Sherlock Holmes e l'Enigma del cadavere scomparso

Luca Martinelli
Sherlock Holmes e l'Enigma del cadavere scomparso
Milano: DelosBooks, 2014
252, € 3,99 (ebook)
ISBN: 9788865304884

di Arianna Ricci

Fin dai tempi in cui Arthur Conan Doyle posò la penna per l'ultima volta, il mondo intero non si è potuto rassegnare all'idea che le avventure di Sherlock Holmes fossero terminate, e così nacquero i primi romanzi apocrifi, spettacoli teatrali, sceneggiati radio e tv. I club di appassionati, esperti, studiosi e aficionados di Sherlock Holmes e delle sue avventure sono centinaia in tutto il mondo: in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, ma anche in Francia, Germania, Svezia, Giappone, Venezuela, Cina, etc... Molti hanno pagine web su internet e comunicano tra loro, cosicché la lista degli “Hounds of Internet” (il gruppo online accertato più ampio per la discussione su Sherlock Holmes e argomenti affini) consta di 512 corrispondenti dai cinque continenti.

In Italia, la maggiore associazione in questo senso è Uno Studio in Holmes, nata a Firenze nel 1987 e da anni società affiliata (Scion Society) dei Baker Street Irregulars. Organo ufficiale di Uno Studio in Holmes è la rivista chiamata (ovviamente!) The Strand Magazine, di cui il direttore responsabile è Luca Martinelli. Giornalista presso l'ufficio stampa del consiglio regionale della Toscana, Martinelli ha passato quindici anni nelle redazioni dell’Unità, di cui è stato caposervizio, del Corriere di Prato e del settimanale economico ToscanAffari, di cui è stato caporedattore e poi direttore. In quanto scrittore e "sherlockiano", invece, nei primi anni del Duemila la Solid Book di Torino ha pubblicato i suoi racconti in due diverse antologie, poi ripubblicate nella collana che Fabbri Editori ha dedicato all’opera di Arthur Conan Doyle e agli apocrifi sul detective di Baker Street. Fra i suoi titoli principali, si trovano Il palio di Sherlock Holmes (Alacràn, 2009), che è stato tradotto in Francia e in Turchia, Lo strano caso del falso Sherlock Holmes (Ur Editore, 2011) e Sherlock Holmes e la morte del cardinale Tosca (Ur Editore, 2012), vincitore del premio “Garfagnana in giallo” e finalista del premio “Scrittore toscano dell’anno”.

Nell'aprile di quest'anno esce il nuovo romanzo Sherlock Holmes e l'enigma del cadavere scomparso, ambientato nel 1910. Il detective di Baker Street, ritiratosi ormai nel suo cottage di Eastbourne, nel Sussex, viene richiamato a Londra dalla signorina Meredith Jowett, “una bellezza rara” dotata però di un “carattere militaresco” (p. 20), alla quale Holmes ha dato appuntamento nello studio del Dottor Watson in Queen Anne Street (all'insaputa di quest'ultimo). Presto i due compagni di tante indagini si troveranno immersi in un caso all'apparenza indecifrabile, in cui due suffragette di Birmingham, Genette Duffy e Nettie Whiterington, amiche della signorina Jowett, sono state ingiustamente accusate dell'omicidio di un libraio, e il vice-comandante Kesey della polizia locale, in cerca di un avanzamento della carriera più che non della verità, dopo averle incarcerate, desidera ardentemente poterle condurre immediatamente al processo, ma un dettaglio non trascurabile ha cristallizzato le sue trame: il cadavere del libraio è stato trafugato e risulta, a tutti gli effetti, scomparso.

Nel romanzo si ritrovano tutte le combinazioni che hanno reso famosi gli scritti di Conan Doyle, ma questo non porti i lettori ad ingannarsi: non si tratta di un mero esercizio di stile, anzi, in realtà Martinelli diventa Arthur Conan Doyle, o forse dovrei dire Holmes e Watson, seguendo la teoria del Grande Gioco sostenuta da Uno Studio in Holmes e da molte altre associazioni, secondo la quale Sherlock Holmes e il Dottor Watson sono realmente esistiti, e Sir. Arthur Conan Doyle era soltanto l'agente letterario del dottore.

Poiché l'avventura è ambientata nel 1910, fra le pagine del libro vi è un Holmes che si trova alle prese con la nascita della prima tecnologia moderna e, pur avendo ceduto alla necessità di dotarsi di un telefono, detesta cordialmente le automobili, rimanendo fedele alle carrozze. Pur rifiutandosi di ammetterlo, spiega Martinelli, Holmes è un inguaribile nostalgico.

I dettagli storici sono curati con grande precisione, corredati di note che permettono al lettore di intuire tutti i riferimenti. Ad esempio, a pag. 22, Holmes attira l'attenzione del Dottor Watson sulle piccole pietre incastonate nell'orologio della signorina Jowett: smeraldi della Colombia, perle dell'oceano Indiano e ametiste della Russia. Non è la loro provenienza ad essere importante, ma il loro colore: verde, bianco, violetto, in inglese “Green, White, Violet”. Nella nota a fondo pagina, Martinelli spiega che le iniziali dei tre colori sono l'acronimo di “Give Women Vote” ovvero il motto delle suffragette, “date il voto alle donne”. È qui che Holmes svela l'identità della signorina Jowett come sostenitrice attiva del movimento per il voto alle donne; abituata ad essere derisa e vilipesa dalla controparte maschile della società, Miss Jowett è immediatamente pronta a difendersi, salvo poi rimanere sorpresa, quando Holmes non solo narra di avere una fitta corrispondenza postale con niente meno che Emmeline Goulden Pankhurst, ma aggiunge: “io sono sinceramente convinto che alle donne debba essere riconosciuto il diritto di voto per il Parlamento. Non vedo controindicazioni di sorta. [...] Oltretutto, trovo ridicolo che un popolo neghi alle donne l'accesso al Parlamento e non si sia mai opposto, nel corso dei secoli, all'essere governato da una Regina. La defunta Regina Vittoria, anzi, era amatissima dai suoi sudditi.” (p. 25)

A tutto ciò, dunque, si ricollega la preoccupazione del detective e del dottore, quando giunge loro la notizia che le due suffragette incarcerate si sono dichiarate prigioniere politiche e hanno deciso di seguire l'esempio di Marion Wallace Dunlop (1864 – 1942). Attivista e politica inglese, Marion Dunlop fu la prima suffragetta che ricorse allo sciopero della fame, in conseguenza all'arresto per atti vandalici avvenuto il 5 Luglio 1909 a Londra. La prassi dell'epoca prevede che, dopo alcuni giorni di sciopero della fame, venga praticata l'alimentazione forzata: una vera e propria forma di tortura mascherata da atto di carità.

Tra i tanti incontri fatti dal detective e dal dottore nel corso del romanzo, un delizioso cammeo compare a sorpresa a pag. 107, al del Golden Pub di Birmingham. Un gruppo di studenti riempie l'atmosfera con un gran vociare concitato, preliminare di una serata in allegria, ma nel bel mezzo del fracasso si distinguono una domanda e una risposta ben precisa:

“A proposito, sei convinto di quanto hai sostenuto alla riunione della società? Pensi davvero che le motivazioni e i metodi delle suffragette siano da condividere?” “Come del fatto che mi chiamo John Ronald Reuel Tolkien!”

Martinelli, in nota, spiega infatti che il celebre autore del Signore degli Anelli ha effettivamente frequentato la King Edward's School di Birmingham, dove fu uno degli animatori della Società del Dibattito, del Tea Club e della Barrovian Society.

Le trame ordite dal vice-comandante Kesey a danno delle suffragette ed in favore della sua carriera si profilano come un vero e proprio complotto, paragonato a quello scoperto in Inghilterra poco prima, il cosiddetto “caso Edalji”. Nel 1903, George Edalji ricevette lettere anonime, che lo accusavano di aver compiuto atti vandalici ed uccisioni di animali, conosciuti come “gli oltraggi di Great Wyrley”. Tuttavia, la polizia ritenne che l'autore delle lettere accusatorie e degli atti fosse Edalji stesso, che venne incarcerato. Edalji dunque si rivolse ad Arthur Conan Doyle, affinché perorasse la sua causa. Quest'ultimo indagò a fondo fino a raccogliere abbastanza prove a favore dell'imputato da scatenare una campagna di stampa che, oltre ad essere passata alla storia, portò alla revisione del processo e alla proclamazione dell'innocenza di George Edalji. L'episodio, citato nel
romanzo di Martinelli, fu decisivo per la fondazione di una corte d'appello in Inghilterra.

All'accuratezza storica, si affiancano le dettagliate descrizioni dei paesaggi, delle reazioni dei personaggi e dei loro gesti. Inoltre, come in ogni “apocrifo” di Sherlock Holmes che si rispetti, non possono mancare i riferimenti ai casi precedenti, come a pag. 150, quando, vedendo il nome del celebre tipografo John Baskerville, passando dietro l'elegante zona di Broad Street, Watson ha un brivido, ripensando al celeberrimo caso del mastino di Dartmoor.

Il metodo investigativo di Holmes, inutile dirlo, è rispettato alla lettera ed applicato alla perfezione, non mancano dunque i momenti in cui egli sembra leggere nel pensiero degli altri personaggi o vedere nel futuro, ma quando il velo dello stupore viene squarciato, ecco che si profilano ragionamenti perfettamente strutturati, basati sull'osservazione e la deduzione, sull'immagazzinamento dei dati, ma soltanto di quelli più utili perché, spiega Holmes, la mente è come una soffitta vuota che va riempita, senza che le informazioni vengano affastellate occupando con dati inutili spazio prezioso.

In Uno scandalo in Boemia, Holmes si rivolge a Watson dicendo: “Sarei perso senza il mio Boswell!”, facendo riferimento a James Boswell, biografo ufficiale di Samuel Johnson. Poiché il cognome di Boswell è entrato a far parte della lingua inglese, per indicare un compagno e un costante osservatore che registra ogni cosa per iscritto, Holmes sta rivolgendo una parola affettuosa al dottore che lo ha accompagnato in tanti casi, con il suo taccuino. Le stesse parole dello Scandalo, possono essere riferite al Dottor Watson di Martinelli, che certo non è soltanto “una spalla”, ma anzi, pur non essendo brillante come Holmes, è parte fondamentale del caso, e in due occasioni dimostra l'efficacia del proprio intuito.

Dopo l'ultima pagina, insomma, ho provato la sensazione di aver letto un'autentica avventura del detective di Baker Street e del suo inseparabile “Boswell”, e i miei pensieri di lettrice si sono trovati a coincidere con la frase finale del romanzo:

“Holmes e la cometa di Halley. Due fenomeni meravigliosi e unici. La cometa sarebbe riapparsa dopo un viaggio di settantasei anni. E Holmes?”