I BENI CULTURALI

Carlo Tosco

I BENI CULTURALI. Storia, tutela, valorizzazione

Bologna, Il Mulino, 2014

pp. 192,  17,50

ISBN 9788815251787

 

di Paulo Fernando Lévano


Man mano che si cresce, la vicinanza del Natale aumenta in noi una certezza a discapito di un’altra: ogni anno, la certezza che sia Babbo Natale a mettere i regali sotto l’albero si dilegua, e si afferma la presenza di un altro grande convitato al mese di dicembre: il cine-panettone. Anteprima onnipresente degli scenari natalizi in ogni città, nulla come il cine-panettone ci rende sicuri che questo è il momento dell’anno in cui la grande industria cinematografica e televisiva pensa ad ognuno di noi. Infatti, ad ogni persona corrisponde un esemplare di cine-panettone: per quanto riguarda me, dovrei dire L’amore davvero (2003) di Richard Curtis, specialmente per un indimenticabile Bill Nighy nei panni di una rockstar ultracinquantenne alla ricerca delle preziose preferenze dei radioascoltatori la sera di Natale. Insomma, niente come un bel finale felice per tutti come criterio selettivo per trovare il film giusto da guardarsi in abbinamento all’ambiente festivo generalizzato. Per quest’anno invece, ho deciso di andare a vedere la première di Giulio, ho perso i beni culturali, regia di Carlo Tosco. La scelta del remake del vecchio classico Mamma, ho perso l’aereo (1990) di Chris Columbus è innanzitutto un omaggio a quella che sembra essere la cifra caratteristica del cine-panettone, cioè il costante riproporre le stesse storie con gli stessi attori e le stesse dinamiche fra i personaggi. Ma non soffermiamoci su questi tecnicismi, via all’allerta di spoiler!

Un bambino dal nome non specificato incarna il ruolo di “Kevin il Ricercatore”, come riecheggiando il personaggio originale interpretato da un giovanissimo Macaulay Culkin. La famiglia di Kevin il Ricercatore, incarnata dalle stelle più brillanti del cielo cine-panettonesco, è partita in blocco alla volta di Sondrio per partecipare alla Festa Natalizia di Giulio, uno degli eventi più attesi in assoluto da tutti gli italiani: impressionanti riprese da un elicottero che sorvola le autostrade che per chilometri e chilometri si vedono riempite da macchine con tutti i sedili occupati; un evento, insomma, per il quale non c’è un pretesto accettabile per non assistere, qualora una famiglia se lo possa permettere, a livello di solvenza economica. I genitori di Kevin il Ricercatore (interpretati da Enzo Salvi e Stefania Sandrelli) si accorgono, nel mezzo di questo lungo viaggio in autostrada, di essere partiti senza Kevin, per via della fretta con cui sono usciti di casa, cercando di battere il traffico. Ma siccome nessun film può mancare di antagonisti, tre oscuri personaggi fanno la loro comparsa nella storia: “Patrick”, “Moby” e “Scip lo Scippatore”. Questo trio è arrivato nel tranquillo paesetto di Kevin facendo pubblicità per la Festa di Giulio; per ogni invito che consegnavano, ottenevano una conferma o un rifiuto, riuscendo così a farsi un calcolo di quali case sarebbero rimaste vuote e quali no. Il piano di Patrick, Moby e Scip è quello di aspettare la partenza degli abitanti del paese, in modo da svaligiare i loro domicili mentre non c’è nessuno. E come nell’originale del 1990, è proprio la casa di Kevin il Ricercatore che fa venire l’acquolina in bocca ai tre ladri: una grande casa con una bellissima decorazione natalizia, un luminoso contenitore pieno di altri tesori nascosti, tutto da svuotare!


Tornando sull’autostrada che porta a Sondrio, i coniugi cine-panettone sono visibilmente disperati: la fila di macchine va avanti a passi di tartaruga, e tornare indietro non sembra possibile giacché tutte le corsie si trovano occupate; poche macchine passano per l’unica corsia percorribile in senso opposto, ancor meno macchine hanno almeno la cortesia di rallentare per ascoltare le suppliche di autostop della Sandrelli ma tutte, senza eccezione, accelerano e vanno via subito dopo. In macchina, a papà non va meglio, con i bambini impazienti nel sedile posteriore e la preoccupazione di avere la moglie lontana e indifesa in mezzo alle macchine. Magari si potrebbe parlare di un rimborso? Con ogni probabilità non faranno in tempo a tornare per Kevin e avviarsi subito dopo verso Sondrio, allora tanto vale recuperare quei soldi e aspettare l’edizione del prossimo anno. Purtroppo Giulio, finalmente contattato al telefono, non condivide le preoccupazioni degli sfortunati genitori e, dopo aver scartato la possibilità di un rimborso (“Rimborsi? Ciccio, non è che c’è tanto da lamentarsi, quei biglietti d’ingresso sono stati un affare nel mercato OTC!”), rassicura i coniugi: “Ma qual è il problema? Non avete una piccola biblioteca a casa? Se Kevin è sveglio, troverà qualcosa per farsi uno spuntino, magari si fa un panino con la Divina Commedia! Vogliate tranquillizzarvi signori, se avrà bisogno di qualcuno si recherà da qualche adulto. Ormai non c’è assolutamente necessità di separarvi, ma vi assicuro che non farò finire la festa prima che voi vi ricongiungiate”.


Ecco che una macchina si ferma: una famiglia di stranieri in viaggio di turismo si ferma davanti allo spettacolo pietoso di una madre consumata dai sensi di colpa; essi stanno percorrendo ogni paese, visitando ogni chiesa e partecipando ad ogni sagra, alla ricerca della vacanza “culturale” più completa mai fatta da famiglia alcuna di turisti. Non sarà un problema per loro cambiare il tragitto e continuare la loro missione nella direzione del paese della famiglia in crisi. Dopo gli emotivi ringraziamenti del caso e fatte le rispettive conoscenze dei viaggianti, la madre sale alla volta di Kevin, temporeggiando in ogni fermata di rigore, in ogni paese, in ogni museo, in ogni parco nazionale. Intanto, a casa Kevin il Ricercatore ripete le scene di ormai un quarto di secolo fa, quelle di Macaulay Culkin in libertà nella residenza dei McAllister, saltando sui letti, mangiando patatine fritte e frullato alla vaniglia, guardando TV fino a tardi, disponendo liberamente delle proprie paghette; passare più tempo in solitudine con la propria casa ha aiutato Kevin a capire come funziona una casa senza perdere la magia, senza i rumori del viavai delle macchine nel garage, delle sveglie, delle ramanzine, delle apprensioni che si suole dimostrare nei confronti del più piccolo della casa: i mostri in cantina non smettono di esistere, è Kevin a non provare più paura ad andare a cercare proprio negli angoli più bui della casa. Certo, avventurarsi fuori dalla casa comporta ancora dei pericoli, come trovarsi con il vecchio Salvatore Settis, guardato a distanza dagli adulti, temuto da bambini e giovani. La vera minaccia esterna però è un’altra: non funzionano più le tattiche volte a fuorviare l’attenzione dei ladri e fargli credere che la sua famiglia non lo ha lasciato indietro; Patrick, Moby e Scip lo Scippatore sono al corrente della solitudine natalizia di Kevin e non aspetteranno un’altra notte per sferrare il colpo. Ora, a questo punto del film Kevin è consapevole della congiura ma anche di essere “l’uomo della casa”, e deve difenderla. 


Prima della sequenza più ricordata di Mamma, ho perso l’aereo, ovvero quella in cui due ladri incompetenti inciampano di continuo nelle trappole messe su da un bambino di otto anni, il personaggio interpretato dal giovane Culkin è mostrato in una specie di itinerario espiatorio, in cui si rivolge prima a un improbabile Babbo Natale e dopo a Gesù Cristo in chiesa. Lì, fa conoscenza del Vecchio Marley, in una scena che vuole pareggiare la solitudine del bambino solo a Natale con la solitudine della vecchiaia giunta con antichi rancori e liti irrisolte. Il nostro Kevin il Ricercatore invece cerca istintivamente rifugio nelle vicine rovine dell’antica Via Flaminia, un posto dove da piccolo andava a cercare sollazzo nelle sue ore di gioco. Per coincidenza, il vecchio Salvatore Settis si reca negli stessi paraggi per camminare, ed eccoli insieme la sera di Natale. “Non temere, piccolo, non sono matto” dice il vecchio Settis. “La gente iniziò a guardarmi storto quando iniziai a dire che la Festa di Giulio in fondo non valeva la pena, che tutto questo ambiente festivo è da ripensare”. Il piccolo Kevin il Ricercatore ascoltava attentamente, mentre il vecchio continuava: “il problema è che nessuno pensa alla contraddizione di fondo, cioè che non si può avere lo Stato che tutela da una parte e le Regioni che valorizzano dall’altra. I beni culturali devono essere l’obiettivo unitario di un programma centralizzato di tutela attiva”. Ecco che Kevin capisce finalmente chi sono i tre soggetti che hanno messo sotto sorveglianza casa sua: valorizzatori avidi che non vogliono aspettare il ritorno di quelli che tutelano, cioè dei suoi genitori. Ma uno che tutela è rimasto indietro e, per quanto piccolo, farà del suo meglio per bloccare i valorizzatori traviati. “Questo fu uno degli ultimi posti percorsi da un altro vecchio, Federico Zeri, che non è più con noi. L’età non gli impedì di venire con Nino Crescenti a girare un documentario sui danni lasciati dal terremoto del ’97 in questa zona. Io torno da queste parti a Natale per pensare a lui e alla sua più grande lezione: lo sdegno, lo sdegno incondizionato nei confronti di questa situazione contraddittoria. Figlio mio, sdegnati che ti vogliono svaligiare la casa!” concluse il vecchio Settis, e proseguì la sua strada. Forte di questa lezione, Kevin assembla un sistema di trappole che simula le pene del contrappasso dantesco e riesce a cacciare via i ladri dal quartiere, neutralizzandoli e consegnandoli alle forze dell’ordine.


Intanto, il furgone dei turisti deve andare sempre più veloce per visitare tutte le chiese che si trovano sulla strada; la madre di Kevin, attorniata da memorabilia di posti di cui altrimenti non avrebbe mai sentito parlare, diventa progressivamente impaziente, ma per tutta risposta ottiene dall’autista una pestata sempre più forte sull’acceleratore, quindi un furgone che va sempre più veloce. Per peggiorare la situazione, sulla strada c’è la Toscana, che comporta un aumento esponenziale della velocità della carovana turistica, la quale inizia ad approssimarsi a c, cioè a non molto meno di trecento mila chilometri al secondo. Vedendo che i movimenti delle sue mani diventano sempre più lenti fino a diventare immobili, il personaggio della Sandrelli inizia a provare il pentimento di non aver contato bene, il rimorso per aver accettato di partecipare ad un piano così assurdo per risolvere un problema così serio, la vergogna di non essersi fermata a contemplare il catalogo della casa con dentro un item vivo, forse il più prezioso dono nella vita: il bambino, ovvero il futuro. Che ne sarà mai di lui, lasciato alle proprie (ma non necessariamente esili) forze per combattere le minacce del mondo reale? Forse alcune lacrime, le prime, riescono a uscire dai suoi occhi, sempre più lentamente, poco rappresentative della velocissima vertigine di tristezza che viaggia dentro di lei. In quella che è forse la scena meglio riuscita del film, la madre vede la sua mano restare immobile e diventare progressivamente rossa, poi bordeaux, sempre più oscura fino a scomparire. Il furgone ormai è troppo veloce, il passato è rimasto irrecuperabilmente indietro.


E il finale felice? Bene, visto che ora il furgone dove la madre ha superato c, il tempo nel posto dove più è attesa da qualcuno si è bloccato, la casa resterà per sempre salvata da Kevin il Ricercatore in attesa del ritorno della tutela attiva. Patrick, Moby e Scip lo Scippatore resteranno per sempre catturati e individuati, e i due anni che passeranno prima della seconda parte di Giulio, ho perso i beni culturali alla fine non passano più: nessuno tornerà per vendicarsi di Kevin, nessuna donna dei piccioni sarà necessaria per dare ancora una volta senso a una situazione che di per sé è contraddittoria. E comunque la Festa Natalizia di Giulio durerà per sempre.


Il libro di Carlo Tosco, da aggiungersi ad altri come Il castello, la casa, la chiesa. Architettura e società nel Medioevo (2003), Il paesaggio come storia (2007) e Petrarca. Paesaggi, città, architetture (2012), è una lettura che renderà più agevole la visione di questo film nei prossimi giorni di festa. In essa, gli intellettuali vengono chiamati a fare come il piccolo Kevin il Ricercatore, cioè a fare da sentinelle del patrimonio culturale. In questo senso, due possibili letture della conclusione possono permettere di chiudere questa mirabolante rassegna cinematografica: innanzitutto, quest’attività di sentinelle non può contare sulle stesse probabilità di un bambino di fronte a tre ladri, senza l’aiuto della magia del cinema; in seconda istanza, non si può assumere che i valorizzatori non torneranno, ed è probabile che per raggiungerci debbano anche essi andare sempre più veloce, con la paradossale conseguenza che sempre più beni culturali andranno a disperdersi nell’irrecuperabile passato. Infatti, quanto tempo ancora può un bambino eludere il pericolo prima di trovare finalmente la madre? Buone Feste, e tenetevi il resto, luridi bastardi!