H.P. Lovecraft e il NECRONOMICON

di Elisa Baioni

 

«TEORIA GENERALE DELL’INESISTENZA REALE: Ogni cosa in cui si crede alla fine diviene reale e più sono coloro che vi credono più alla fine questa realtà si concretizza».

[Chandra Singh, Considerations Upon Non-Existing Realities, 1976.]

 

Profetica. 

 

Non si potrebbe trovare aggettivo migliore per descrivere la Teoria Generale dell’Inesistenza Reale appena citata, presentata nel 1975 dal professor Chandra Singh al Primo Congresso Internazionale di Paralettura dell’Università di Bombay. E non si potrebbe trovare teoria migliore per riassumere la storia del Necronomicon di H.P. Lovecraft, un libro vero che vero non lo è mai stato. 

A discapito dei lettori che speravano di adocchiare un autentico grimorio di magia nera, Lovecraft non ha mai scritto il Necronomicon né esiste un testo di cui esso rappresenterebbe la rielaborazione sotto nome falsato. Persino l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sembra essere giunta a questa conclusione: nel 2001 un lettore denunciò la casa editrice Fanucci per «pubblicità ingannevole», quando questa decise di intitolare a Lovecraft un testo che conteneva saggi scritti da vari autori (l’episodio è citato a p.9 del Necronomicon a cura di Sergio Basile). La Fanucci perse la causa e dovette modificare la copertina, pena l’arresto fino a tre mesi. Ma allora il Necronomicon che posso ordinare in libreria che cos’è?

 

Esiste un termine specifico per questi casi, ed è pseudobiblia. Gli pseudobiblia sono artifici narrativi, libri mai scritti nella realtà che vengono citati in opere differenti, a volte solo con il titolo, altre con veri e propri estratti, sempre rigorosamente inventati. Esistono decine di manoscritti che rientrano in questa categoria e persino intere bibliografie falsate, di cui potrete avere un assaggio sfogliando il testo di Basile:

 

«I vari Necronomicon pubblicati dagli anni ’70 a oggi sono libri “veri” e in questo, solo in questo, sta il loro “essere falsi” rispetto a un originale inesistente, di cui esiste solo un nome, una collocazione bibliografica fasulla, una bibliografia immaginaria, un autore inventato» (Basile S. (a cura di), Necronomicon, p. 14). Quindi qual è la vera storia del Necronomicon? Il primo passo per capirla è partire dall’ideatore.

 

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 1890 – Providence, 1937) fu molte cose assieme: ecclettico scrittore di racconti dell’orrore; curatore di riviste amatoriali a sfondo scientifico; fu materialista e razionalista, critico ironico dello spiritismo e delle pseudoscienze; curioso onnivoro dello scibile, appassionato di chimica, astronomia, storia, letteratura, mitologia e poesia; uomo che con la mente in continuo esplorava luoghi remoti e impalpabili, pur rimanendo ancorato alla sua città e alla quotidianità con tutto il corpo. Molte delle sue idee furono partorite dopo incubi spaventosi: paesaggi angoscianti e desolati, mostri senza dimensione e tempo, forze arcane e ignote, manipolatrici di un’umanità misera e persa nello spazio.

Tutto confluiva in racconti che sono per lo più «[...] racconti d’immaginazione: più che il frisson, più che il brivido del colpo di scena quello che qui conta è la costruzione immaginaria, l’atmosfera onirica, gli squarci di visone che a volte si aprono nella sua prosa densa di aggettivi [...]» (Lippi G. (a cura di), H.P.Lovecraft - tutti i racconti: 1897-1922, p. XVII).

 

Nel 1926 cominciò a delinearsi, sotto forma di racconti lunghi, quello che successivamente venne chiamato «il ciclo di Cthulhu». Azathoth, Yog- Sothoth, Nyarlathotep, Cthulhu sono solo alcuni dei nomi (generalmente riassunti nell’espressione «i Grandi Antichi») legati al pantheon ideato da Lovecraft. Sono entità mostruose e folli, al di là di ogni tentativo di comprensione razionale: sparse nelle vaste e vuote distese dell’universo, attendono il momento di reimpossessarsi dell’intero cosmo. È anche grazie ai miti di Cthulhu che la vicenda del Necronomicon prese forza.

 

Il testo comparve per la prima volta nel racconto The Hound, del 1922. Stando alle testimonianze di August Derleth e Sprague de Camp – amici di Lovecraft e scrittori di racconti dell’orrore, – questa idea fu ispirata dal poema latino di astronomia scritto in età augustea da Marco Manilio e intitolato Astronomicon Libri. Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco – studiosi di fantascienza e appassionati di Lovecraft, – ritengono, sulla base di alcune affermazioni fatte da Lovecraft nell’epistolario, che un altro libro di riferimento sia stato il celebre Chiave di Salomone, conosciuto probabilmente tramite il Ceremonial Magic di A. E. Waite. Altro scritto plausibile come fonte di ispirazione fu il Picatrix, ma sulla natura di questo scritto ci sono pareri discordanti: per lo studioso Roger Bryant si tratterebbe di un testo di magia araba tradotto in latino da Pico della Mirandola. Per Domenico Cammarota, invece, sarebbe un libro di alchimia e medicina scritto dall’arabo Abd Al-Latif, nome assonante con Abul Alhazred.

 

Nel 1926, con The Call of Cthulhu, il Necronomicon si legò definitivamente alla cosmologia di Cthulhu, divenendo un libro di invocazioni di guardiani ed entità malefiche, scritto nella lingua blasfema e impronunciabile degli Antichi. Nel 1927 Lovecraft cominciò a stendere la sua storia per soddisfare la crescente curiosità dei lettori, accattivato da quello che aveva tutti i connotati per essere uno scherzo ben riuscito. Mescolò luoghi e personaggi reali con ambientazioni e persone fittizie, prestando cura alla cronologia, ai nomi e ai termini impiegati, di modo che fossero il più possibile verosimili. Il risultato fu un amalgama di verità e finzione indistinguibile da un lettore disattento o poco erudito.

 

Il titolo originario dell’opera è Al Azif. Lovecraft afferma che il testo fu scritto nell’VIII secolo dopo Cristo da Abul Alhazred, il poeta folle di San’a, capitale dello Yemen. Abul, conoscitore dei Grandi Antichi ed esploratore di realtà parallele, scrisse Al Azif a Damasco prima della sua morte misteriosa, avvenuta nel 738 d.C. Nel 950 d.C., l’Al Azif, diffusosi segretamente tra i filosofi del tempo, venne clandestinamente tradotto in greco da Teodoro Fileta di Costantinopoli, che gli modificò il nome in Necronomicon, ovvero «libro delle leggi che governano i morti». Nel 1050 d.C., il patriarca Michele condannò il libro al rogo. Il Necronomicon sopravvisse nell’ombra fino al 1228 d.C., quando Olaus Wormius lo tradusse in latino (il vero Olaus Wormius visse circa trecentocinquant’anni dopo). La traduzione ebbe due ristampe: una in caratteri gotici in Germania, l’altra in Spagna. La Chiesa non apprezzò il ritorno in voga di quel testo sacrilego, perciò, nel 1232 d.C., Papa Gregorio IX lo mise all’Indice. Non si ebbe sua notizia fino al 1692 d.C., quando fece una fugace apparizione nella condanna al rogo di un contadino di Salmen e della sua biblioteca. In un successivo momento Lovecraft aggiunse anche una traduzione effettuata dal celebre mago John Dee, nel 1580 d.C., sopravvissuta soltanto in frammenti.

 

La schiera di lettori che prese questa storia sul serio divenne in breve così numerosa che lo stesso Lovecraft dovette rivelare che si trattava di una finzione. L’ammissione, però, non sortì gli effetti sperati e, dopo la morte dello scrittore, il fenomeno assunse dimensioni ancora maggiori. A gettare benzina sul fuoco furono amici e appassionati, che inserirono il Necronomicon nei loro racconti, ampliandone la storia di sfondo: K. Herber, C. Wilson, A. Derleth, B. Lumley sono alcuni degli autori che arricchirono di nuovi dettagli la trama originale. Come se non bastasse, il Necronomicon cominciò ad apparire nei cataloghi di librerie e biblioteche americane e non solo, scatenando vere e proprie aste tra i cultori di tutto il mondo. Il punto di svolta avvenne con il testo di Colin Wilson, David Langford e George Hay del 1978, Necronomicon – il libro perduto di H.P. Lovecraft (la traduzione del quale costò alla Fanucci la famosa denuncia). I tre legarono il grimorio alla Massoneria Egiziana fondata da Cagliostro, celebre alchimista italiano, vissuto tra il 1743 e il 1795, tramite il padre di Lovecraft, presunto membro della filiazione americana della loggia e possessore di una copia della traduzione greca di Fileta.

 

Secondo questa ipotesi, il giovane Howard, letto in segreto il libro, ne fece il fulcro della sua narrazione, spacciandolo per un’invenzione personale di modo da non screditare il padre. Wilson, Langford e Hay decisero di compiere anche un altro passo. Attraverso la decifrazione di scritti in codice appartenuti a John Dee, realizzarono il sogno di tutti gli appassionati di Lovecraft: tradussero il Necronomicon per renderlo agibile al grande pubblico.

 

Cavalcando l’onda del successo, negli anni ’80 altri Necronomicon fecero la loro comparsa; compreso uno made in Italy, curato da Sergio Basile e Giampiero de Vero e uscito nel 1994 con il titolo Necronomicon – Nuova Edizione con sconvolgenti rivelazioni e le tavolette di Kutu.

 

È questa, dunque, la vera natura del Necronomicon: una finzione letteraria, un gioco che ha reso complici generazioni di scrittori e appassionati dell’horror, una trappola che ha sedotto creduloni, disattenti e persone normali, e che tutt’ora continua a stupire. La copia che si può rintracciare in libreria non è altro che la prova tangibile e inquietante di quanto sia facile lasciarsi ingannare. Ancora più preoccupante è l’inguaribile fiducia che gli autori ripongono nel loro pubblico, ritenendolo sempre capace di cogliere il senso di ciò che dicono, senza travisarlo o prenderlo eccessivamente sul serio se si sta scherzando. Ma i libri non possono difendersi dai propri lettori: lo aveva capito secoli addietro Platone, che pure fu uno degli autori più distorto e adattato alle diverse interpretazioni, nell’intera storia della filosofia. Come, poi, non si possa sospettare di frasi come: «Nel nome di Auebothiabathabaithobeuee» resta un mistero insolubile, ma il mondo è bello proprio perché vario.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Lovecraft, H.P.Lovecraft - tutti i racconti: 1897 – 1922 (1989), a cura di G. Lippi, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 2013.

BASILE S. (a cura di), Necronomicon: storia di un libro che non c’è, Roma: Fanucci Editore, 2002.

BASILE S., DE VERO G., Necronomicon – Nuova Edizione con sconvolgenti rivelazioni e le tavolette di Kutu, Roma: Fanucci Editore, 1994.

HAY G. (a cura di), Necronomicon – il libro segreto di H.P.Lovecraft (1978), trad. it. di Alfredo Pollini, Roma: Fanucci Editore, 1979.

LIPPI G. (a cura di), H.P.Lovecraft - tutti i racconti: 1897 – 1922 (1989) Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 2013.

 

SINGH C. (a cura di), Considerations upon Non-Existing Realities, Atti del Primo Convegno Internazionale di Paraletteratura, vol. III, Bombay: University of Bombay Press, 1976, pp. 66 – 99.