ENRICO MATTEI. Vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario

Francesco Niccolini, Simone Cortesi

ENRICO MATTEI. Vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario

Sommacampagna (VR): BeccoGiallo, 2012

pp. 143, € 15,00

ISBN 9788897555292


di Sara Gozza

illustrazioni originali di Simone Cortesi (per gentile concessione di BeccoGiallo)


«Sa, in Italia, io credo che abbiamo finito di fare una politica vostra. Da adesso in avanti la faremo noi» (p.41). Così Enrico Mattei (1906-1962) liquidò seduta stante uno dei più importanti petrolieri americani. Caparbietà e determinazione non mancavano di certo all’imprenditore di Acqualagna (PE) che non solo segnò la storia economica ma ridiede luce e prestigio all’Italia, a quell’Italia che lui amava e che malamente usciva dal secondo conflitto mondiale. Enrico Mattei. Vita, disavventure e morte di un cavaliere solitario è un graphic novel sceneggiato da Francesco Niccolini e disegnato da Simone Cortesi che ripercorre le tappe salienti della vita di Mattei. Vita, disavventure e morte, appunto. Ma perché proprio Mattei? Perché ricordarlo nel cinquantesimo anno della sua morte? Cos’aveva di speciale questo imprenditore? Nei libri di scuola non c’è e le nuove generazioni raramente hanno un quadro preciso di chi fosse questo Mattei.

Iniziamo dunque dalla vita. Il libro presenta un’accurata cronistoria della vita di Mattei la quale sicuramente non manifesta nulla di eclatante: di origini abruzzesi, intraprese gli studi di ragioneria e all’età di 23 anni si trasferì a Milano dove si procurò una rapida agiatezza lavorando nel settore dell’industria chimica. Nel ‘43 si schierò nelle file dei partigiani bianchie e vi rimase fino al ’45, anno in cui il Consiglio di Amministrazione dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) decise la liquidazione dell’ente a favore degli americani. Il mercato dell’energia sarebbe stato svenduto ai vincitori e il compito di Mattei era proprio quello di attuare tale procedura ma probabilmente non era stato calcolato da coloro che avevano gestito l’accordo che egli non si sarebbe limitato a svolgere un ruolo passivo in questa vicenda, anzi, intraprese una serie di ricerche per valutare quali fossero le reali condizioni e potenzialità del territorio italiano dal punto di vista energetico. Se gli americani erano interessati a impianti malmessi un motivo ci doveva essere e infatti non tardò ad arrivare: a Caviaga (LO), nel cuore della Pianura Padana, vennero trovati grandi giacimenti di Metano. L’Italia, il cui ruolo storico e politico era stato da sempre deciso dalle grandi potenze europee e mondiali e non aveva mai goduto di quell’autonomia che le spettava, si trovava a ricoprire finalmente un ruolo tutt’altro che secondario. Nacque così, nel 1953, l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), alla cui presidenza vi era proprio Enrico Mattei. Questo ovviamente non piacque alle Sette Sorelle - i sette grandi petrolieri europei e americani che tentarono in tutti i modi di dissuaderlo attraverso proteste diplomatiche e successivamente con accordi sottobanco - ma la fermezza di Mattei rimase illesa fino alla fine.

Questa sua spregiudicatezza lo portò inevitabilmente ad incorrere in una serie di disavventure. La mafia e le grandi multinazionali non potevano lasciare impunito un personaggio così incorruttibile e così scomodo. Mattei faceva davvero il bene del Paese e dei produttori, scardinava i vecchi accordi imposti dai grandi monopoli, allacciando legami onesti in campo energetico con l’Unione Sovietica e i paesi del terzo mondo, tra cui l’Algeria. In piena guerra fredda questo non era tollerato, l’Italia non doveva e non poteva entrare nel mercato energetico in autonomia, non curandosi di francesi, inglesi e americani. Lo stesso Consiglio di Amministrazione ENI si rifiutava di appoggiare il presidente; Mattei si era circondato di ex partigiani, persone a lui fidate come il suo vicepresidente Eugenio Cefis. Il legame che li univa di certo non era particolarmente fraterno e, come racconta Niccolini, molte erano le storie legate ai dissidi tra i due, proprio per questo nel 1962 lo stesso Cefis all’improvviso si dimise (alcuni sostengono che Mattei avrebbe scoperto che facesse il doppio gioco con gli americani). In seguito a una minaccia di morte rivolta a lui e alla sua famiglia da parte dell’OAS, un’organizzazione di reazionari francesi, Mattei incaricò Rino Pacchetti (suo grande amico dai tempi della resistenza) di occuparsi della sua sicurezza: Carabinieri, Servizi segreti e Stato non erano più affidabili; c’era bisogno di un servizio interno. 

Questo clima di tensione non tardò a diventare un clima di morte. L’inizio del graphic novel si scopre essere la fine della vita di Mattei. Nel 1962 venne scoperto un giacimento petrolifero a Gagliano in Sicilia e questo non tardò ad attirare politici, petrolieri e malavitosi di tutti i tipi e per questo Mattei fu costretto a volare verso Sud per tranquillizzare la popolazione e tornare velocemente ai suoi affari internazionali. Ma una volta tornato a Milano venne interrotto da un paio di telefonate che lo costrinsero a tornare in Sicilia e a farlo atterrare a Catania anziché a Gela. Mattei con un secco ‹‹se mi vogliono ammazzare facciano pure›› (p.66) decise di atterrare a Gela ma una volta atterrati l’aereo venne fatto portare da Irnerio Bertuzzi (suo fidato pilota) a Catania. Alla notte, il piccolo aereo venne trasportato in un aera militare non si sa per quale intervento. Secondo i testimoni arrivarono due meccanici accompagnati dal carabiniere Grillo per un controllo. Peccato che in tutta l’isola non esistesse nessun carabiniere Grillo. L’indomani mattina Mattei, accompagnato dal giornalista del Times William McHale, salì sull’aereo di Benuzzi alla volta dell’aeroporto di Linate. Quello sarà il loro ultimo viaggio. A un minuto e mezzo dall’atterraggio, precisamente alle 18.57 del 27 ottobre 1962 l’aereo perse ogni connessione con la torre di controllo. L’aereo e i resti dei corpi vennero ritrovati qualche ora dopo a Bascapè, provincia di Pavia. 

Un cavaliere solitario, in vita come nella morte. Poche ore dopo l’accaduto forze dell’ordine e magistratura si attivano per fare chiarezza. Venne intervistato l’unico testimone oculare ma purtroppo non risulterà di nessun aiuto in quanto la versione dei fatti dichiarata al Corriere della Sera e alla RAI  risulterà totalmente discordante rispetto alla deposizione fatta ai carabinieri il giorno dopo. Prima dell’interrogatorio dai carabinieri il signor Ronchi venne prelevato da qualcuno di cui purtroppo non si sa l’identità. Solo anche nel momento in cui la commissione d’inchiesta voluta da Andreotti dichiara che è stato un incidente e dovuto alle pessime condizioni meteo e che nulla fa pensare ad un attentato. Solo come tutti coloro che hanno cercato di far chiarezza su questo caso; da Mauro de Mauro sceneggiatore e regista del film Il caso Mattei, scomparso e mai più ritrovato, a Pasolini che venne ammazzato nel 1975 lasciando incompiuto il suo romanzo Petrolio, agli stessi magistrati che hanno cercato di riaprire il caso più di trent’anni dopo. Solo come quel carabiniere ormai in pensione che seduto sulla panchina in un parco di periferia si lascia convincere, in quanto lui ha visto quello che la parte marcia dello Stato e la mafia hanno saputo fare, hanno saputo sotterrare, che «forse questa è una storia buona solo per i fumetti, ormai» (p.106).