Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu

Walter Moers

Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu

Milano: Salani, 2005

pp. 704, 18.60 euro 

ISBN 8862565631

 

di Giulia Fini

 

«Un Tolkien senza la dicotomia bene/male, un Michael Ende senza salvifici messaggi esoterici» così il Die Zeit, settimanale tedesco, ha accolto l’uscita del primo romanzo di Walter Moers dedicato al mondo di Zamonia (ne seguiranno altri cinque negli anni successivi). Moers aveva già raggiunto la notorietà in Germania con il fumetto satirico Adolf, die Nazi-Sau, che porta Hitler nel mondo di oggi facendolo apparire come una figura patetica; ma il successo oltre i confini tedeschi è ottenuto con questo romanzo: Die 13½ Leben des Käpt’n Blaubär (Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu) uscito in Germania nel 1999 e poi tradotto in italiano l’anno successivo. Sfogliando le prime pagine notiamo subito una mappa di Zamonia, l’isola su cui sono ambientate le avventure del nostro protagonista Orso Blu, che ha deciso di narrarci in una sorta di diario le sue prime tredici vite e mezzo, come spiega nell’introduzione.

 

«Ci si chiede spesso com’erano un tempo le cose. Io rispondo: un tempo, c’era di tutto e molto di più. Sissignori: isole, regni arcani e interi continenti che oggi sono scomparsi, subissati dalle onde e sprofondati nell’eternità degli oceani. Infatti il livello dei mari cresce di continuo, e verrà il giorno in cui tutto il nostro pianeta sarà coperto dalle acque». Anche se non si possono recuperare molte informazioni sulla vita dell’autore, che si concede a pochissime interviste e lavora alle sue opere in estrema segretezza, possiamo ricavare da alcuni elementi inseriti nel libro che Moers si affida ai topos letterari del genere fantasy. Zamonia, terra popolata dalle più strane e inimmaginabili creature, ha come capitale la città di Atlantis che riconduce immediatamente al mito platonico di Atlantide. Da alcune mappe presenti nei romanzi successivi sappiamo che Moers ha posizionato l’isola di Zamonia nell’oceano Atlantico, proprio la posizione che occupa Atlantide nel mito (nella sua versione più comune), ovvero oltre lo stretto di Gibilterra.

Orso Blu nella sua dodicesima vita si trova a girovagare per la città i cui abitanti provengono da altri continenti. Arabi, italici, egiziani, cinesi e giapponesi arricchiscono la città con tutte le forme architettoniche immaginabili rendendo Atlantis un piccolo mondo in miniatura. Nella capitale ormai da anni si susseguono molti terremoti che disturbano la normale attività cittadina e tutti gli abitanti hanno paura che Atlantis possa inabissarsi da un momento all’altro. Moers invece decide di ribaltare il mito classico della scomparsa di Atlantide nelle profondità dell’oceano, ripescando un tema oggetto di discussione scientifica che, nei primi anni del novecento, si mescolò indissolubilmente all’interno della letteratura al tema del mito di Atlantide: la vita extraterrestre. Salta fuori che nel sottosuolo di Atlantis gli invisibili, i barboni della città che si nascondevano nei tombini, altro non erano che extraterrestri che da milioni di anni stavano lavorando sotto terra nel tentativo di sradicare Atlantis per portarla nel loro pianeta salvandola dall’inevitabile inabissamento che avevano già previsto, essendo una civiltà molto più evoluta: ecco la spiegazione dei terremoti. È così che la città invece di inabissarsi prende il volo verso lo spazio. Durante il racconto ci vengono date anche delle informazioni sulla storia di Atlantis: emersa dal mare un milione di anni prima era stata popolata da dinosauri, megadraghi, babbalei e protodèmoni; dopo la loro estinzione, Zamonia venne colonizzata da altre forme di vita provenienti da ogni parte del mondo. Purtroppo la convivenza tra gli esseri umani e le altre creature non fu facile, gli esseri non umani e semiumani si allearono per sancire un divieto di soggiorno per gli umani che per dispetto migrarono in altri continenti fondando metropoli come Roma e Costantinopoli e mettendo al bando a loro volta i non umani. Da quel momento i due gruppi convivono sulla stessa terra in modo autonomo e ignorandosi a vicenda.

 

A insegnare la storia di Zamonia al nostro protagonista è il professor Abdul Noctambulotti, il più grande scienziato, inventore e esploratore di Zamonia, nonché docente nella scuola notturna e curatore del Dizionario Enciclopedico dei portenti, degli organismi e dei fenomeni bisognosi di spiegazione di Zamonia e dintorni, di cui le diverse voci compaiono durante tutto l’arco del racconto. Il professore è un tenebrone con ben sette cervelli «uno dentro la testa, quattro che gli spuntavano dal cranio, un sesto lì dove di solito sta la milza, mentre la dislocazione del settimo era oggetto di continue dispute tra i suoi allievi» (pag.129), tiene le sue lezioni all’interno delle Montagne Oscure ad allievi molto speciali, delle cui razze è documentabile un solo esemplare al mondo (tra le righe Moers ci vuol dire che siamo tutti speciali?). In un racconto così strampalato dove esiste un deserto dolce e dove il mare è invaso da onde ciacoline ci si potrebbero aspettare lezioni su materie altrettanto strane; invece il modo in cui si presenta l’istruzione zamonica appare molto più convincente e interessante. Lo scopo del professor Noctambulotti, ci spiega Orso Blu, era quello di «insegnarci a pensare, e più precisamente in tutte le possibili direzioni». Per questo non tiene lezioni su una singola materia ma si lancia in conferenze in cui salta da un argomento all’altro (cambiando di volta in volta cervello); seguire le sue lezioni è come «leggere un grosso romanzo dall’intreccio complicato in cui le varie trame si riuniscono verso la fine». Oltre alle lezioni di storia il professore insegna anche fisica e filosofia che trovano il loro connubio nella filofisica tenebrosa il cui principio fondamentale è: «Sapere è notte!».

 


«La gente parla sempre della luce delle stelle strabattendosene del fatto che il buio fra le stelle è altrettanto antico, anzi spesso è anche più antico… e che ce n’è molto di più!». Il buio è per il professore, come per tutti i tenebroni, la fonte dell’intelligenza: solo al buio arrivano le idee migliori. Moers ribalta ancora una volta i canoni classici: l’ombra simbolo da sempre di ignoranza e confusione va a sostituire il lume della ragione. «Noi abbiamo bisogno dell’oscurità esattamente come abbiamo bisogno della luce. Senza oscurità tutto deperirebbe, non esisterebbe il sonno e non esisterebbe il riposo. Senza oscurità non ci sarebbe energia, e quindi non ci sarebbe crescita». Come si può pensare di conoscere il mondo al buio? Il buio a questo punto può essere interpretato come tutto ciò che comunemente non appartiene all’ambito conoscitivo, tutto ciò che è considerato anti-scientifico, anti-razionale o più in generale anti-produttivo e inutile: immaginazione, fantasia, lentezza, silenzio, tregua. In questa società di carattere globale, dove anche il sistema scolastico diffonde il sapere per compartimenti stagni, si segue un percorso formativo iper-razionale: la storia degli avvenimenti e delle scoperte scientifiche viene presentata come estremamente lineare e progressiva; viene fissato uno schema e tutto ciò che rimane fuori viene scartato. Lo specialismo ha portato a vedere le varie discipline come indipendenti tra di loro portando ad una progressiva perdita della visione d’insieme. Da questo punto di vista la scuola notturna di Noctambulotti ci appare molto più evoluta e costruttiva rispetto alla nostra. In effetti, al contrario delle apparenze, questo libro è piacevole anche per una mente adulta, anzi forse, per apprezzarlo del tutto, serve un po’ di maturità: anche se ricco di fantasia questo romanzo possiede molti spunti di riflessione e legami con il nostro mondo, che ci rendono partecipi di questa avventura a fianco del capitano Orso Blu.