Il cane andaluso dell'arte scientifica

di Luca Bagnoli


Federico García Lorca è il fenomeno integrale e «super gelatinoso» della poesia universale, intuibile secondo il «metodo paranoico-critico», che permette di comprendere le «strutture molli», ovvero la massima conoscenza umana. Così il marchese di Púbol  definiva l'amico poeta, avvalendosi della terminologia che caratterizza il suo contributo ad un movimento culturale sviluppatosi nel corso del XX secolo, che coinvolse tutte le arti visive. Qualche tempo dopo avrebbe riassunto: «il surrealismo sono io».

Salvador Dalí (1904-1989) «a sei anni [voleva] diventare cuoco [e] a dieci Napoleone [;] «da allora in poi le [sue] ambizioni sono sempre andate crescendo» e ogni mattina della sua esistenza proverà il sommo piacere di essere esattamente ciò che è diventato. Vive i suoi primi 18 anni a Figueres, in Catalogna. Nel 1922 si trasferisce a Madrid e studia all'Accademia delle belle arti. I suoi primi lavori sono fortemente influenzati dalla rivoluzione cubista, scatenatasi dalla tela Les demoiselles d'Avignon di Picasso (1907). Verrà stimolato altresì dalle tecniche classiche e da artisti quali Raffaello e Velázquez. Di quest'ultimo imiterà un tratto del volto: i lunghi baffi arricciati. Visita Parigi per la prima volta nel '26, dopo essere stato espulso dall'Accademia per aver sostenuto che nessuno fosse in grado di valutare i suoi dipinti. Tre anni più tardi, assieme ad un vecchio amico, realizzerà il suo primo grande successo e l'icona del cinema surrealista (e forse l'unico vero film di quell'avanguardia della cinematografia francese).


Luis Buñuel (1900-1983) è uno spagnolo errante. A causa della dittatura franchista lavora in Messico, negli Stati Uniti (MoMA, New York) e in Francia. Le prime lezioni gli vengono impartite dagli intransigenti Gesuiti, cosa che si ripercuoterà nella sua opera come anti-clericalismo e come ateismo nel privato («non è Dio che mi interessa, ma gli uomini»). A Madrid studia letteratura, filosofia e comincia a scrivere poesie. Dieci anni più tardi si distinguerà altresì come compositore. Durante il periodo castigliano conosce diversi artisti, tra i quali uno stravagante ed eccentrico catalano, che ritroverà qualche tempo dopo a Parigi. Negli anni venti, infatti, la capitale francese è la culla della cultura e dell'arte moderna. In particolare è il gruppo del quartiere Montparnasse ad incuriosire il giovane, diventato attore e sceneggiatore.


Nel 1929 la passione di Buñuel per l'irrazionale e per la sessualità si unisce al genio «arcangelico» di Salvador Dalí. I due realizzano i loro sogni. Il confine con la realtà della veglia viene eliminato e il frutto delle visioni notturne è sconvolgente. Un cortometraggio aggressivo, immorale, assurdo (comprese le didascalie). Diciassette minuti prodotti, diretti e montati dallo stesso Buñuel. Un chien andalou è la storia particolare di un amore erotico folle e la storia universale dell'esistenza ineffabile. Una mano bucata dalla quale fuoriesce una colonia di formiche, che rappresentano il desiderio, la decadenza e la morte. Questa è l'immagine onirica del pittore. Ma è la scena di apertura ad esprimere la svolta visiva surrealista. L'occhio di una donna e a un tempo la luna, squarciati dalla lama di un rasoio e dalle nuvole. Lo spettatore, il pubblico di quel contesto storico-artistico, deve vedere e possibilmente guardare ciò che lo spaventa, ciò che rifiuta, ciò che Sigmund Freud ha donato all'animo umano: l'universo interiore dell'inconscio, simboleggiato in Dalí dalla chiocciola. Dove il surrealismo si spinge oltre le apparenze, l'inconscio proviene dall'inconsapevolezza. Un'altra scena passata alla storia vede un uomo in preda ad eccitazione, che trascina faticosamente due pianoforti. Il peso è dovuto anche alla simultanea e inquietante presenza di due preti legati agli strumenti e della carcassa di due asini coricativi sopra. La sequenza è stata interpretata come il progresso dell'umanità frenato da intralci di tipo sociale e religioso. Quando poi la donna co-protagonista rincasa, rimprovera l'uomo. Lui però non ribatte, perché non possiede più la bocca, un'idea ripresa in Matrix. I secondi finali propongono l'immobilismo dei due protagonisti, bloccati perché sepolti nella sabbia. Non possono toccarsi.


Un erede contemporaneo del modo di fare cinema della coppia surrealista è David Lynch, regista di pellicole come Mulholland Drive. Ma già nel 1945, Alfred Hitchcock offre la scenografia di Io ti salverò all'arte daliniana. Il cortometraggio è stato più volte citato e usato. Da Il silenzio degli innocenti, dove appare il coleottero testa di morto, a I Simpson. Da David Bowie ai Linkin Park, passando per Elio e le Storie Tese.


Dalí è un «disgustoso essere umano» disse una volta George Orwell e André Breton coniò l'anagramma Avida Dollars. Si riferivano in particolare alla presunta stima nei confronti di Francisco Franco (alla quale il pittore rispondeva asserendo di essere «anarco-monarchico»!) e alla cupidigia di guadagno. Chiunque sia stato, di sicuro ha avuto il merito di riuscire ad investigare svariati campi della dimensione applicativa umana. È stato un grande pittore, ma soprattutto un disegnatore rivoluzionario e uno dei primi ad usufruire di olografie, che gli hanno permesso di ottenere quelle illusioni ottiche apprezzabili nelle sue opere. Ha lavorato per il teatro, realizzando la scenografia di una commedia di García Lorca. Fu anche un discreto fotografo e un originale scrittore. Nel 1945 collabora con Walt Disney e con qualche anno di ritardo, nel 2003 esce Destino, un cartone animato decisamente non per bambini, ai quali tuttavia ha regalato per generazioni il logo del Chupa Chups. Dalí era convinto che il cinema possedesse due dimensioni: quella che viene ripresa dalla telecamera e quella che essa contestualmente modifica e ripropone aggiungendoci la fantasia. Chissà se questo vale anche per la pubblicità? «Je suis fou du chocolat Lanvin» dice, anche se altrove aveva rassicurato: «l'unica differenza tra me e un pazzo, è che io non [lo sono]». C'è tempo anche per l'architettura: progetta casa sua, il padiglione surrealista per l'Esposizione universale, il personale museo e futuro avello. Per l'arredamento e la moda: Telefono aragosta, Divano a forma di labbra, Abito per l'anno 2045. E per il lusso. «Senza un pubblico, senza la presenza di spettatori, questi gioielli non compierebbero appieno la funzione per cui sono stati realizzati. Chi li guarda è, di conseguenza, il vero artista». In trent'anni crea 39 preziosi, tra i quali un cuore perpetuamente pulsante; il suo ha sempre battuto per Gala, musa e compagna di una vita. Ha avuto tre padri. Quello biologico: rapporto pessimo. Quello inconscio: Freud. E poi, affascinato dalla meccanica quantistica e dal Principio di indeterminazione, quello fisico: «oggi mio padre è il Dottor Heisenberg» scrive nel Manifesto Antimaterico. Dalí si è infatti interessato anche al mondo scientifico. A modo suo.


«Il simbolo della perfezione della geometria divina è il corno del rinoceronte […], cosmico e matematicamente logaritmico» (il simbolo di quella terrestre sarà l’ipercubo). E per restare allo zoo, gli elefanti con le zampe lunghe e sottili creano la distorsione dello spazio e del peso, mentre Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio (1944), può essere interpretato come la legge del più forte al contrario. Questo surreale intreccio del suo lavoro con le scienze naturali si consacra tra gli scogli di una spiaggia della Costa Brava. Un giorno, coglie un riccio di mare, lo pone di fronte alla tela e infila tra le fauci dell'animale dei petali intinti di pittura, lasciando che la natura rappresenti se stessa. Ma il simbolo più famoso, intuito osservando un formaggio, compare per la prima volta nel 1931. Gli orologi molli ne La persistenza della memoria sono il tributo alla relatività di Einstein nella versione dell’arte. Ventitrè anni più tardi, convintosi che la scienza è un mosaico senza confini, dove ogni nuovo tassello modifica l’intera immagine, ‘disintegra la memoria e la sua persistenza’, senza però esaurire la curiosità per i traguardi temporanei dell’uomo, come la scoperta del DNA. E la scienza applicata alla distruzione? «Misticismo nucleare». Questa la risposta a Guernica e il nome daliniano dell’era atomica.


Nel 1960, come colonna sonora del cortometraggio, Buñuel aggiunge un paio di Tango argentini e il Liebestod del Tristano e Isotta di Wagner. Dopo aver spettacolarizzato anche il proprio decadimento, su queste note e per un arresto del suo gioiello biologico, Salvador Dalí si spegne. Oggi, tuttavia, continua il suo rapporto con il cinema, la scienza e la natura: è il personaggio di un film di Scorsese e del cartone animato Lupin III, un treno che passava per la sua adorata Catalogna e un deserto sulle Ande boliviane.

 

BIBLIOGRAFIA

- Cattini Alberto, Luis Buñuel, Milano: Il Castoro Cinema, 2006.

- Dalí Salvador, intervista di Carlo Mazzarella, Rai, 1959 (video).

- Dalí Salvador, Comments on the jewels, 1959.

- Dalí Salvador, Diario di un genio, trad. di F. Gianfranceschi, Milano: SE, 1996.

- Dalí Salvador, La mia vita segreta, trad. di I. Brin, Milano: Abscondita, 2006.