MARVEL COMICS. Una storia di eroi e supereroi

Sean Howe, 

MARVEL COMICS. Una storia di eroi e supereroi

(con una prefazione di Marco M. Lupoi) 

Modena, Panini Comics, 2013 

pp. 533, euro 29.90 

ISBN 788863048599


di Marco Ciardi


L'8 agosto 1961, la stessa settimana in cui la Germania Est diede inizio ai lavori del Muro di Berlino, cominciò a essere distribuito nelle edicole statunitensi Fantastic Four n. 1. E il mondo dei comics non fu più lo stesso. Fino ad allora il mercato editoriale dei supereroi era dominato dai personaggi della DC Comics: Superman, Batman, Flash, Lanterna Verde, ecc., e dalle loro storie. Intendiamoci, non che fossero delle brutte storie, tutt'altro. Ma i personaggi della Marvel erano diversi: “supereroi con superproblemi”. Ma non a causa di chissà quali diabolici nemici, ma di difficoltà quotidiane di ogni tipo; ad esempio come pagare l'affitto. Questa fu la chiave del successo, che portò la Marvel nel giro di un decennio a competere e alla fine superare nelle vendite la più nobile e quotata rivale. Ma il libro di Howe (ed è questa la sua forza) non parla dei personaggi della Marvel (o meglio, ne parla, ma in modo funzionale al suo racconto). Racconta, invece, la storia della casa editrice e di coloro che hanno contribuito a renderla un simbolo per generazioni di giovani lettori, e ormai anche meno giovani (a questo proposito direbbe Stan Lee nei suoi commenti a margine delle storie : “un malinconico Prof.” ).

Howe ricostruisce in maniera dettagliata e documentata tutta la storia della Marvel (che come tutti saprete, non si chiamava così all'inizio), non mancando di inserire la sua storia all'interno del contesto politico, culturale e sociale del tempo. Inoltre ci permette di inoltrarci nella fantastica storia editoriale del fumetto americano. Un buon esempio da seguire (anche per qualche tesi di laurea, magari sul contesto italiano). Impossibile, naturalmente, ricapitolare anche per sommi capi, il contenuto del libro, tante sono le vicende e le tematiche affrontate. Quello che è possibile dire è che, con questo volume, si entra direttamente dentro la redazione dove vennero creati i personaggi che tutti conosciamo, con la possibilità di avere una visione più chiara dei rapporti di amicizia fra gli autori e degli screzi intercorsi fra loro, dei metodi di lavoro e dei passaggi alla concorrenza, Da quando un giovane imprenditore, Martin Goodman, si buttò nel campo dei comics nel 1939, fino ai recentissimi successi cinematografici. Tenendo a mente che quella della Marvel non è la storia di un continuo e inesorabile successo, ma anche una vicenda fatta di crisi e di fallimenti. Dai quali, però, ha sempre saputo riprendersi. 


Molte cose succedono, quindi, prima di arrivare al fatidico 1961, ed è molto interessante conoscerle dalla penna di Howe, la cui prosa è sempre agile e mai noiosa, nonostante le tante notizie e informazioni che vengono riportate. Scopriamo, dunque, come un giovanissimo Stan Lee entri a far parte di quella che allora era la Timely Comics e come progressivamente riesca a prendere il controllo della direzione editoriale, segnandone le sorti con la sua personalità e il suo carattere. Furono quelli gli anni in cui alla Timely arrivarono anche Joe Simon e Jack Kirby, che crearono uno dei primi grandi personaggi della casa editrice, Capitan America, il quale insieme a Sub-Mariner e alla prima versione della Torcia Umana (non lo sapevate?), avrebbe contribuito alla prima ascesa di Lee e compagni nel settore (se volete saperne di più su queste vicende leggete la recensione al volume Il meglio di Simon e Kirby). Una ascesa che dovette fare i conti con la crisi che attraversò il settore dei comics dopo la Seconda Guerra Mondiale.  


Gli autori della Timley, poi Atlas, poi Marvel, sono spesso andati e venuti dalla casa editrice, talvolta passando alla più temibile concorrente, la DC, come è stato addirittura per Jack Kirby, il padre, insieme a Stan Lee, della maggior parte dei personaggi che decretarono la nascita della Marvel e la creazione di un nuovo modello, destinato a fare scuola, nella descrizione del tipo 'supereroe'. Ed è davvero interessante ricostruire, attraverso il racconto di Howe, lo straordinario ma anche controverso rapporto fra Lee e Kirby. 

Forse molti di voi conosceranno quello che è stato denominato 'Metodo Marvel'. Stan Lee buttava giù un soggetto e poi lo passava ai disegnatori chiedendogli di sviluppare la storia, attraverso le diverse tavole. Alla fine Stan avrebbe posto i dialoghi sul prodotto finito. Ma allora chi creava esattamente le storie e i personaggi? E' questo uno degli affascinanti aspetti della storia della Marvel, che ha dato vita a una infinita serie di discussioni e controversie fra gli autori. Anche per questo Kirby abbandonò nuovamente la Marvel, all'inizio degli anni '70, per passare alla DC, dove, con il suo inconfondibile stile, avrebbe disegnato anche Superman. Penso che, come in tutti i processi creativi del genere, sia molto difficile stabilire il 'chi' e il come'. Prendiamo il caso più eclatante, quello dei Beatles (guarda caso contemporanei proprio alla nascita dei grandi supereroi Marvel). E' vero che in ogni pezzo si può stare a discutere se ci sia dentro più John Lennon o Paul McCartney, quanto abbia contato John Harrison, e se Ringo Star abbia giocato un qualche ruolo significativo oppure no. Fatto sta che senza Ringo i Beatles non sarebbero stati quello che sono diventati e che ognuno dei quattro, da solo, non ha più saputo ripetere quelle magie o quel sound. Si potrebbero fare molti altri esempi, tipo Sting e i Police. Giustamente Howe riporta all'inizio del libro una citazione di Kirby: “Le idee non possono essere ricondotte a un punto d'origine. Rimbalzano da una persona all'altra finché non entrano in gioco i responsabili e scelgono quella che ritengono una formula di successo”. E il successo dipende da un (talvolta irripetibile) lavoro di insieme. Non la pensò così Steve Ditko, il maggior responsabile, assieme a Lee e Kirby del successo della grande Marvel (grazie al suo stile personalissimo, dette vita niente meno che a Spiderman – e  con questo ho detto tutto), che abbandonò la casa editrice abbastanza rapidamente.

Marvel Comics si avvale di un'interessante e importante prefazione di Marco M. Lupoi, attualmente direttore publishing del Gruppo Panini, alla cui carriera è legata buona parte della storia editoriale dei fumetti Marvel in Italia. E proprio grazie alla prefazione di Lupoi possiamo ripercorrere questa storia: dai primi passi nel settore della mitica casa editrice Corno (su i cui fumetti si sono formati tutti quelli della mia generazione), grazie alle intuizioni di Luciano Secchi (alias Max Bunker, per la cronaca l'inventore, insieme al geniale disegnatore Magnus, di Alan Ford e di tanti altri personaggi di successo del fumetto italiano), che portò i Marvel Comics in Italia all'inizio degli anni Settanta. Il primo numero dell'Uomo Ragno (nella foto) uscì il 30 aprile 1970. Lupoi (nato nel 1965) ci informa che il primo numero Corno da lui letto fu Non più Cosa dei Fantastici Quattro (n. 74 del 19 febbraio 1974). I conti tornano, perché io, che sono di due anni più vecchio, ho la mia prima folgorante lettura con Il tradimento di Ben Grimm (n. 36 dell'8 agosto 1972). A questo va aggiunto che nel n. 119 di Devil, dal titolo Lotta con la Cosa, nella “Posta dei Lettori” pubblicarono pure un mio stralcio di lettera. A quel tempo la Corno non era interessata a dare informazioni sulla storia editoriale, la continuity, e altre finezze del genere, ma dalle lettere prendeva ed estrapolava solo domande del tipo “Ma è più forte Hulk o Thor?”. Spetterà proprio a Lupoi introdurre nel corso del tempo, un dibattito più serio sulla storia e la storiografia dei Marvel Comics. Comunque, a pensarci bene, quella lettera dovrebbe essere una delle mie prime pubblicazioni, se non la prima. Non l'ho mai messa nel curriculum accademico. Penso che lo farò.