2001: ODISSEA NELLO SPAZIO. Il futuro di Kubrick e l’odissea del progresso tecnologico

di Giulia Fini

 

Per ciò che riguarda il design registrato dal brevetto D’889, il tablet contenuto nel filmato ha una forma rettangolare con uno schermo che ne prende la maggior parte dello spazio, bordi sottili, una superficie frontale predominantemente piatta, una superficie posteriore nera piatta (ciò è evidente poiché il tablet giace piatto sulla superficie del tavolo), e un formato sottile.

 

 

Questa dichiarazione, che risale all’agosto del 2011, venne pronunciata dai legali dell’azienda Samsung in sede giudiziaria nel tentativo di ottenere l’invalidazione del brevetto, registrato da Apple, sul design dell’iPad. Samsung presenta come prova un video estrapolato da un film di fantascienza che alla fine degli anni 60 ha suggestionato il pubblico di tutto il mondo, 2001: A Space Odyssey diretto da Stanley Kubrick. Questa pellicola ci trascina in un viaggio mitico che dall’alba dell’uomo ci conduce oltre l’infinito, ripercorrendo tutte le tappe dell’evoluzione dell’umanità nei suoi momenti cruciali presenziati da un oggetto misterioso, il monolito, un parallelepipedo nero di cui la provenienza risulta sconosciuta (sarà stato mandato dagli extraterrestri?). Questo film ripercorre le ere passate ma ci conduce dritti in un futuro dove si viaggia regolarmente nello spazio e dove i computer sono in grado di dialogare con gli esseri umani. Portato nelle sale nel 1968, il film proietta lo spettatore nel 2001, mostrando trentatré anni di progressi scientifici.

«L’espressione “film di fantascienza” ha sempre significato mostri e sesso, così abbiamo cercato di trovare un temine diverso per il nostro film» (1965, New Yorker); a parlare è Arthur C. Clarke, autore inglese di fantascienza, scienziato e divulgatore, nonché il cosceneggiatore insieme a Kubrick di 2001. L’idea della realizzazione del film parte infatti da un racconto di Clarke, La sentinella, pubblicato nel 1951. La sentinella del titolo è uno strano oggetto piramidale (il monolito del film) che è stato lasciato sulla Luna da un popolo extraterrestre molto più evoluto allo scopo di monitorare la presenza di altre forme di vita. Kubrick e Clarke sono spinti da un intento comune: portare il film fantascientifico fuori dal suo stereotipo fatto di scienziati pazzi, mostri e battute futuristiche come «attivate il fascio di iperenergia!». L’obiettivo è di portarlo su un piano scientifico più realistico. Kubrick era molto interessato ai testi di divulgazione scientifica e di fantascienza e nutriva sempre più fastidio per la barriera che esisteva (e che purtroppo continua ad esserci) tra conoscenza scientifica e pubblico di massa. Facendo qualche domanda ai suoi amici sul numero di stelle presenti nella nostra galassia ha scoperto che la maggior parte non ne ha la minima idea, «La risposta esatta è cento miliardi, ma al massimo la gente, con uno sforzo di fantasia, dice quattro o cinque milioni» (1965, New Yorker). La collaborazione con Clarke ha consentito che il film usufruisse del contributo di alcune personalità della NASA tra cui Frederick I. Ordway III come consulente scientifico e Harry Lange come production designer. Ogni elemento è stato ricreato con estrema meticolosità, tipica del lavoro di Kubrick (vedi le istruzioni della zero gravity toilet), tanto da stupire anche il direttore degli uffici NASA per i voli umani nello spazio, G. Mueller, che visitando il set esclamò meravigliato: «Qui abbiamo la succursale europea della NASA!». È il primo film a ricreare sullo schermo ambienti a gravità zero e strutture sofisticate degne di un’opera di Escher, come la testa della Discovery dove alloggia l’equipaggio, chiamata «centrifuga» perché in continua rotazione; così 2001 si trasformò da film realizzabile in due anni con sei milioni di dollari a film realizzato in tre anni con dieci milioni di dollari.

Ma ritorniamo alla causa di Samsung. Kubrick ha veramente anticipato i tempi ricreando un prototipo di iPad? Il tribunale tedesco non ha accolto le motivazioni di Samsung che riconoscerebbero nel film 2001 un caso di prior art, ma comunque rimane curioso vedere come l’idea di un oggetto a tutto schermo e molto sottile su cui è possibile guardare la televisione fosse già presente nell’immaginazione di uomini negli anni 60. Oltre a questo esistono altri elementi inseriti nel film che sembrano prevedere i successivi progressi tecnologici. Nel primo capitolo del film, l’alba dell’uomo, vediamo l’arrivo di un’astronave che porta il dottor Floyd nella stazione centrale. In queste sequenze saltano agli occhi gli schermi posizionati sul retro dei sedili in cui si possono vedere dei film che portano il viaggio spaziale ad assomigliare al viaggio aereo; questo tipo di schermi per intrattenere i viaggiatori verranno introdotti nei voli di linea solo nel 1980. Nelle sequenze successive vediamo Floyd che entra in una cabina per chiamare casa, inserisce una carta e compone il numero telefonico: nel film infatti notiamo la totale assenza di telefoni portatili, che invece ai nostri giorni sono diventati un oggetto personale irrinunciabile. Vediamo però che la chiamata di Floyd in realtà è una videochiamata molto simile a quella che potremmo fare oggi con Skype. Poi, quando sentiamo la figlioletta di Floyd dire al padre che per il compleanno vuole come regalo un telefono, ci scappa subito un sorriso.

Il protagonista tecnologico del film è sicuramente HAL 9000, il timoniere della Discovery, che nel film viene presentato come «un computer che imita la maggior parte delle attività del cervello umano con velocità e sicurezza incalcolabilmente maggiori». HAL (Heuristically Programmed ALgorithmic Computer) si mostra come esempio di intelligenza artificiale: un ibrido che unisce la potenza della macchina e il sentimento dell’umano in uno strumento sinistro che diventerà minaccioso nel momento in cui sfuggirà al controllo dell’equipaggio. HAL rappresenta forse l’antenato di Siri, un software basato sul riconoscimento vocale integrato da Apple a partire dal 2011 e che funge da assistente personale. Anche se l’intelligenza umana di HAL rappresenta ancora un’ipotesi lontana alcune delle sue funzioni sono già, o stanno per diventare, realtà: la possibilità di un computer di giocare a scacchi (i successi di computer nel gioco degli scacchi cominciano già nei primi anni 60) oppure di leggere il labiale (oggetto di studio negli ultimi anni, ma con prototipi molto lontani dalla curiosità ficcanaso di HAL). Nonostante le intuizioni ci sono alcuni elementi che non si sono concretizzati nella realtà del 2001 o che, contro le aspettative, sono diventati obsoleti in breve tempo: la stampa di documenti su scheda perforata che, caduta in disuso negli anni settanta, venne progressivamente sostituita dal floppy disk; la possibilità di ibernazione umana (che Kubrick riteneva realizzabile già nel 2001 alla luce degli studi scientifici sull’argomento) e la longevità della Pan Am, una delle maggiori compagnie aeree statunitensi, che secondo Kubrick avrebbe gestito anche i viaggi interplanetari, ma che invece fallì nel 1991.

 


Una delle maggiori discrepanze che si avverte tra il film e la realtà del 2001 è quella del turismo spaziale. Seguendo il film soprattutto le scene di Floyd nel suo arrivo alla stazione centrale, vediamo che questo ambiente ci appare come un hotel con grandi sale arredate. Floyd appena arrivato deve procedere con l’identificazione vocale, una sorta di dogana. La spiegazione di questa idea visionaria ci appare chiara se analizziamo il contesto storico in cui è stato concepito il film. Siamo verso la fine della guerra fredda che vede implicate USA e URSS in uno scontro epocale mai apertamente combattuto ma che sfiorò il conflitto nucleare. Il tema storico era già stato affrontato da Kubrick in Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, dove viene raccontato il particolare clima di quel periodo. Nei primi anni 60 la competizione tra i due stati trovò la sua sublimazione nella conquista dello spazio e tutti gli studi sulle nuove tecnologie vennero impiegati per la realizzazione di questo obiettivo. Furono i Russi nel 1957 ad inviare nello spazio il primo satellite, Sputnik 1, e anche il primo essere umano, Jurij Gagarin, quattro anni dopo. Gli Americani si aggiudicarono però la bandierina sulla Luna grazie al progetto Apollo nel 1969. Quello che all’epoca Kubrick non aveva ancora chiaro - come si intuisce da alcune interviste al regista raccolte nel libro Non ho risposte semplici edito da Minimum fax - era che la conquista dello spazio, prima di avere una valenza conoscitiva su ciò che ci circonda, aveva un valore simbolico: una volta terminata la guerra gli sforzi della ricerca tecnologica si concentrano verso altri campi e la conquista dello spazio subì un forte rallentamento. Così la possibilità per l’uomo di viaggiare regolarmente nell’universo viene accantonata, almeno per il momento: molte delle previsioni, se così possiamo chiamarle, si sono avverate negli anni successivi al 2001, non si sa mai che tra alcuni anni non vedremo realizzarsi anche le altre. Nonostante le discrepanze tra il 2001 di Kubrick e il 2001 della realtà, il film rimane un’opera d’arte cinematografica che coinvolge lo spettatore per il suo realismo e per la sua monumentalità. Purtroppo Kubrick non riuscì ad assistere al 2001, quello reale, perché morì due anni prima all’età di settant’anni, lasciando però in eredità al mondo uno dei più straordinari viaggi del cinema.