JURASSIC PARK. Riportare in vita i dinosauri si può e si deve fare?

di Andrea Colombi

Dall’uscita del romanzo di Michael Crichton nel 1990 e del film omonimo di Steven Spielberg nel 1993, del quale mi occupo in questa sede,  l’interesse del grande pubblico per i dinosauri è cresciuto esponenzialmente e sicuramente in molti avranno pensato, sognato o temuto che la clonazione dei giganti del passato divenisse qualcosa di reale, oltrepassando il confine tra fantascienza e scienza. Non soltanto gli appassionati del genere ci hanno fatto un pensierino, anche numerosi scienziati se ne sono occupati, andando a verificare se effettivamente il processo di creazione descritto da Crichton e rappresentato da Spielberg avesse un fondamento scientifico. Rob DeSalle e David Lindley, un biologo e un fisico, nell’opera Come costruire un dinosauro. La scienza di Jurassic Park e del Mondo Perduto si chiedono se con le tecniche di oggi (il libro è stato pubblicato nel 1997) sia attuabile un progetto del genere, partendo dal DNA di dinosauro rinvenuto dalla zanzara rinchiusa nell’ambra fossile, fino alla costituzione di un ecosistema stabile, come nel parco di John Hammond.

La risposta dei due autori è negativa, per una lunga serie di ragioni; essi però non negano a priori la possibilità che in futuro ciò sia realizzabile, il progresso della scienza e delle tecnologie potrebbe rimuovere gli ostacoli che adesso ci sembrano insormontabili. Si conosce ancora troppo poco del DNA e dell’ingegneria genetica per poter bollare come impossibile la creazione di dinosauri, anche se rimane altamente improbabile. Dal saggio di DeSalle e Lindley emerge quanto poco si sappia sui dinosauri e quanti dubbi permangano tra gli esperti in materia. Erano creature a sangue caldo o freddo? Gli uccelli discendono davvero dai dinosauri? Cosa ha causato la loro estinzione di massa sessantacinque milioni di anni fa?  I pareri sono discordi e non è facile reperire abbastanza prove per confermare la validità di una teoria piuttosto che un’altra. Poiché tra gli stessi scienziati non c’è una teoria universalmente riconosciuta, sia il libro che il film si sono potuti prendere numerose libertà; viene chiaramente esplicitata la stretta parentela tra dinosauri e uccelli nella descrizione che il paleontologo Alan Grant dà dei velociraptor, viene inoltre sposata l’ipotesi dell'omeotermia, ossia che essi siano capaci di mantenere la temperatura corporea costante, indipendentemente dall’ambiente esterno.

All’interno di Jurassic Park la voce della coscienza e dell’autore stesso è incarnata dalla figura dell’eccentrico matematico Ian Malcolm, sostenitore della teoria del caos, il cui asserto di base è che minime variazioni alla condizioni iniziali possano modificare enormemente gli sviluppi futuri del sistema, in maniera non prevedibile. Malcolm  la esemplifica tramite l’immagine del butterfly effect. Fin dalle prime battute egli è palesemente critico nei confronti del progetto di Hammond e della sua visione della scienza. È certo che non sia possibile controllare un sistema altamente complesso, le variabili sono troppe perché l’uomo possa credere di averlo stabilizzato definitivamente, l’imprevisto e il caso possono sconvolgere le certezze umane, prima o poi la natura troverà un modo per ribellarsi e allora il disastro sarà inevitabile. Malcolm non sa spiegare per quali ragioni ci sarà la catastrofe, ma è sicuro che essa prima o poi si verificherà, perché gli scienziati «erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare» (Jurassic Park (1993), Steven Spielberg, Usa), ad essi non importa quali potranno essere le conseguenze delle loro azioni, non si rendono conto che la cosa sfuggirà loro di mano perché troppo complessa e ingestibile, non si assumono le loro responsabilità morali. Crichton sottolinea dunque la tendenza degli scienziati a fare cose per il gusto di farle e la loro incapacità di tenere sotto controllo l’esperimento. Il tema non è certo nuovo, già nel Frankenstein, il primo romanzo di fantascienza, Victor Frankenstein non è in grado di prevedere gli esiti nefasti della sua folle creazione, né si interroga se sia giusto o meno dare vita alla sua creatura.

Ma se in Frankenstein non è presente un uso della scienza per scopi di lucro, il progetto di Hammond è quello di dare vita a un parco di divertimenti, di sfruttare i dinosauri per il proprio tornaconto personale. Come predetto da Malcolm, alla fine la teoria del caos interviene e si verifica la tanto temuta catastrofe. A dare inizio al disastro è il cattivo del film, il programmatore dei sistemi informatici dell’isola Dennis Nedry, corrotto dalla BioSyn, una società rivale della InGen di Hammond. Per trafugare degli embrioni, Nedry disattiva tutti i sistemi di sicurezza del parco, compresi i recinti elettrificati dei dinosauri. Da qui in poi iniziano le disavventure per i personaggi impegnati nel giro del parco. Il fattore scatenante dei disastri sarà pure ravvisabile nel sabotaggio di Nedry, ma i protagonisti si rendono ben presto conto che i dinosauri sono sfuggiti al controllo sistematico e hanno cominciato a riprodursi in maniera indipendente contro ogni previsione, anche se gli scienziati avevano creato solo esemplari femmina. Il progetto della InGen è miseramente fallito, la natura ha trovato la strada. Dopo una serie di rocambolesche avventure, incontri spiacevoli con raptor e T-rex, spesso e volentieri grazie ad una fortuna sfacciata, Grant, Malcolm, la prof.ssa Sattler, Hammond e i suoi nipoti  riescono a fuggire sani e salvi dall’isola a bordo di un elicottero. Nel libro tra i superstiti non rientra il miliardario John Hammond, il quale rimane ucciso da un gruppo di piccoli dinosauri carnivori. Se nel film è una figura positiva, nell’opera originale è tutto l’opposto, soltanto interessato a fare soldi con qualsiasi mezzo, tanto da negare fino all’ultimo l’evidente fallimento del suo parco; anzi è certo che con alcune correzioni e accorgimenti si possa rimediare a malfunzionamenti ed errori del sistema.

La scienza nel XX secolo gioca un ruolo fondamentale per il futuro dell’uomo e in Jurassic Park essa mostra tutto il suo potere, innalzando l’uomo a creatore della natura, ma un creatore inconsapevole delle conseguenze delle sue azioni, delle implicazioni morali che ne seguono necessariamente. Questo non è un problema di cui la scienza e gli scienziati si preoccupano, né tanto meno i finanziatori del progetto del parco. Come ribadisce Malcolm in uno scambio di battute con Hammond:

La mancanza di umiltà di fronte alla natura che si dimostra qui... mi sconvolge. Lei non vede il pericolo che è insito in quello che fa? La potenza genetica è la forza più dirompente che esista e lei se ne serve come un... un bambino che gioca con la pistola del padre.
(Jurassic Park (1993), Steven Spielberg, Usa)

Crichton, con Jurassic Park, ci pone davanti all’ormai tramontata avalutatività della scienza, la quale deve invece preoccuparsi delle conseguenze etiche delle sue ricerche e scoperte. L’uso indiscriminato e senza limitazioni di alcun tipo del suo potere ha portato all’inevitabile catastrofe; ma al di là di quanto è successo su Isla Nublar, fin dall’inizio gli scienziati avrebbero dovuto chiedersi se il progetto di clonazione di specie estinte da milioni di anni fosse lecito. Tramite le parole di Malcolm la straordinaria scoperta scientifica, e più in generale ogni scoperta, è definita come uno stupro del mondo della natura. Nonostante il monito lanciato dall’autore e la pesante critica rivolta a una scienza interessata solo ai risultati, ancora oggi si parla di clonazione di animali estinti; il paleontologo Jack Horner, collaboratore scientifico di Spielberg e fonte d’ispirazione per il personaggio di Alan Grant, in un recente libro dal titolo Come costruire un dinosauro sostiene di essere realmente in grado di dar vita a uno di questi lucertoloni terribili. Magari non così terribile in questo caso, visto che il punto di partenza sarebbe un pollo, sempre in accordo con la teoria della stretta parentela tra dinosauri e uccelli. L’idea sarebbe quella di andare ad intervenire sul genoma del pollo allo stato embrionale, disattivando i geni delle ali, del becco e riattivando quelli dei denti e della coda, dando vita a una sorta di pollosauro. Non soltanto i dinosauri però, negli ultimi anni la scoperta di un piccolo mammut ibernato e quasi integro nei ghiacci della Siberia ha fatto sì che in molti si siano mossi per la clonazione dell’animale. Ma non sarebbe meglio che ciò che si è estinto rimanga tale? Come si era chiesto Ian Malcolm, prima che tutto precipitasse, per poi, alla vista del Tyrannosaurus Rex che attaccava lui e Grant, ammettere: «quanto detesto avere sempre ragione» (Jurassic Park (1993), Steven Spielberg, Usa).

 

 

______________

Bibliografia:
- DeSalle R., Lindley D. (1997), Come costruire un dinosauro. La scienza di Jurassic Park e del Mondo perduto, trad. it. di P. D. Napolitani, Raffaello Cortina Editore, Milano.
- Manfredi A., Io, esperto di Jurassic Park posso creare il pollosauro, 26/5/2012, [http://www.repubblica.it/scienze/2012/05/26/news/pollosauro_jack_horner-35913170/]. 
- Novelli D., I dinosauri sognano pecore fossili?, [http://www.futureshock-online.info /pubblicati/fsk17/novelli.htm].

Filmografia:
- Spielberg S., Jurassic Park, 1993, Usa.