ALIEN: L'IDEA DELL'ALTRO

di Carlo Somigli

È stato da poco celebrato il trentacinquesimo anniversario della prima proiezione di Alien di Ridley Scott (uscito nelle sale il 22 giugno del 1979) un film che ha fatto la storia del genere fantascientifico. Cupo, claustrofobico e angosciante, Alien destabilizzò il pubblico fin dalla tag-line:

«In space no one can hear you scream»

 

nello spazio nessuno può sentirti urlare. La dissonante partitura musicale di Jerry Goldsmith, il design delle ambientazioni e dei costumi ad opera dei fumettisti Jean Giraud (Moebius) e Ron Cobb, e l'iconica raffigurazione dell'alieno creato dall'artista svizzero Hans Ruedi Giger contribuiscono a rendere Alien un perfetto affresco in cui narrativa, arte, psicologia e scienza si fondono per ridefinire un genere. L'estetica del film lo pone distante dalle precedenti produzioni, privandolo dell'ingenuità dei film degli anni '50 e della purezza degli anni '70. Alien (insieme al successivo film di Scott, Blade Runner) ha così dato inizio a una nuova concezione di cinema fantascientifico.

Il film ha avuto tre sequel, due spin-off (in cui l'alieno incontra il mostro protagonista di Predator) e ha generato una moltitudine di prodotti d'intrattenimento come romanzi, fumetti e videogiochi. In ogni capitolo della saga viene approfondito l'universo narrativo e viene ampliata la mitologia che sta dietro alla figura dell'alieno, concernente la sua origine, la sua biologia e la sua evoluzione.

Nel 2012 è uscito Prometheus, sempre diretto da Ridley Scott, che cerca di indagare la nascita degli alieni distaccandosi però dalle atmosfere e dalle tematiche dell'originale, virando verso una concezione creazionista della storia della vita. Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni della protagonista della saga, Sigourney Weaver, in cui si parla di un possibile quinto capitolo di Alien che riprenda la storia da dove è stata lasciata, ed è imminente il lancio del titolo videoludico Alien: Isolation, che sarà un sequel diretto del primo film e che ne riproporrà le stesse ambientazioni, permettendo al giocatore di immergersi totalmente nella sua inquietante atmosfera.

Sebbene tutti i film della saga principale siano opere pregevoli dirette da grandi registi all'epoca ancora quasi esordienti (Aliens di James Cameron, Alien3 di David Fincher e Alien Resurrection di Jean-Pierre Jeunet) e presentino una personale rielaborazione sul tema, Alien rimane ad oggi ineguagliato. Non sono pochi gli spunti filosofici che se ne possono trarre e rimane un film attualissimo che riesce ancora a spaventare e a far riflettere.

Tutto, in Alien, ha la funzione di rappresentare l'idea di una situazione ostile a cui l'essere umano deve far fronte, attraverso l'utilizzo di varie metafore. La storia ha inizio su di un'astronave commerciale dell'anno 2120. L'equipaggio non è formato da esploratori o eroi, ma da persone comuni, “camionisti dello spazio” dipendenti di una compagnia mineraria di ritorno da una spedizione come tante altre. La caratterizzazione degli ambienti e degli strumenti di bordo è definita Lo-Fi Sci-Fi, ovvero fantascienza “a bassa fedeltà”. Tutto è analogico, rozzo, sporco e non ha niente a che vedere con le limpide e avveniristiche visioni del futuro e della tecnologia tipiche di film come 2001-Odissea nello Spazio. Questa scelta stilistica è volta a rappresentare un gruppo di personaggi comuni, quasi banali, immersi in una situazione quotidiana, il tutto declinato in chiave fantascientifica. L'equipaggio dell'astronave ricalca quello di una nave mercantile dell'epoca moderna, sono presenti un comandante e il suo vice, un tenente, un navigatore, un ufficiale medico e due manutentori. Gli sceneggiatori del film, Dan O'Bannon e Ronald Shusett, hanno dichiarato di essersi ispirati al capitolo di Dracula di Bram Stoker riguardante il viaggio della nave Demeter, in cui l'equipaggio viene decimato dal vampiro in un crescendo di paura e tensione.

Nella prima scena del film la nave riceve una forma di trasmissione sconosciuta e il computer desta gli umani dal sonno criogenico a cui sono sottoposti per affrontare il viaggio interstellare. La sequenza del risveglio, meravigliosamente orchestrata, è simbolica dello stato di purezza dell'uomo prima di entrare in contatto con l'altro. L'ambientazione bianca e asettica, la musica lieve e un raffinato uso delle dissolvenze rappresentano quell'innocenza che è destinata ad essere spazzata via dal resto del film. Il bianco delle scene iniziali viene gradualmente ribaltato nella cupezza e nella sensazione di sporco che pervade quasi tutto il film, simboleggiando la caduta dell'uomo dallo stato di natura russoviano alla corruzione della società. La trasmissione infatti, a differenza di film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, non è un contatto pacifico, ma viene vista subito con sospetto e pericolosità. I protagonisti dunque assumono le diverse sfaccettature dell'animo umano messo in relazione con un elemento esterno: il comandante Dallas, per senso del dovere, impone di indagare sulla trasmissione. L'ufficiale medico Ash, spinto dalla curiosità e dalla cupidigia fa di tutto per accertare l'origine del contatto. Il navigatore Lambert è il primo a provare paura e nervosismo. Il terzo ufficiale Ripley è il più dubbioso, mentre i due tecnici Brett e Parker sono indifferenti alla possibilità di un incontro alieno, continuando ad occuparsi delle loro mansioni. Al momento dell'atterraggio sul pianeta d'origine della trasmissione, l'ambientazione cambia radicalmente e i personaggi sono catapultati in una dimensione estremamente diversa dall'astronave che ben conoscono.

L'idea di un mondo alieno totalmente “altro” da quello umano è resa magistralmente dalla straniante scenografia (sempre ad opera di Giger) e dall'atmosfera irrespirabile, sferzata da tempeste continue, che renderebbero impossibile lo sviluppo della vita. Gli umani scesi sul pianeta (Dallas, Lambert e Kane) trovano un immenso relitto di un'astronave aliena e, nonostante le perplessità di Lambert, decidono di esplorarla. L'interno dell'astronave è caratterizzato da un'architettura biomeccanica, che fondendo elementi organici e inorganici dà l'idea di essere viva e artificiale al tempo stesso. Grande è lo stupore che coglie i protagonisti e gli spettatori di fronte a una concezione di entità diverse dagli esseri umani, che culmina col ritrovamento di un gigantesco alieno fossilizzato, fuso con la nave stessa, in una scena dal fortissimo impatto visivo. A rendere ancora più completa l'esperienza contribuisce l'uso da parte di Jerry Goldsmith di strumenti come l'echoplex che, facendo echeggiare a lungo i singoli suoni, rende l'idea di un ambiente enorme e dai confini indefiniti.

Subito dopo entra in scena il vero protagonista del film, l'alieno del titolo. La creatura è chiamata “xenomorfo” dalle parole greche ξένος (xénos: estraneo, insolito) e μορφή (morphé: forma). La parola latina alienus, inoltre, indica qualcosa di altro, diverso, ostile. Lo xenomorfo, nel suo stato larvale, mette in atto la sua riproduzione parassitando Kane. La scena è caratterizzata da un efficace clichè del genere horror, facendo seguire a una sequenza lenta e silenziosa un veloce momento di spavento. L'intero ciclo riproduttivo dell'Alieno è stato concepito da Scott e da Giger basandosi su quello del virus Tripasonoma brucei veicolato dalla mosca tse tse (Glossina Morsitans). Allo stesso modo, il parassita alieno, in fase embrionale, viene depositato nell'essere umano dalla larva dello xenomorfo mediante un atto penetrativo violento. Le analogie con gli insetti non si fermano qui, in quanto Giger ha modellato il design del suo alieno sulle caratteristiche fisiche degli atropodi come esoscheletro, abitudini e movenze. Nei successivi film della saga sono stati introdotti altri elementi tipici degli insetti, come la presenza di una Regina, di un alveare e di un'organizzazione simile a quella delle api. L'idea di fondo di questa connotazione dell'alieno viene da una delle paure più comuni per l'essere umano, che percepisce gli insetti come organismi molto distanti da sé, sia biologicamente che esteticamente, sfociando in alcuni casi nell'entomofobia. Un precedente illustre si ha nel racconto la Metamorfosi di Franz Kafka, in cui il protagonista, trasformato in uno scarafaggio, rappresenta in metafora l'alienazione causata dalla società sull'individuo. Allegoricamente, Kafka ha voluto rendere l'emarginato una creatura che suscita disgusto e paura, allontanandolo totalmente dalla dimensione umana.

Il motivo per cui Kafka e Giger hanno visto negli insetti l'ispirazione dell'alieno, sia esso reale o simbolico, è da ricercare forse nella divisione tra vertebrati e artropodi, avvenuta nel periodo Cambriano (540 milioni di anni fa) e che nel corso dell'evoluzione potrebbe aver lasciato una traccia di paure ancestrali negli esseri umani. Gli oceani del Paleozoico infatti erano popolati da una grande varietà di artropodi, che si svilupparono in molteplici forme e dimensioni, dominando sulla fauna come predatori in cima alla catena alimentare. Gli antenati dei vertebrati, appena apparsi nella storia evolutiva, erano piccoli e inermi creature dotate di una sottile striscia ossea, la colonna vertebrale, appunto, e costituivano il nutrimento principale dei grandi artropodi come gli Euripteridi, giganteschi “scorpioni di mare” lunghi fino a due metri. L'evoluzione ha poi favorito i vertebrati nella colonizzazione delle terre emerse, garantendo lo sviluppo di creature dotate di endoscheletro fino alle più grandi dimensioni (come nel caso dei Dinosauri) e limitando quello degli artropodi, provvisti di esoscheletro, data la differenza di pressione dell'ambiente terrestre da quello marino. In seguito, i mammiferi hanno trascorso l'intero Mesozoico, era dominata dai rettili, confinati in habitat ristretti come il sottosuolo o le radici degli alberi, entrando in contatto coi primi insetti terrestri, molto più grandi di quelli odierni. Tutto questo potrebbe far supporre che il timore per gli invertebrati trovi origine in queste pieghe della storia evolutiva.
Quello che è certo è che Alien fa leva su questo timore, e presenta lo xenomorfo come una vera e propria rappresentazione dell' “altro”, ostile e pericoloso.

Il personaggio di Ash, interpretato magistralmente da Ian Holm, non è un essere umano, bensì un androide, pertanto non avverte la distanza dall'alieno, anzi arriva ad affermare in un dialogo con gli altri membri dell'equipaggio: «Ancora non capisci con che cosa hai a che fare, vero? Un perfetto organismo. La sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità» «Tu lo ammiri...» «...ammiro la sua purezza. Un superstite... non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità».
Pur non essendo umano Ash è stato creato e programmato da umani, i padroni della compagnia per cui lavora l'equipaggio, e ne rappresenta la cieca ingordigia a discapito di altri. Il tema del rapporto uomo-androide verrà ripreso da Scott nel successivo Blade Runner, tratto da un racconto di Philip K. Dick (Do androids dream of electric sheep?) in cui si arriva a dibattere sull'autocoscienza degli organismi artificiali e sulle implicazioni che essa potrebbe avere sulla società umana.

Come si è detto in precedenza l'alieno, come il vampiro di Stoker, comincia a uccidere i membri dell'equipaggio uno ad uno, sfruttando le sue capacità di mimetismo e di adattamento all'ambiente. Le uccisioni non sono mai mostrate direttamente, mantenendo alta la tensione e il senso del mistero. Uno dei punti di forza di Alien è nello svelare pochissimo la creatura, in un climax visivo che culmina in un'inquadratura dell'alieno a figura intera e nel dettaglio della testa. Gli effetti speciali, ad opera di Carlo Rambaldi, in collaborazione con Giger, vinsero l'Oscar nel 1980 e rappresentano un sapiente miscuglio di tecnica e scelte registiche volte a spingere al massimo le emozioni di meraviglia e spavento suscitate nello spettatore. Dopo aver visto il nemico nella sua interezza, gli umani superstiti decidono di dargli la caccia, pur rendendosi conto delle scarse possibilità di prevalere. Ed è qui che un altro interessante tema entra in gioco: la lotta per la sopravvivenza. Lo struggle for life teorizzato da Charles Darwin ne L'origine delle specie, tema fondamentale della teoria evoluzionistica, viene rappresentato in Alien dal punto di vista dello xenomorfo e dell'essere umano. L'alieno infatti ha come unico scopo la preservazione della sua specie. In una scena eliminata dal montaggio finale Ripley trova il comandante Dallas, ancora vivo e imbozzolato dall'alieno di fronte a un uovo, pronto per essere usato per la riproduzione. La stessa Ripley, interpretata da Sigourney Weaver, rappresenta la volontà di sopravvivenza umana e, rimasta sola, lotta fino all'ultimo con l'alieno. Nonostante la grande intelligenza dimostrata dal mostro, Ripley riesce a liberare la nave dalla sua presenza infestante mediante l'astuzia. Le perdite sono però incalcolabili, oltre ad aver perso i compagni di viaggio Ripley ha dovuto distruggere la nave fuggendo a bordo di una capsula di salvataggio. Ciononostante l'essere umano è uscito vincitore dallo scontro con l'alieno, pur restandone per sempre mutato.

«Rapporto finale del veicolo spaziale Nostromo, da parte del terzo ufficiale. Gli altri componenti dell'equipaggio Kane, Lambert, Parker, Brett, Ash e il comandante Dallas sono morti. Carico e nave sono distrutti. Dovrei giungere alla frontiera tra sei settimane. Se sono fortunata la sorveglianza mi porterà in salvo. Parla Ripley, unica superstite del Nostromo. Passo e chiudo».