Scienza, controllo e filosofia: Jurassic Park di Micheal Crichton

di Carlo Somigli

I temi filosofici del controllo sulla natura e delle potenzialità della scienza hanno suscitato un interesse sempre maggiore negli ultimi anni, e sono stati dibattuti in vari ambiti, non ultimo quello della narrativa: Michael Crichton, laureato in medicina ad Harvard e in seguito diventato scrittore, pubblicò nel 1990 Jurassic Park, forse il suo romanzo più conosciuto. Dopo la trasposizione cinematografica del 1993, diretta da Steven Spielberg, Crichton ha scritto il seguito di Jurassic Park, Il Mondo Perduto, in omaggio all'omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, e anche da esso è stato tratto un film, sempre per la regia di Spielberg, nel 1997. Nel 2001 è uscito nelle sale Jurassic Park III diretto da Joe Johnston. Oggi, dopo più di 10 anni dall'uscita dell'ultimo capitolo si è ricominciato a parlare di Jurassic Park, e in seguito a vari rumors, annunci, smentite e conferme è stato annunciato definitivamente in uscita per il prossimo anno Jurassic World, nuovo capitolo della saga, ambientato 20 anni dopo gli eventi del primo film, le cui riprese sono iniziate sull'isola di Kauai il mese scorso. Il regista, Colin Trevorrow, ha recentemente diffuso delle informazioni sulla trama, e ha dichiarato che il film riprenderà degli argomenti tratti dal primo romanzo di Crichton. Al netto della componente avventurosa e spettacolare della trama, Jurassic Park presenta molteplici spunti di riflessione sul tema del controllo e in particolare della dirompente forza dell'ingegneria genetica. La prefazione del libro recita: «Negli ultimi decenni del ventesimo secolo si è verificata una febbre dell'oro scientifica di proporzioni inaudite: la furibonda e avventata corsa alla commercializzazione dell'ingegneria genetica. Questa impresa è stata portata avanti con tanta celerità, con un così scarno contributo di spiegazioni obiettive da precludere una piena comprensione della sua portata e delle sue implicazioni.»

E ancora: «La biotecnologia promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell'uomo. Entro la fine di questo decennio avrà di gran lunga sorpassato l'energia nucleare e i computer per quanto riguarda l'impatto sulla nostra vita quotidiana». Oltre alle interessanti osservazioni che si possono fare sul modo in cui si guardava alla scienza e alle biotecnologie in quel periodo, la premessa del romanzo contiene già in nuce la posizione dell'autore sull'argomento: se da una parte si ipotizza il grande impatto che tale tecnologia avrebbe avuto sulla società, dall'altra si pone subito un accento critico sul modo in cui la tecnologia stessa è stata usata: partendo dal presupposto che la tecnologia in sé sia neutra, né positiva né negativa, Crichton espone come l'utilizzo che ne è stato fatto dall'uomo sia da considerarsi sbagliato, eticamente e metodologicamente. L'espressione “avventata corsa alla commercializzazione” è indicativa della connotazione negativa che si vuole dare all'uso che è stato fatto dell'ingegneria genetica, e nel romanzo viene reso, in metafora, con la clonazione di animali estinti ed estremamente pericolosi. La metafora non è scelta a caso, in quanto lo stesso Crichton ha dichiarato in più occasioni il suo pensiero a proposito dei dinosauri: il motivo per cui essi sono tanto popolari, soprattutto nel periodo dell'infanzia, è da ricercarsi nel meccanismo psicologico che avviene quando un bambino impara a memoria i loro complicati nomi scientifici. In qualche modo è come se si esercitasse una forma di controllo su creature così grandi, minacciose e remote, pur tuttavia reali e concrete, e non mitologiche, imparandone il nome e conoscendone le caratteristiche. Anche Steven Spielberg ha dichiarato che il libro e il film vogliono affrontare tematiche concrete attraverso l'utilizzo di protagonisti affascinanti ma reali, mantenendo un'ambientazione scientifica e verosimile, coi dovuti limiti della sospensione dell'incredulità che è prerogativa della letteratura fantascientifica.

Letteratura fantastica ma corredata da molta scienza, in quanto il romanzo presenta puntuali rimandi a discipline come paleontologia, informatica, genetica e matematica. Nei ringraziamenti finali Michael Crichton cita i nomi degli studiosi con cui ha collaborato durante la stesura del libro, come i paleontologi Jack Horner (che è stato anche consulente di Spielberg per il film), Robert Bakker e John Ostrom. Inoltre sono citati i paleo-illustratori Gregory Paul, Stephen e Sylvia Czekas, e Douglas Henderson, che con le loro interpretazioni hanno contribuito a ridefinire la concezione dei dinosauri tra gli anni '70 e '80, un periodo in cui cominciò ad affermarsi l'idea di dinosauri come creature non più lente e ectotermiche come i moderni rettili, ma come organismi omeotermici e capaci di comportamenti complessi. È possibile ammirare un disegno di Robert Bakker raffigurante un Deinonychus nella copertina de L'enigma dei Dinosauri, testo fondamentale di paleontologia del 1979, che rispecchia in toto la nuova immagine dei dinosauri, immagine che Jurassic Park ha contribuito a divulgare al grande pubblico, di pari passo con le nuove teorie che circolavano nell'ambito accademico. La volontà di Crichton di donare verosimiglianza alla sua opera è presente anche nell'inserimento nel testo di schermate informatiche fittizie ma ispirate a quelle reali dei programmi di Robert Gross, progettista dell'IBM. Le implicazioni nel campo della genetica presentate nel libro, per cui Crichton si è avvalso dell'aiuto dei ricercatori dell'Extinct DNA Study Group dell'Università di Berkeley, continuano a essere dibattute ancora oggi dopo venti anni, e lo stesso Jack Horner ha recentemente pubblicato un libro dal titolo Come costruire un Dinosauro (2012) presentando un progetto di ingegneria genetica volto a migliorare la qualità della vita basandosi sugli studi compiuti sugli odierni uccelli, che oggi sappiamo essersi evoluti da alcuni dinosauri, i teropodi.

Infine, uno dei più famosi argomenti scientifici presentati in Jurassic Park è la teoria del Caos elaborata dal professor Heinz Rudolf Pagels, a cui Crichton si è ispirato per la creazione del personaggio del matematico Ian Malcolm, a cui è delegata anche la funzione di alter-ego dell'autore per quanto riguarda le riflessioni etiche e filosofiche. La posizione che Crichton fa assumere a Malcolm è ben esplicitata in un passaggio fondamentale del libro che apre la strada a un interessante questione di carattere filosofico sul potere della scienza e la responsabilità che ne consegue. Il postulato è che la maggior parte dei poteri richieda un sacrificio per ottenerli. Sacrificio che si traduce in disciplina che sarà poi la chiave per ottenere quel potere. Letteralmente, il potere è il risultato della disciplina. Così il potere ottenuto in questo modo ha una forma di controllo connaturato. La disciplina usata per ottenerlo fa in modo che non lo si usi in maniera sconsiderata. Il potere scientifico invece, è secondo Crichton, «una ricchezza ereditata, ottenuta senza disciplina». Basandosi su scoperte compiute da altri si può fare il passo successivo senza bisogno di anni di ricerche, e così via in maniera praticamente esponenziale. In particolar modo, nella nostra epoca il tutto è collegato alla ricerca competitiva del successo e della ricchezza, a discapito delle riflessioni di carattere etico. Per esporre questa tesi Crichton trae esempi direttamente dalla storia della scienza, come la famosa metafora coniata da Bernardo di Chartres e ripresa da Isaac Newton, attualizzandola alla società contemporanea: «E poiché puoi arrampicarti sulle spalle dei giganti, ti è possibile realizzare qualcosa velocemente. Prima ancora di sapere di preciso di cosa si tratta, sei già lì a divulgarlo, brevettarlo, e venderlo. E il compratore avrà ancor meno disciplina di te. Il compratore si limita ad acquistare il tuo potere, come una qualsiasi merce. Il compratore non concepisce nemmeno l'idea che una qualche disciplina possa essere necessaria». Così, secondo Malcolm, «non c'è alcuna umiltà nei confronti della natura».

Sul tema del rispetto e financo del timore per la natura così presente in Jurassic Park può essere utile un rimando al saggio di Julio Cabrera, Da Aristotele a Spielberg, capire la filosofia attraverso i film (2000), in cui si spiega come gli scienziati come Ian Malcolm (ma anche il biologo Matt Hooper interpretato da Richard Dreyfuss ne Lo Squalo) presentati nei film come figure positive in quanto consce delle conseguenze dell'operato dell'uomo sulla natura e della relatività del pensiero antropocentrico, sono contrapposte a personaggi negativi che incarnano la volontà di sfruttare o distruggere la natura stessa. Nel caso specifico di Jurassic Park, le considerazioni espresse da Malcolm sulla mancanza di umiltà nei confronti della natura sono ben sintetizzate in una frase iconica sia del libro che del film: «Quello che interessa veramente agli scienziati sono i risultati. E si concentrano sul problema se possono o meno ottenere qualcosa. Non si fermano mai a chiedersi se devono fare qualcosa». Addirittura Crichton arriva a dichiarare che «La scoperta è sempre uno stupro del mondo naturale».

Queste posizioni, che possono apparire estreme, sono indicative della critica dell'autore alla mercificazione della scienza e allo snaturamento della stessa che sarebbe avvenuto nell'ultimo secolo.
Uno dei passaggi più forti del romanzo riguarda il personaggio del dottor Henry Wu, il genetista che ha reso possibile la clonazione dei dinosauri mediante le sue ricerche, che propone a John Hammond, il proprietario di Ingen e di Jurassic Park, di “aggiornare” i dinosauri del parco, per renderli più simili alle aspettative del pubblico, nonché meno pericolosi, dato che gli animali clonati si sono rivelati intelligenti, veloci, e letali (al contrario dell'opinione diffusa sui dinosauri all'epoca, ulteriore specchio del particolare momento della storia della paleontologia). L'aggiornamento è considerato alla stregua di una modifica a un programma informatico, tanto che le varie specie di dinosauri sono nominate secondo la loro “versione”, ad esempio Tyrannosaurus Vers. 4.1 o Velociraptor Vers. 3.0. Nel libro questo è un passaggio molto importante, che rende, una volta di più, l'idea del parere di Crichton sull'uso sconsiderato della scienza e della tecnologia, ma è stato omesso nel film del 1993. Ora, nell'imminente nuovo film della saga, Jurassic World, si avrà il ritorno del dottor Wu, interpretato dall'attore B.D. Wong, come nel primo film, e i dettagli sulla trama diffusi dal regista nelle scorse settimane riguardano l'avanzamento dell'ingegneria genetica e nuove sperimentazioni da parte degli scienziati di Jurassic Park, come l'aggiornamento a versioni più nuove degli animali e la possibilità di ibridazione tra specie diverse di dinosauri.

L'ultima parte del libro racchiude, inframezzata alle vicende dei protagonisti, una sintesi della storia della scienza, narrata da Malcolm, dalla rivoluzione scientifica ad oggi che pone interrogativi per il futuro. Così come nel XVII secolo sono crollate le credenze del mondo medievale di fronte all'affermarsi del metodo scientifico, oggi gli stessi concetti che le hanno soppiantate vengono messi in discussione e faticano a stare al passo con la società contemporanea. Il crollo del paradigma che si è verificato nell'era moderna rischia, secondo Crichton-Malcolm, di ripetersi ora, con conseguenze imprevedibili, se a seguito dell'innovazione scientifica non andrà di pari passo un'evoluzione del pensiero etico. Il limite della scienza è insito nel potere che la scienza ha raggiunto, e nella difficoltà di conciliare la scoperta con la riflessione.
Inoltre la scienza, sempre secondo la tesi di Malcolm, avrebbe perso la grande giustificazione intellettuale data dalla prospettiva di un controllo totale grazie alla comprensione delle leggi naturali che aveva nell'epoca moderna. Tale certezza è venuta meno nel ventesimo secolo a seguito delle scoperte in fisica sulla relatività e all'enunciazione del principio di indeterminazione di Heisenberg, e in matematica con il teorema di Gödel e la teoria del Caos. L'orizzonte di scoperte che la scienza garantiva possibili si è bruscamente arrestato sugli scogli di questi limiti posti dalla scienza stessa: «La scienza, come gli altri sistemi superati, sta distruggendo se stessa. Man mano che acquista potere, si dimostra incapace di gestirlo. Perché tutto adesso procede con molta velocità».

Due delle più grandi scoperte scientifiche del ventesimo secolo, il potere nucleare e quello genetico, sono qui presentate come specchio di questa ingestibilità insita nel sistema scientifico attuale. La scienza può dare all'uomo un potere enorme ma non è in grado di dire all'uomo come usare tale potere, compito che spetterebbe forse alla filosofia. Al paventato prossimo cambio di paradigma la domanda del lettore, affidata al personaggio di Ellie Sattler è: «“Cosa accadrà allora?”, chiese Ellie». Risponde Crichton: «Malcolm si strinse nelle spalle. “Un cambiamento”».