ALAN TURING. STORIA DI UN ENIGMA

Hodges Andrew

ALAN TURING. STORIA DI UN ENIGMA

Torino, Bollati Boringhieri, 2012

pp. 762, € 15.30

ISBN 9788833923499


di Antonio Scarafone

ill. di Davide De Rosa


Alan Turing. Storia di un enigma è la narrazione meticolosa, intelligente e appassionata della vita di una delle menti più notevoli del Novecento. Alan Turing (1912-1954), così come ce lo descrive Andrew Hodges, appare una persona timida, introversa, a tratti dolce e devota come un bambino, sicuramente geniale e piuttosto eccentrica. L'autore tratta senza reticenze ogni aspetto della vita del grande matematico inglese: il lavoro teoretico e pratico, la concezione della vita in comune e i giudizi sulla politica del tempo, nonché la difficile condizione di omosessuale nell'Inghilterra degli anni Trenta e Quaranta.

Hodges suddivide la materia narrativa della sua biografia in due parti, L'astratto e Il concreto, indicando implicitamente anche la chiave interpretativa più importante per leggere la biografia. Infatti, la suddivisione indica una tensione dominante nella vita di Alan Turing, la quale può essere vista come guidata, almeno in parte, dalla volontà di abbattere le barriere tra l'astratto e il concreto, tra la logica e l'ingegneria. Un lettore attento noterà che la narrazione, pur svolgendosi secondo un rigoroso ordine cronologico, è suddivisa in capitoli organizzati attorno a un ben preciso nucleo tematico, racchiuso in forma poetica in ogni epigrafe.


Emblematico, in questo senso, è il secondo capitolo: Lo spirito della verità. Nell'ambiente del King's College di Cambridge, l'unico nel quale Alan dirà di sentirsi davvero a casa, nascono le idee cardine di On computable numbers. L'esposizione dei temi dell'articolo sui numeri computabili ha il pregio di risultare abbastanza accessibile ed essere, al contempo, rigorosa. L'autore, eminente matematico, dedica infatti diverse pagine a ricostruire la storia delle ricerche sui fondamenti della matematica: dall'opera pionieristica di Frege, attraverso i Principia mathematica di Russell e Whitehead, sino al naufragio del programma di Hilbert sui teoremi di Gödel.


Nel lavoro in questione Turing elabora, fra l'altro, una nozione di calcolo per cui risultano irrilevanti le distinzioni tra dati, istruzioni e procedure, ed è dunque possibile concepire un calcolatore che possa dirsi, a ragione, universale, nel senso che è in grado di simulare qualunque attività svolta da una qualsiasi altra macchina. Nonostante il modello di calcolatore universale fornito in On computable numbers riguardi strettamente il funzionamento logico di una tale macchina, Alan ha sempre dimostrato un vivo interesse per ciò che si può realizzare, in termini di macchine, da un punto di vista pratico, ingegneristico.

 

Hodges fornisce una sinossi completa, anche se sintetica, di quella

meravigliosa convergenza di idee che ha coinvolto, oltre lo stesso Turing, Alonzo Church e Kurt Gödel: la macchina di Turing, il lambda-calcolo e la funzione ricorsiva generale sono tutte idee che, pur traendo origine, come risposte, dallo Entscheidungsproblem di Hilbert (di cui forniscono soluzioni equivalenti fra loro), si sono rivelate feconde oltre ogni immaginazione, in particolare per quanto riguarda una disciplina che ha visto in questi scritti la sua aurora: l'informatica.

illustrazione di Davide De Rosa
illustrazione di Davide De Rosa

Nel capitolo successivo, Gli uomini nuovi, il lettore potrà godere, fra le altre cose, dei ritratti di personaggi notevolissimi con cui Alan ebbe a che fare: Hardy, Newman, von Neuman, Pigou e Wittgenstein, solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda il filosofo austriaco, Hodges mette in luce, oltre che le divergenze filosofiche e le loro eccentricità, alcuni caratteri comuni: in primis quella serietà totale, ai limiti della follia, profusa da entrambi nel pensare alle questioni fondamentali, complementare a un'integrità senza compromessi. Fra i due il più stravagante probabilmente era Wittgenstein: Turing raccontava di come una volta, dopo aver parlato con lui di logica, il filosofo austriaco avesse detto di dover andare a «chiudersi in una stanza vicina per riflettere su quanto sentito» (p. 204).


L'astratto include anche la prima parte della guerra vissuta da Alan: La guerra dei relè, quella combattuta nei locali di Bletchley Park, dove l'intelligenza di alcuni matematici e intellettuali inglesi permise di infrangere la sicurezza di Enigma, la famiglia di macchine crittografiche tedesche (a dispetto dell'inerzia del sistema militare e politico inglese, che non capì immediatamente la portata del problema). Per i matematici di Cambridge il lavoro di crittanalisi era uno spasso immenso, perlomeno quando riuscivano a dimenticare che un'ora di ritardo nella decrittazione di un messaggio significava sei miglia percorse da un U-boot.


I contributi più importanti dati da Turing per la decrittazione di Enigma furono di natura teorica: elaborò, assieme a Welchman, una macchina a relè detta Bomba, la quale, diramando implicazioni logiche riusciva a escludere un gran numero di combinazioni e a velocizzare di molto il lavoro di decrittazione. Notevole è anche la particolare teoria statistica basata sulla nozione di peso d'evidenza: una teoria che metterebbe nelle condizioni, per così dire, di quantificare la disponibilità di prove in favore di un’ipotesi. In questo caso, come in molti altri, il matematico inglese lavorò da solitario cronico, ricreando talvolta anche soluzioni già elaborate da altri matematici e filosofi. Il lettore scrupoloso potrà beneficiare di una sintetica ma precisa esposizione delle idee crittologiche fondamentali, oltre che di schemi di funzionamento delle macchine, arrivando ad apprezzare la bellezza e l'ingegnosità delle soluzioni adottate.


L'esperienza maturata da Alan nei problemi di ingegneria (anche al di fuori di Bletchley Park, ad esempio nella costruzione di una macchina per la codificazione della voce umana: Dalila) gli risulterà particolarmente utile per la progettazione di un calcolatore universale reale. Uno dei fulcri tematici della seconda parte, Il concreto, è il progetto ACE (Automatic Computing Engine), il quale, sebbene a causa della miopia dei dirigenti sia sfociato in un aborto, ha permesso ad Alan di camminare nel futuro: con un progetto che contemplava una parte hardware, per così dire, molto semplice, si sarebbe potuto ottenere un carattere universale addensando tutta la complessità della macchina nelle istruzioni. Di fatto, in questi anni Alan Turing creò dal nulla (o quasi) i principi della programmazione, mentre gli americani, al contrario, puntarono inizialmente sulla complessità dell'hardware, mantenendo relativamente semplice la parte del software (non prevedevano, ad esempio, una vera e propria gerarchia di istruzioni, mentre avevano pensato di incorporare direttamente le operazioni aritmetiche elementari nella macchina).

 

Tutto l'interesse di Alan per le macchine era rivolto alla costruzione di una sorta di cervello elettronico che servisse da modello per studiare la mente umana, a prescindere da applicazioni industriali o militari, tanto che si può parlare, con Hodges, di un «assalto allo spazio interiore» (p. 329). Il problema fondamentale riguardava la possibilità di realizzare una macchina che potesse imparare (o simulare un processo di apprendimento: in questo contesto la distinzione viene abolita). La teoria della mente cui si fa riferimento è senza dubbio determinista, ma non fa appello a nessun tipo di riduzionismo: ciò che interessa è il funzionamento della mente umana da un punto di vista logico, a prescindere dal particolare mezzo materiale (descrivibile con il linguaggio della fisica) che di volta in volta è in questione. In questo senso è di fondamentale importanza soffermarsi su un aspetto implicito del progetto: i circuiti di un calcolatore non devono essere necessariamente l’analogo delle connessioni neurali del cervello; pretendere un rapporto di questo tipo sarebbe come ostinarsi a costruire automobili dotate di gambe affinché siano in grado di muoversi (l’analogia è stata formulata da Turing stesso).


L’ostacolo principale alla simulazione dei processi di apprendimento è senza dubbio la dimensione sociale delle attività cognitive umane, la stessa dimensione che risulterà fatale per Alan Turing. Nell’ultimo periodo della sua vita, a Manchester, frequenta un giovane, Arnold Murray, un ragazzo conosciuto in strada. Un conoscente di Murray si introduce in casa di Turing e commette un furto, sicuro che non sarebbe mai stato denunciato: se infatti Alan avesse avvisato la polizia, sarebbe stata scoperta anche la sua attività omosessuale. Occorre tenere presente che nell’Inghilterra del tempo l’omosessualità era considerata un reato, punibile con la reclusione o la castrazione chimica. Contro ogni ragionevole aspettativa, Turing denuncia il furto, e rivela candidamente di aver avuto rapporti omosessuali: non avrebbe sopportato di condurre un’esistenza doppia, falsa, incline al compromesso e all’ipocrisia; di fatto non capiva di cosa si sarebbe dovuto vergognare, da cosa sarebbe dovuto guarire. Chiaramente viene condannato, e sceglie la pena consistente nella cosiddetta terapia ormonale.


Alan Turing muore l’8 giugno 1954. Accanto al suo cadavere, steso sul letto, si nota una mela morsa a metà, come a voler ricreare una scena del suo cartone animato preferito: Biancaneve e i sette nani. Uno strano suicidio: a quel tempo Alan si era ripreso dalla terapia ormonale a cui era stato sottoposto, viaggiava in Europa, aveva avventure sentimentali (un cocktail esplosivo per la sicurezza nazionale) e si trovava in una fase feconda del suo lavoro intellettuale.


Per capire l’epilogo della sua esistenza occorre ricordare che l’intera vicenda di Bletchley Park, con tutte le implicazioni che se ne possono trarre, è stata resa nota solo pochi anni prima della pubblicazione del libro di Hodges (1983): a differenza dei progetti atomici, di cui si conosceva l’esistenza anche se non i dettagli, delle macchine crittografiche e delle loro controparti, (nonché del controllo dell’informazione che con esse un governo può esercitare) non si sapeva nulla. A questo punto dovrebbe risultare chiara la dinamica del potere: gli omosessuali rappresentano un rischio per la sicurezza dello Stato, in quanto sono i soggetti più facilmente ricattabili dagli agenti stranieri; per questo motivo occorre allontanarli, al più eliminandoli, da ogni attività segreta politicamente o militarmente rilevante, com’era, ad esempio, quella svoltasi a Bletchley Park.


La vita e l'opera di Alan Turing, di cui Hodges fornisce un ritratto di rara bellezza, chiedono di essere conosciute, amate e ricordate, se non altro per tributare al matematico inglese la gloria che il suo tempo non gli riconobbe. L'opera di Hodges, inoltre, è scritta in uno stile semplice e raffinato, con scelte di registro non banali e spesso divertenti, come quando si fa riferimento alle pedine sullo scacchiere internazionale coi nomi dei personaggi inventati da Lewis Carroll, in quell'assurdo scenario degli anni '40. In secondo luogo, nonostante nella presente recensione ci si sia concentrati principalmente su alcune delle principali conquiste intellettuali di Turing, la narrazione ha una grande ricchezza tematica (e non lesina aneddoti divertenti sulle vite di personaggi geniali e bizzarri), esplorata da una fine intelligenza e una sensibilità non comune.