La forza della mente tra ragione e follia

di Brugnoli Ilaria

 

A Beautiful mind, film del 2001, diretto da Ron Howard, vincitore di

quattro premi Oscar, racconta la storia del matematico John F. Nash,

interpretato nel film da Russel Crowe.

 

«Ora chi fra voi sarà il prossimo Morse, il prossimo Einstein? Chi fra voi

sarà l'avanguardia della democrazia, della libertà e della ricerca? Oggi

noi affidiamo il futuro dell'America nelle vostre abili mani». Così si apre

la prima scena del film: siamo a Princeton, è il 1947, sono tempi

esaltanti per la matematica, c'è quasi l'impressione che la mente umana

possa arrivare a fare qualunque cosa, con le nozioni matematiche,

quando il diciannovenne John Nash varca la porta di questa prestigiosa

università, con una lettera di presentazione lunga una riga: «Quest'uomo

è un genio» ( H. W. Kuhn e S. Nasar, John Nash: Giochi non cooperativi e altri scritti (2002), trad. it. di G. Lucchetti e F. Rolando, Bologna:

Zanichelli, 2008. [tit. orig. The essential John Nash] ). Ragazzo sicuro di

sé, poco assiduo frequentatore delle lezioni, molto attratto dai problemi

irrisolti ma assai problematico nell'instaurare rapporti con il prossimo e

ossessionato dal trovare idee originali «Trovare un'idea originale è l'unico modo in cui potrò mai distinguermi» dice Nash al compagno di stanza Charles Henman. Riesce nella sua impresa, pubblicando una tesi di sole ventisette pagine in cui applica i suoi teoremi matematici per affrontare problemi di natura economica riguardo le dinamiche dominanti, rendendo in qualche modo superate le teorie dell'economia classica di Adam Smith.

La sua teoria dei giochi gli procura, come desiderava, fama ed

importanza presso chi lo circonda. Ottiene, grazie alla sua intelligenza,

un posto da ricercatore al MIT di Boston (Massachussets Institute of

Technology) e viene reclutato dal governo degli Stati Uniti, tramite la

figura di William Parker, per le sua capacità di crittografare i codici

segreti. Siamo in pieno clima di Guerra Fredda e Nash si dimostra

straordinariamente utile nel codificare i codici sovietici.

Contemporaneamente trova anche l'amore con una studentessa di

dottorato di fisica, Alicia, che poco dopo sposerà e da cui avrà un figlio,

John Charles (nel film viene menzionato un figlio ma nella realtà ne avrà

due: Eleanor, una donna di cinque anni più grande che conobbe prima di

Alicia gli diede il primo figlio, John David, che non venne riconosciuto ma

più tardi cominciò a mantenerlo).

 

Ma qui inizia la parte tragica della sua esistenza: a Nash viene

diagnosticata una terribile malattia, la schizofrenia paranoide. Da questo

momento in poi, apprende che persone come il compagno di stanza e la

sua nipotina (nella storia si presenta varie volte nella stessa identica

maniera: stessa età e stessi abiti), oltre a William Parker, esistono in

realtà solo nella sua mente e non sono reali, così come non sono reali

altre situazioni che ha vissuto. Viene ricoverato in clinica dove viene

sottoposto a trattamenti di shock insulinico ed elettroshock e gli viene

somministrata un'alta dose di farmaci che gli intorpidiscono la mente e gli permettono di controllare le sue allucinazioni.

 

Viene poi dimesso dall'ospedale e la condizione altalenante tra le sue

visioni e la vita reale si fa piuttosto intensa, specialmente quando, di sua

iniziativa, smette di prendere i farmaci. Grazie però, alla presenza di

Alicia e alla sua incredibile forza mentale riesce a tornare alla vita

accademica, ignorando, quanto più possibile, le immagini e le persone

irreali che spesso gli si presentano a fianco.

 

Nel 1978 diventa docente a Princeton e, nel marzo 1994, mentre è

seduto al tavolo della biblioteca dove quasi cinquant'anni prima aveva

ammirato i veterani dell'università, gli viene annunciato che l'accademia

di Stoccolma lo ha candidato al premio Nobel. Nello stesso anno John F.

Nash, John C. Harsany e Reinhard Selten vengono insigniti del premio

Nobel per l'economia per «la loro pionieristica analisi degli equilibri nella

teoria dei giochi non cooperativi» (ivi, p. 1). Le idee contenute all'interno

della sua tesi di ventisette pagine e sviluppate poi nel famoso

Equilibrium points in n-person games, nel quale compare anche il famoso Equilibrio di Nash, hanno ampliato in modo significativo il campo

dell'economia come disciplina scientifica. Prima di Nash, in economia

esisteva soltanto un mercato impersonale, ovvero quello governato dalla

famosa «mano invisibile» di Adam Smith . Nash mostra che in un

mercato possono agire diversi fattori, tra i quali la possibilità di formare

coalizioni o di trasmettere informazioni; e in questo modo riesce a

distinguere i giochi cooperativi da quelli non cooperativi. Dal punto di

vista matematico, però, il risultato più significativo è la dimostrazione

dell'esistenza di almeno un punto di equilibrio in ogni gioco.

 

Il film si conclude con la visione delle tre figure immaginarie che lo hanno accompagnato durante tutto lo svolgimento della storia, una accanto all'altra. Alla fine Nash volterà loro le spalle.

 

Il titolo del film: A beautiful mind, o nella versione francese Un homme

d'exception, si ispira appunto a questa mente così complessa ma, al

contempo, così forte da riuscire ad andare oltre rispetto alla condizione

cui la malattia lo aveva portato. È questo che ha reso la figura di John

Nash così importante nell'ambito culturale, tanto da realizzare un film e

alcuni libri, tra cui la famosa biografia scritta da Sylvia Nasar, Il genio dei

numeri.

 

John Forbes Nash nasce il 13 giugno 1928 a Bluefield, nel West Virginia. Il padre era ingegnere elettrico e la madre, prima di sposarsi, era maestra di scuola. Dopo una breve esperienza con la chimica «[...] dove non conta l'aver capito o imparato fatti, quanto piuttosto l'abilità nel

maneggiare un tubetto di vetro od effettuare una intitolazione in

laboratorio» (ivi, pp. 6-7), il dipartimento di matematica lo incoraggiò a

scegliere la specializzazione in matematica, quindi divenne ufficialmente

studente di matematica, al Carnegie Tech (oggi Carnegie Mellon) dove

frequentò in maniera del tutto facoltativa, un corso di economia

internazionale, per la precisione, l'unico corso di economia che seguì in

tutta la sua vita. Quando si laureò, gli venne offerto un dottorato sia a

Princeton che ad Harvard, nonostante non provenisse da una famiglia

prestigiosa, ma la prima offerta pareva essere la migliore e più vicina a

casa, per questo la preferì. A questo punto ci si ricollega all'inizio del film

che per la maggior parte della storia rimane fedele al Nash originale; Ron

Howard ci presenta una figura del matematico non troppo diversa da

quella reale, prestando molta attenzione a certi particolari che, hanno

fatto di Nash «un eroe culturale» (ivi, p. XV), esempio ed insegnamento

per tutti coloro che pensavano che l'infermità mentale potesse in qualche

modo fermarlo, e soprattutto non fargli ottenere i meritati riconoscimenti

di uno studio approfondito della matematica.

 

Il film si esime dal raccontare il passato del protagonista con tendenze

omosessuali; non racconta che i deliri più frequenti erano quelli

riguardanti la visione di messaggi criptati, spesso provenienti da extraterrestri, o il fatto di essere imperatore dell'Antartide e non racconta che, dopo la diagnosi della malattia (siamo all'incirca nel 1960) seguita da cinquanta giorni in ospedali psichiatrici, Nash intraprende un viaggio in Europa con lo scopo di ottenere lo status di profugo.

 

Successivamente al Nobel, il matematico continuò a lavorare alla teoria

dei giochi, ottenendo un finanziamento dalla National Science Foundation

per lo sviluppo di un concetto sui giochi cooperativi. «Tornare alla vita è

una cosa meravigliosa», dice Nash, e «adesso sembra che stia di nuovo

pensando razionalmente secondo lo stile tipico degli scienziati» ( ivi, pp.

10 ), nonostante quel suo fantastico e sconvolgente mondo esista

ancora.

 

 

BIBLIOGRAFIA

<http://www.princeton.edu/mudd/news/faq/topics/Non- Cooperative_Games_Nash.pdf>

<http://http://www.torinoscienza.it/personaggi/john_nash 19904>

<http://www.universalstudiosentertainment.com/a-beautiful-mind/>

Ron Horward, A beautiful mind, Usa: Universal Studios Entertainment,

2001.

Harold W. Kuhn e Sylvia. Nasar, John Nash: Giochi non cooperativi e altri

scritti (2002), trad. it. di G. Lucchetti e F. Rolando, Bologna: Zanichelli,

2008.

 

<http://http://web.math.princeton.edu/jfnj/> <http://www.wikipedia.org/wiki/A_Beautiful_Mind> <http://it.wikipedia.org/wiki/Equilibrio_di_Nash> <http://it.wikipedia.org/wiki/John_Nash>