita convenzione, capace di scoprire l’urbanistica dopo il crollo di Agrigento e la geologia dopo l’alluvione di Firenze. In quelle pagine rimproverava ai padri costituenti il disinteresse al problema della conservazione della natura e tornava a denunciare la privatizzazione sistematica del suolo nazionale in nome della rendita parassitaria e il rifiuto delle politiche di piano in ogni settore» (Maria Pia Guermandi, Cederna, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, 2013). 


Dopo quarant'anni niente è cambiato, anzi. La lettura di questo volume può essere una buona occasione per iniziare a recuperare il terreno perduto.