ATLANTIDE, LA SCIENZA E «LA RIVOLUZIONE DEI MAYA»

di Matteo Foroni

 

 

«I Fenici hanno apportato importanti mutamenti in Atlantide. La vita qui era rimasta immutata da quando erano state fondate le colonie Maya, molti e molti anni prima». No, non si tratta della traduzione di uno scritto platonico andato perduto e inaspettatamente riscoperto né, più sommessamente, dei risultati a cui è pervenuta l'ultima inchiesta di Roberto Giacobbo. Sul monitor del computer è comparsa la schermata introduttiva di un'«avventura» di Poseidon: Master of Atlantis (2001), l'espansione di Zeus: Master of Olympus (2000), un city-building game in tempo reale ambientato – così si legge sulla confezione del videogioco –  «nell'antica Grecia» e «nel continente perduto di Atlantide», in un'epoca mitica che copre un arco temporale piuttosto esteso, a partire all'incirca da alcune migliaia di anni prima di Cristo [fig. 1]. Ma prima di proseguire l'avventura, è indispensabile, come avviene in Poseidon, qualche chiarimento introduttivo.

fig. 1

 

 

Il gioco, oltre che di un editor degli scenari, si compone di missioni, o «avventure», incentrate sulla costruzione e la gestione di città. Il giocatore è chiamato a organizzarne le strutture produttive e le attività commerciali, la rete dei servizi pubblici e culturali (così sono presentati), le forze militari e i templi [fig. 2]. Nel fare questo deve anche portare a termine compiti di vario genere, spesso affidatigli dagli dèi in persona. Divise tra benevole e ostili alla città, le divinità si contendono (fisicamente) l'adorazione degli uomini materializzandosi nelle strade per soccorrere, punire o, al limite, lottare tra loro, e non di rado inviando «mostri» [fig. 3].

fig. 2: schermata di gioco di una città cgreca: 1. Ginnasio, 2. Podio, 3. Stadio, 4. Palazzo di governo cittadino

(clicca per ingrandire)

 

fig. 3. Scontri tra divinità (vince la divinità gerarchicamente superiore). A sinistra: il Kraken attacca il porto.


 

Le sole civiltà a disposizione del giocatore – per usare il lessico consueto in questo genere di giochi – sono la greca e l'atlantidea, che si differenziano, a parte trascurabili variazioni nella resa grafica di alcuni edifici, in almeno due aspetti fondamentali. Mentre la prima dispone di edifici «culturali», soltanto la seconda può avvalersi della «scienza» (con buona pace di Platone), della «ricerca tecnologica» e di un apparato bellico nettamente più avanzato nel settore navale [fig. 4]. Solo gli Atlantidei possono sfruttare ricchi giacimenti di «oricalco», «un misterioso [e prezioso] minerale» di colore rosso che, una volta estratto dalle rocce, trova impiego nella costruzione di templi o di monumenti a dèi o «eroi» [fig. 5] ed è anche commercializzabile, come qualsiasi altro prodotto – una economia già decisamente di mercato!

 

fig. 4. A destra: (1) un Osservatorio astronomico e (2) una Fucina d'Idee; a sinistra: una fregata atlantidea.

 

Si deve considerare che in entrambe le civiltà lo schema di funzionamento – l'espressione non è qui usata a caso – delle strutture produttive, commerciali, politico-militari e cultuali è identico, oltre che immutabile. Inoltre, le scelte di resa grafica degli edifici sembrano quasi ridurre a una semplice questione di stile cromatico la distanza tra Greci e Atlantidei [fig. 6], fatta eccezione per le sedi scientifiche e le «fregate». È probabile siano scelte dettate più da ragioni di editing che da altro: gli sviluppatori del gioco non devono essersi posti più di tanto il problema di come rendere un eventuale scarto tra le civiltà. Persino tutti i popoli con cui Greci e Atlantidei entrano in contatto – o mediante la guerra o con gli scambi, o a seguito di esplorazioni a fini economici e di potenza – hanno analoghe forme di società; l'uniformità, insomma, è generale. Anche per questo, forse, le significative differenze di cui s'è detto balzano all'occhio meno di quanto si sarebbe ottenuto con un ripensamento della grafica. Ma ciò non toglie il fatto che nella caratterizzazione dell'«Impero Atlantideo» si pone chiaramente l'accento sulla sua superiorità tecnico-scientifica, come si sottolinea in modo esplicito in un passo introduttivo all'avventura La fine di Atlantide: «Atlantide è famosa per due cose: il progresso tecnologico e la fine ingloriosa». Che poi tale superiorità non sia resa anche a livello di nuove e concrete possibilità di gioco (nuove dinamiche, una diversa impostazione dei meccanismi di gestione della città…), questo è verosimilmente un limite della progettazione: Poseidon, infatti, resta una expansion pack di Zeus, non il secondo capitolo di una serie.

 

fig. 5 (a sinistra). Un momento a Poseidone: l'oricalco è il materiale di colore rosso. / fig. 6 (a destra). Sopra: case atlantidee; sotto: greche.

Ma a questo punto è arrivato il momento di scoprire le carte. La descrizione e le considerazioni finora proposte in modo, apparentemente, estemporaneo e sconnesso vorrebbero servire ad introdurre, a partire dal contesto di gioco tratteggiato, una questione che, per un verso, va al di là del semplice videogioco. In fondo è pur sempre un gioco – si può dire –, dove vuole andare a parare tutto questo discorso, e che senso ha? E su questo bisogna intendersi bene: qui non si sta recensendo un prodotto a fini commerciali – sarebbe una recensione un po' tardiva… – e tanto meno illustrando tecniche o strategie di gioco – per questo ci sono ilmanuale di gioco, appunto, o i fan site. Qui si vuole solomostrare come il videogioco sia inserito, in qualche modo, in un complesso immaginario, la cui indagine è tutto fuorché un esercizio ozioso. Proprio senza dimenticare che è un gioco e non (ad esempio) un documentario di divulgazione storica, lo si considera per ciò che in esso esorbita dalla mera sfera ludica. In altre parole, non lo si prende come una cosa banale e ovvia, già data così e così: «è un city-building game in un'età storico-mitica punto e basta, c'è Atlantide, quella che sprofonda nel mare: fine della curiosità, giochiamo!». Ci si chiede, invece, se sia davvero solo il frutto della fantasia degli ideatori o se, invece, rechi traccia di qualcos'altro… il che poi non impedisce di giocarci! Così anche il banale videogame può risultare in una luce diversa. È sì un gioco, ma non è spuntato dal nulla, ha una storia: si scopre, inaspettatamente, che esso rimanda – nei modi in cui un gioco può fare – a tutto un mondo alle sue spalle; emerge da uno sfondo, per così dire.

 

Nel caso in questione lo sfondo è rappresentato da una tradizione plurisecolare di dibattiti e congetture sul celebre «continente perduto», motivati dalle ragioni e dagli interessi più disparati; e per lo più non si è trattato di inutili frivolezze o di semplice intrattenimento, spesso in gioco c'erano questioni scientifiche notevoli. Non si vuol dire, beninteso, che gli ideatori di Zeus e Poseidon ne dovessero essere consapevoli, e la conoscessero per intero, per potervi attingere: tutto ciò è progressivamente entrato a far parte di un immaginario largamente diffuso.

 

Tuttavia, una certa consapevolezza sembra avvalorata da alcuni indizi. «Tuo padre Atlante è intento a trasformare il continente di Atlantide in una grande e insuperabile nazione e ha bisogno del tuo aiuto» (i corsivi sono miei), così recita la didascalia introduttiva della missione Nascita di Atlantide, e prosegue con le parole di Atlante al figlio/giocatore, che si ritrova come nonno Poseidone (i corsivi sono miei): 

 

Ciascuno dei miei 9 fratelli merita un regno, e in quanto primogenito, ho cercato di assisterli personalmente nella creazione dei loro imperi. […] In mia assenza, ti affido la fondazione di una città bella e potente, nei pressi della collina dove sono nato e cresciuto. Poseidone ha scavato personalmente i fossati che circondano la collina, per proteggerla dai nemici. La città che fonderai sarà la capitale di Atlantide.

 

La concordanza con il Crizia (113d-114c) platonico è evidente, a prescindere dal problema delle fonti: poco importa, ai fini del discorso, se gli elementi collimanti siano stati scientemente e direttamente derivati da Platone o da un sito web di occultismo.

 

Un discorso a parte meriterebbe invece quest’altro passo, che registra alcuni eventi dal punto di vista dei Greci in guerra con Atlantide:

 

Quando i nostri progenitori Greci hanno conosciuto gli Atlantidei per la prima volta, essi non erano che una piccola comunità pacifica e dedita alla scienza. Tuttavia, da qualche decennio qualcosa è cambiato. Hanno iniziato a studiare nuovi e potenti armamenti e a usare le nuove armi per sottomettere i popoli vicini.

(Dall'avventura La vita nel Mediterraneo)

 

Il motivo dell'avanzato livello di progresso tecnologico e scientifico, di cui si è detto anche sopra, è uno di quei connotati di Atlantide che si sono imposti come caratteristici nell'immaginario contemporaneo in tempi relativamente recenti, peraltro con una ripresa di motivi già presenti all'interno della tradizione (per approfondire si veda: Marco Ciardi, Le metamorfosi di Atlantide: Storie scientifiche e immaginarie da Platone a Walt Disney, Roma: Carocci, 2011). Ma al giocatore ignaro potrebbe apparire ben più sorprendente la curiosa trovata di mettere in rapporto diretto Atlantidei, Fenici (si veda all'inizio) e Maya:

 

Sono passati mesi, da quando hai ricevuto le ultime notizie da Atlantide: per un po' di tempo, c'è stata una guerra con dei ribelli Egei [gli Ateniesi?], ma quei sempliciotti non avrebbero mai potuto vincere; alcuni viaggiatori, provenienti da lontano, parlano d'una catastrofe sull'Isola Cremisi [nei pressi del continente Atlantideo] e riferiscono che un'intera porzione del continente è sprofondata nell'oceano. […] Qui in Spios [fig. 7], pare ci siano guai in vista: i Maya, che sono sempre stati docili nel ricevere la conoscenza e le merci di Atlantide, sembrano cambiati; hanno iniziato a trattarci freddamente e… 

(La rivoluzione dei Maya)

 

Meglio non svelare altro, casomai qualcuno volesse scoprirlo da sé. Ma come se non bastasse, l'isola greca di Tera, l'odierna Santorini, figura come una delle tante colonie atlantidee, e per finire… come madrepatria della Troia omerica (i corsivi sono miei):

 

Un imminente disastro costringe la popolazione a lasciare le proprie case nella città atlantidea di Tera; guidala verso una nuova terra che offra nuove opportunità. […] Le oscure parole dell'oracolo gettarono nel terrore i cuori degli atlantidei: Tera era condannata e nessuno nell'isola sarebbe sopravvissuto. Di fronte alla prospettiva di una fine disastrosa, un gruppo di persone decise di lasciare Tera e stabilirsi in una nuova città, che avrebbe preservato [ma non a lungo] la gloria di Atlantide.

(La Fondazione di Troia)

 

 

In realtà in tutto ciò c'è poco di sorprendente, se si considera la storia del mito atlantideo nei suoi intricati intrecci con i problemi dell'origine dei popoli precolombiani, della nascita delle civiltà storiche, delle strutture geologiche terrestri, ecc… in breve: con la storia della cultura europea a partire dall'età moderna. Al di là di questo, non bisogna dimenticare che in questo genere di videogiochi le associazioni ardite e storicamente inammissibili sono, per così dire, una prassi consolidata e facilmente comprensibile – e ovviamente sono le benvenute. Ma si deve anche tener presente che al riguardo la tradizione, in un certo senso, non è da meno, se vista retrospettivamente: i programmatori e gli ideatori della Impressions Games devono aver avuto, come si dice, l'imbarazzo della scelta.