CATERINA CERTEZZA

Patrick Modiano, Jean-Jacques Sempé

CATERINA CERTEZZA

Roma, Donzelli, 2014

pp. 91, € 14,00

ISBN 9788868430351

 

di Paulo Fernando Lévano


«o i petti tutti acciò ferire impetri / ed agli strali suoi cor non s'invole / vie più scaltra d'Amor, benda ha di vetri» (Giuseppe Artale, Donna con gli occhiali, 1679)*


Nello scontro finale di Batman (1989) di Tim Burton, possiamo apprezzare un primo momento in cui l’uomo-pipistrello dà tanti di quei pugni al suo arci nemico, Joker (interpretato genialmente da Jack Nicholson), da far sembrare che tutto sia finito per lo squilibrato criminale dai capelli verdi e dal ghigno permanente; tentando di scampare alla forza fisica del supereroe, Joker tira fuori dalla manica un paio di occhiali e se li infila rivolgendosi al suo aggressore: «non picchierai uno con gli occhiali, vero?» ma il pugno gli arriva lo stesso. La seconda parte dello scontro finale la ometto affinché i lettori che non abbiano visto il film possano rimediare.

Intanto, concentriamoci sugli occhiali: non bisogna picchiare le persone con gli occhiali. Lavorare in una scuola rende molto concreto il rischio che questa regula aurea venga trasgredita, i bambini bisticciano, si chiamano con nomignoli terribili e si mettono le mani addosso per farsi del male. Si potrebbe pensare che, essendo bambini, questi gesti siano soltanto manifestazioni del loro essere giovani e pieni di energia, ma scevri di buon senso; quindi bisogna ripeterglielo spesso, che i bambini con gli occhiali sono più fragili e partono in svantaggio. A volte, ai bambini si suole spiegare le cose in termini di utilità: i quattrocchi si fanno male subito, si finisce sempre dal preside. Ma ci sono sempre quei marmocchi svegli, che imparano a pensare alle conseguenze delle proprie azioni e capiscono che tutte le avvertenze che fanno gli adulti hanno come scopo evitare di coprire con schegge di vetro la faccia del malcapitato quattrocchi compagno di classe. Oltre a risparmiarsi lo scandalo delle autorità e qualche giorno di sospensione, alcuni bambini capiscono che il risparmio che più paga è quello dei gesti violenti (certo, tutto questo a scuola, dopo si torna a casa dai genitori con la TV accesa e tutto quello che ciò implica, ma cerchiamo di restare nel tema).


Così come si può smettere di essere bambini ma non si può mai smettere di imparare, ecco un segreto che mi è stato svelato da poco: «ogni volta che ti leverai gli occhiali, gli altri troveranno nel tuo sguardo qualcosa di dolcemente appannato… E’ quello che si chiama fascino» (p. 40). Ho imparato in che cosa consiste di preciso questo fascino, guardando negli occhi di una ragazza con gli occhiali; di primo acchito, ho visto il mio riflesso sui suoi vetri e l’immagine era quella tipica di un ragazzo interessato alla ragazza che si trova davanti, alla ricerca di uno sguardo che corrisponda alle proprie intenzioni. “Ah, quanto sarebbe bello levare quegli occhiali e levare di mezzo il mio riflesso fastidioso”. Ma ecco che la ragazza in questione si leva gli occhiali, senza spontaneità, senza fare spavaldo, con molta cura di non toccare i vetri con le dita né incastrare i capelli con la cerniera della montatura. Quello che ho visto è stato veramente perturbante, ma nel senso buono.

Avete presente Giuseppe Penone? Più specificamente, Rovesciare gli occhi? “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” e “non si picchiano le persone con gli occhiali” sono pressappoco la stessa cosa, due luoghi comuni. Ma i luoghi comuni, ben diversamente dal venire assunti alla categoria di prescribenda, vanno testati, esperimentati. Guardare le lenti speculari di Penone e contemporaneamente pensare che gli occhi siano lo specchio dell’anima (detto in parole semplici, quando dico “anima” intendo propriocezione) porta a una conclusione meravigliosamente banale: quando una persona mi vede, è come se io (meglio, un “io”) mi verificassi (meglio, “come se un io si verificasse”) dentro a quella persona. Rovesciando gli occhi, Penone vuole ripensare in modo provocativo le operazione di guardarsi allo specchio e di guardare gli altri negli occhi. Guardare gli altri è guardarsi negli altri, guardarsi allo specchio è guardare un qualcos’altro. Allo stesso modo, parlare agli altri è sentire la propria voce negli altri, mentre parlarsi allo specchio è in realtà rivolgersi a un altro. I luoghi comuni non sono condivisibili per un qualche tratto comune che soggiaccia ad ogni situazione alla quale si applichi, ma per il senso di appartenenza che collega ogni nostra esperienza individuale all’esperienza umana tout court. Gli occhi di questa ragazza con gli occhiali, una volta tolti, mi sembravano rovesciati, e lì ho capito la differenza fra il suo vedermi con gli occhiali e il suo guardarmi negli occhi.


Gli occhiali erano via, infatti, ma il mio riflesso non è scomparso. Mi sono riflesso di nuovo, ma questa volta la mia immagine era reale (nel senso di immagine reale allo specchio concavo), morbida e soffice, come il mondo che la quattrocchi effettivamente vedeva senza occhiali. Sono stato guardato per la prima volta ben due volte, alla prima mi sono imposto nel suo campo visivo, alla seconda sono stato invitato nel mondo che solo lei può scegliere di attivare. Ecco che finalmente capivo perché non si picchiano le persone con gli occhiali: i pugni che arrivano, arrivano due volte; la visione che frantumo, la frantumo due volte. Se picchio una persona con gli occhiali, picchio un’anima due volte. Sarei un bastardo, per ben due volte, e scemo una volta per precludermi con un gesto violento la meravigliosa scoperta del fascino di una persona senza occhiali.


Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura di quest’anno che ormai volge al termine, esplora il terreno dei racconti per bambini, sostituendo ai suoi narratori adulti la piccola ballerina con gli occhiali, che però ci parla da adulta, quasi come se ricordare fosse vivere ancora un’altra volta. Sui narratori di Modiano, Akane Kawakami ci riferisce: «il testo che crea l’identità [del narratore] allo stesso tempo indebolisce la presenza di questa identità, richiamando la nostra attenzione agli aspetti fisici del testo responsabile dell’illusione» (A self-conscious art. Patrick Modiano’s postmodern fictions, 2000; p. 23). Gli aspetti fisici che danno concretezza a questa retrospettiva sono dati dai colori del leggendario Sempé, che fanno di questo libro un’ottima scelta come regalo natalizio per i più piccoli. Quale migliore gioco se non quello che insegna a trovare il fascino nell’esercizio della memoria?


*Per Paola Colonna-Preti,  che non ha bisogno ormai degli occhiali per guardarci.