WICKED: Life and time of the Wicked Witch of the West

 

Gregory Maguire

WICKED: Life and time of the Wicked Witch of the West

«Dialogo sopra i tre massimi sistemi del Regno di Oz: la rivolta tra le strade di Shiz»

 

di Francesca Falchetti

 

«La scienza, mie care, è la dissezione sistematica della natura nel tentativo di ridurla a elementi funzionali che seguano più o meno rigidamente le leggi universali. La stregoneria opera nella direzione opposta: sintesi, non analisi; costruzione di nuovi oggetti, non studio dei vecchi. Diviene Arte. Altro che pittura, teatro e Belle Arti, la stregoneria non mette in posa il mondo, né lo rappresenta: lo diventa. Quale nobile intento!»    

É questa la spiegazione che la Signorina Grigiolina, insegnante di Stregoneria all’Università di Shiz, dà ad un’alunna impertinente che le chiede che cosa distingua la scienza dalla stregoneria. Non stupisce che nel Regno di Oz, come leggiamo nel romanzo di successo del ’95 Wicked: Life and time of the Wicked Witch of the West dello statunitense Gregory Maguire, la stregoneria sia del tutto tollerata e appoggiata dallo stesso governo a cui è a capo il misterioso Mago.

                                                                                                   Forse quello che ci lascia un po’basiti è come essa coesista, al tempo stesso, con le scienze naturali e con la religione “unionista”, caratterizzata dalla rigida osservanza ai suoi precetti. Tre sistemi del tutto differenti, che coinvolgono tutti gli abitanti del Regno, tanto che nella rinomata Università di Shiz gli studenti possono scegliere tra la specializzazione in stregoneria e quella in scienze naturali. 

É proprio tra le mura delle biblioteche dell’Università che si svolgono gli esperimenti scientifici del Dr. Dillamond e di Elphaba, passata alla storia della letteratura, come la perfida Strega “verde” dell’Ovest, per dimostrare che non vi sia nessuna differenza biologica tra gli Animali (provvisti di anima) e gli animali (coloro che non la possiedono) e poi ancora tra Animali e umani.

                                                                                                   Entrambi sanno perfettamente che «la letteratura sull’argomento era profondamente intrisa di ideologia unionista, e prima ancora pagana, che la rendeva inservibile per l’indagine scientifica» e «che l’Università di Shiz nasce come monastero unionista» e a quanto dice Elphaba, non stupita da tale paradosso anche lo scienziato è unionista (sappiamo perfettamente dalla storia che la maggior parte degli scienziati abbracciò la dottrina religiosa). Non resta che agire in clandestinità, lontani dal controllo governativo.

                                                                                                   Il Dottor Dillamond, come un “fantastico” Galileo Galilei, nel suo laboratorio, continua a sperimentare, grazie alle sue lenti (come lo strumento ottico che inizia a diffondersi nel 1609), ma «prima di annunciare i suoi ritrovamenti, voleva individuare la maniera più politicamente vantaggiosa per presentarli». Gli esperimenti vengono scoperti dal governo. Nessuna richiesta di abiura. Il Dr. Dillamond viene barbaramente assassinato. Le straordinarie scoperte vengono oscurate dalla potenza dell’Unionismo e del Mago, nonostante le speranze riposte in quest’ultimo che «è un uomo di potere, l’evoluzione della scienza deve stargli a cuore». Solo poche pagine prima, l’atea Elphaba diceva ad un amico: «Come vi ho già spiegato, io non comprendo la religione, benché quello di prescrizione sia un concetto che comincio ad afferrare. In ogni caso, spesso e volentieri la prescrizione religiosa si trasforma in proscrizione: in altre parole, condanna a morte».

                                                                                                   Le scienze naturali devono rimanere innocue, relegate solo ad un mero insegnamento accademico, senza alcun tipo di sperimentazione che possa andare a minare le verità oramai dogmatiche di secoli di incantesimi e atti di fede. Cos’è in realtà la magia? É davvero solo Arte? La scettica Elphaba dice a Glinda che vuole diventare strega: «La stregoneria è un’arte futile e completamente autoreferenziale: non consente alcun progresso.» La scienza deve essere quindi progresso, ma anche la definizione di stregoneria, dataci dalla Signorina Grigiolina risulta come una minaccia per gli Unionisti perché «soltanto il Dio Innominato ha la facoltà di creare. Se confonde la stregoneria con la creazione, la Signorina Grigiolina rischia seriamente di corrompere i tuoi principi morali.» La creazione o forse la Creazione farebbe trionfare la religione e le sue proscrizioni, ma bisogna ricordare che al potere, prima di tutto vi è un Mago, che governa attraverso la stregoneria, non ancora ben definita. 

 

Al Dr. Dillamond succede il Dr. Nikidik, strettamente legato alla corte, che scatena il panico tra gli studenti quando le sue lezioni teoriche di scienze naturali si dimostrano intrise di stregoneria. Qual è il confine quindi tra stregoneria e scienza? La stessa Elphaba, nel corso del romanzo, paladina della razionalità e del laicismo, si dovrà arrendere alla stregoneria, diventando lei stessa strega. Il limite sta davvero nella dicotomia sintesi/analisi? É lo stesso dilemma che sta alla base della scienza moderna. Senza nessuna di queste discipline “non esatte”, senza una conseguente loro dipendenza, la scienza non sarebbe mai potuta nascere e poi diffondersi. La differenza sta proprio, nell’approccio alla realtà e nel modo di concepire l’accesso alla conoscenza. L’elitarismo di cui gode la categoria dei maghi e delle streghe ha, storicamente, anche dei connotati politici, e nel nostro caso, è proprio un Mago a regnare sulle terre di Oz. Così, come l’alchimia, dalla duplice valenza: spirituale e materiale. O è forse lo scopo o il prodotto finale a determinarne la differenza? Un po’come dichiarare la quasi scontata scientificità della ricerca e della fabbricazione della Pietra Filosofale che generalmente crea, trasforma materiale in altro materiale (se si tralascia lo scopo forse primario dell’elisir di lunga vita). 

 

 

E poi, come si è sottolineato precedentemente, ci troviamo di fronte ad Elphaba, che si trova nel mezzo, di queste due realtà. Ci appare non molto diversa da Giordano Bruno (considerato quasi un mago rinascimentale), il suo mondo è “reale”, tangibile, come quello del filosofo naturale. Non si è ancora giunti pienamente alla “professione” di scienziato (il termine scienziato inizierà ad essere usato solo nell’Ottocento) come viene incarnata da Galileo Galilei, come dal Dr. Dillamond. Giordano Bruno nel suo De Umbris Idearum scrive che la religione non è falsità, ma oscuramento della verità. É quello che pensa anche Elphaba che auspica la laicizzazione della ricerca scientifica e il superamento della religione, che si manifesta anche nella paradossale religiosità di Dillamond. La somiglianza del Dottore con la figura di Galileo sta anche in questa sua convinzione: è infatti risaputo che Galilei era convinto che non vi fosse alcun contrasto tra natura e sacre scritture. Ciò che costituiva la maggiore differenza era il linguaggio non scientifico di Dio. É per questo motivo che la religione deve passare in secondo piano, per lasciar spazio al vero linguaggio, quello scientifico.                                                                                             

Quello che emerge da questo libro, che prima di tutto è una fantasy novel, sono le dinamiche delle varie rivoluzioni in campo tecnico e scientifico che si sono susseguite anche nel corso della nostra storia moderna. I tre sistemi: Scienze Naturali, Religione e Magia che regnano contrastandosi e amalgamandosi, differenziandosi, sul territorio di Oz, mostrano le basi della nuova concezione di Scienza e l’affermarsi della figura di questo interprete razionale, lo scienziato, che “decodifica” la Natura, che muta e si evolve.