GODZILLA. Il Deus ex machina dell'era atomica    

di Carlo Somigli

ill. di Alessandro Spedicato

 

L'uscita del nuovo Godzilla coincide con il sessantesimo anniversario del primo film dedicato al kaiju (letteralmente strana bestia, mostro) creato dal cineasta giapponese Ishiro Honda nel 1954. Gojira, questo il titolo originale, diede inizio a una delle saghe più lunghe e prolifiche della storia del cinema, che conta trenta film ufficiali e diverse incursioni in altri campi dell'intrattenimento come videogiochi, serie animate e fumetti (negli anni '70 la Marvel Comics gli dedicò una testata facendolo scontrare con gli Avengers, i Fantastici 4 e altri supereroi). Nel corso degli anni la figura di Godzilla si è evoluta, assumendo nuovi significati e rappresentando in metafora i diversi aspetti dell'era atomica che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo e che perdura ancora oggi. 

Prima di applicare a questo argomento interpretazioni che possono derivare dal pensiero occidentale occorre ricordare che Godzilla è un prodotto nipponico, e come tale va messo in relazione con le particolari istanze filosofiche della cultura da cui proviene. L'archetipo più immediato che si può associare a Godzilla è quello della minaccia che arriva dal mare, elemento fondante della tradizione giapponese, in relazione ai frequenti maremoti che si abbattono sulle coste dell'arcipelago. In tale fenomeno naturale è da ricercarsi la causa che portò all'usanza di costruire le abitazioni con materiali semplici e facilmente ricostruibili.

 

Un altro elemento che sta alla base della creazione di Godzilla e delle metafore che rappresenta è la filosofia shintoista giapponese che, abbracciando il concetto di immanenza del divino, considera ogni creatura ed elemento naturale come espressione dello Spirito. Seguendo questa interpretazione, in Godzilla e negli altri kaiju protagonisti dei kaiju ega (film di mostri) potrebbero identificarsi gli eredi moderni dei kami e degli oni, gli dèi e i demoni della tradizione giapponese. Analogamente, il mezzo cinematografico sarebbe la nuova forma di espressione che ha preso il posto dei racconti e dei disegni, veicolo originale della mitologia nipponica. 

illustrazione di Alessandro Spedicato
illustrazione di Alessandro Spedicato

Ora, rapportando queste basi culturali orientali a schemi narrativi occidentali, Godzilla si potrebbe interpretare come l'incarnazione di una natura intesa come entità divina, e non si discosterebbe molto dal concetto classico di Deus ex machina, utilizzato in narrativa (originariamente nella tragedia greca) come elemento risolutore che ristabilisce l'ordine dal caos. Ripercorrendo la storia di Godzilla si possono fare delle considerazioni sul suo ruolo all'interno della trama e sul significato delle opere che lo hanno visto protagonista.


Convenzionalmente i film della saga sono distinti in tre epoche, corrispondenti ai periodi in cui è suddivisa la recente storia giapponese: l'era Showa, “periodo di pace illuminata” sotto il regno dell'Imperatore Hirohito (1926-1989), l'era Heisei “pace ovunque”, l'attuale epoca del Giappone, e l'era Millennium, che prende il nome dal film del 1999 Gojira Millennium.

 

Ciascuna delle tre epoche cinematografiche mostra delle caratteristiche peculiari che rappresentano in via più o meno metaforica la storia e la società di ognuno di quei periodi. Il film del 1954 è una palese denuncia degli orrori causati dall'uso della bomba atomica nel secondo conflitto mondiale, di cui il Giappone fu vittima a seguito dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ad opera degli Stati Uniti. Gojira incarna la devastazione prodotta dall'energia nucleare e in una delle scene più forti si vede Tokyo immersa in un oceano di fiamme con il mostro che si aggira lentamente sullo sfondo. Subito dopo segue una lunga scena in cui vengono mostrate le innumerevoli vittime insieme ai feriti mentre un coro di bambini, simbolo dell'innocenza, intona una lenta e struggente melodia e una voce fuori campo dichiara: «“O Pace, o Luce, ritornate”, la preghiera per la pace risuona per tutto il paese oggi. Ascoltate queste giovani voci mentre mettono la forza delle loro vite nel loro canto».

 

L'unica cosa che può fermare Godzilla, un'arma nucleare vivente, è un'arma ancora più letale: l'oxygen destroyer ideato dal professor Serizawa, che però ha giurato di non rivelare al mondo la sua scoperta per evitare che cada in mani sbagliate e che venga usata per fini bellici. Il messaggio che si vuole trasmettere è evidente, la volontà di evitare di combattere la violenza con la violenza è ben esplicitata nella tormentata figura di Serizawa, che alla fine decide di usare personalmente l'arma e, percependo la responsabilità di cui è investito, si sacrifica per riuscire a uccidere il mostro.

 

Il film è stato distribuito l'anno successivo negli Stati Uniti dopo essere stato pesantemente rimaneggiato con un nuovo montaggio e con la creazione di scene girate ad hoc dal regista Terry Morse per includere il personaggio del reporter interpretato da Raymond Burr. Questa operazione, volta a rendere il film più appetibile al pubblico americano, poco incline ad apprezzare un film con protagonisti esclusivamente nipponici, ha reso il film meno cupo, ne ha sconvolto il ritmo e la trama, e ne ha di fatto snaturato il senso e il messaggio. Nonostante Godzilla-The King of Monsters abbia riscosso un notevole successo negli Stati Uniti, fino al 1998 non sono stati girati altri film americani sul “Re dei kaiju”, ma in Giappone il personaggio è stato protagonista di una serie di film a cadenza quasi annuale, diventando un fenomeno di costume.

 

I film dell'era Showa (il gruppo più numeroso, comprendente l'originale e 14 seguiti) coprono un lasso di tempo di circa vent'anni, alternando alla regia Ishiro Honda e Jun Fukuda. Abbandonando gradualmente le drammatiche atmosfere del primo Gojira, i successivi capitoli della saga subirono un alleggerimento dei toni, trasformando Godzilla da minaccia incontrollabile a difensore della Terra. Ogni film presentava dunque un nuovo nemico (spesso proveniente dallo spazio) che puntualmente veniva respinto dal mostro. Si può leggere in questa virata di significato assunta da Godzilla la fiducia riposta nel nucleare da parte del Giappone tra gli anni '60 e '70, fiducia che portò il paese a costruire numerose centrali e a stanziare ingenti fondi per la ricerca. Da forza distruttrice l'energia atomica diventava alleata dell'umanità. Passando per film sempre più infantili (che conservavano un messaggio di fondo educativo) si arrivò alla decisione di effettuare un reboot della saga a 30 anni dall'originale.

 

Nel 1984, in piena guerra fredda, un nuovo Godzilla fece la sua comparsa al cinema. Tramite effetti speciali all'avanguardia, specialmente se confrontati con i costumi di gomma utilizzati nei precedenti film, al mostro venne restituita l'aura di malvagità e terrore che aveva in origine. Per la prima volta vennero presentate le implicazioni dell'arrivo di Godzilla sui rapporti tra il Giappone e gli altri paesi, specialmente gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. È evidente che il cambiamento di stile riflette le angosce tipiche degli anni '80 per un paventato conflitto nucleare globale, in cui l'energia atomica tornava ad essere vista come una minaccia. I film dell'era Heisei, pur ristabilendo gradualmente il ruolo di Godzilla come protettore della Terra, rimangono permeati da un tono serio e critico nei confronti dell'utilizzo dissennato del potere. Alla fine di questo secondo ciclo di film nipponici si cominciò a pensare alla realizzazione di un blockbuster americano su Godzilla, che si concretizzò nel film di Dean Devlin e Roland Emmerich del 1998.

 

Il mostro di Emmerich è stato fortemente criticato dagli appassionati della saga per via delle sostanziali differenze dal kaiju originale. Il Godzilla americano ha sempre origini nucleari, ma a differenza della controparte giapponese non è un leggendario dinosauro atomico, bensì una normale iguana marina cresciuta a dismisura per esposizione alle radiazioni. Altre differenze riguardano le abitudini comportamentali di Godzilla, descritto come un animale in cerca di cibo e territorio. In questo unicum della saga si può vedere riflessa la particolare coscienza collettiva ecologista degli anni '90. La vittima delle radiazioni nucleari non è più l'umanità, ma lo stesso Godzilla, un sottoprodotto delle attività atomiche dell'uomo, dannose per la natura. La causa scatenante del suo risveglio (qui della sua mutazione) non è più il lancio della bomba atomica in guerra, ma i test nucleari compiuti dai francesi nell'arcipelago Polinesiano.

 

Nonostante la guerra fredda fosse finita e negli anni '90 si vivesse in un clima di relativa distensione, la paura dell'uomo verso l'incontrollabilità della scienza era ancora viva e si manifestava nei movimenti ambientalisti che caratterizzarono quel periodo. Dopo l'esperimento americano la Toho Productions (detentrice dei diritti di Godzilla) realizzò i film dell'era Millennium fino al 2004, anno in cui, con Godzilla Final Wars, si concluse la saga a cinquant'anni dal suo inizio. Ora, il film uscito nelle sale quest'anno non è un sequel, ma neanche un reboot, si tratta di una differente interpretazione del personaggio e dei temi che gravitano intorno ad esso.

Se il film originale mostra il punto di vista nipponico e quello del 1998 rispecchia il sentimento americano, questo nuovo film si potrebbe definire la versione “europea” di Godzilla, riscontrabile in più di una critica all'atteggiamento statunitense a proposito della guerra e della sicurezza nazionale. Il regista, il britannico Gareth Edwards, ha reso un' inedita visione delle caratteristiche principali della saga, attualizzandole agli eventi recenti; l'intro del film mostra un incidente a una centrale nucleare causato apparentemente da un terremoto, ed è impossibile non collegare questa scena al disastro di Fukushima del 2011. In realtà, quella che sembrava attività sismica era il risultato del risveglio di un nuovo kaiju. Ancora una volta una creatura fantastica, quasi mitologica, viene rivestita del ruolo di forza della natura, e Godzilla è l'unico che può contrastarla.

 

In un periodo prolifico per le pseudoscienze come quello che stiamo vivendo non manca un riferimento alla teoria del complotto, rappresentato dal personaggio di Bryan Cranston che, come per i precedenti film della saga, potrà essere in futuro un marcatore dell'epoca in cui è stato girato il film. Il Godzilla del 2014 è un'efficace sintesi dei ruoli che ha ricoperto nel corso della sua saga; è al tempo stesso una potenza naturale semidivina, una minaccia per l'uomo, un suo difensore e, in ultima istanza, la figura che ristabilisce l'ordine.