«STA SCHERZANDO, Mr. FEYNMAN?»

Richard P. Feynman
«STA SCHERZANDO, MR. FEYNMAN!» Vita e avventure di uno scienziato curioso.
Bologna, Zanichelli, 2007
pp. 352, euro 22,60
ISBN 9788808066275

di Deborah Detti

Immaginatevi un uomo che sia stato allo stesso tempo un fisico teorico che ha collaborato al progetto Manhattan, un pittore, un suonatore di bongos, uno scassinatore di casseforti, un abile oratore, un amante delle belle donne e un vincitore del premio Nobel. So che può sembrare difficile ma Richard Feynman è stato tutto questo e molto altro, uno scienziato curioso amante del mondo e della vita.

Il libro «Sta scherzando, Mr. Feynman!» è un ritratto autentico e divertente del famoso scienziato. Una vera e propria biografia, formata sia dagli aneddoti della sua vita, che Feynman amava raccontare agli amici, sia dalle conferenze tenute in giro per il mondo. Tutto è raccontato in prima persona, è lo stesso scienziato a raccontarci la propria pazza e strana vita dall’infanzia fino al premio Nobel.

In principio, all’età di undici anni, Feynman era un abile riparatore di radio, amava smontarle e osservarle attentamente per capire dov’era il problema. Aveva creato anche un vero e proprio laboratorio nella sua casa d’infanzia, dove passava intere ore intento a costruire strani congegni, come un rudimentale antifurto che installò in camera sua. Quando non era occupato nel laboratorio deliziava i propri amici con dei veri spettacoli di magia. Durante questi spettacoli egli immergeva le mani prima nell’acqua e poi nella benzina, e successivamente si dava fuoco, ovviamente senza bruciarsi o sentire dolore perché l’acqua fungeva da isolante. Feynman riprovò l’esperimento da adulto di fronte agli amici, ma la crescita dei peli impedì la giusta riuscita e lo scienziato, in questo caso, si bruciò.

Crescendo Feynman non cambiò molto; anche all’interno di un università come il MIT si divertiva a fare scherzi ai compagni: rubava le porte delle camere per poi nasconderle, oppure testava le proprie abilità risolvendo in pochissimo tempo tutti gli enigmi che gli venivano proposti. Lui stesso ammetteva: «quando mi trovo davanti ad un problema, non mollo» (p. 17). Una caratteristica che aveva sin da ragazzino e che lo accompagnerà per tutta la sua vita.

Oltre ad essere un fisico, durante la sua carriera universitaria, Feynman si definì un naturalista dilettante. Infatti, mentre studiava a Princeton, dedicò alcuni mesi allo studio delle formiche e al loro orientamento. Si cimentava in veri e propri esperimenti: posizionava varie zollette di zucchero in giro per la stanza e poi passava intere ore a osservare i comportamenti e i percorsi intrapresi dalle formiche per arrivare al cibo. Ovviamente tutto ciò aveva ben poco a che fare con la fisica, ma la curiosità di Feynman era senza limiti e quando si poneva delle domande, anche riguardo alle formiche, voleva a tutti i costi trovare delle risposte. Non era solo un eccellente fisico ma anche un insaziabile curioso, infatti un’estate decise che invece di visitare un luogo diverso avrebbe visitato una diversa disciplina. Così per un’intera estate il fisico s'improvvisò biologo e, oltre ad imparare a muoversi all’interno di un laboratorio, riuscì a compiere esperimenti e studi sul DNA.  Anche se, come lui stesso ammette all’interno del libro, era stato «un dilettante, stupido e pasticcione» (p. 72) riuscì a fare esperienza e ad apprendere cose che andavano oltre la fisica, aveva capito che c’era un mondo da scoprire oltre a quello che già conosceva.

Durante il periodo di permanenza a Los Alamos, mentre partecipava agli studi per il progetto Manhattan, tra un esperimento e l’altro diventò uno scassinatore professionista. Ogni cassaforte, anche la più sicura, per lui era una sfida, una prova che doveva a tutti i costi superare. Questi strani oggetti, che dovevano proteggere i documenti segreti, lo affascinavano; sosteneva: «adoro le situazioni in cui qualcuno cerca di sbarrarmi la strada, perché so che ci deve essere un modo per passare» (p. 141). Feynman non si arrendeva facilmente: aveva capito che per trovare la soluzione a un problema, nella fisica come nello scassinare casseforti, bisogna perseverare e continuare a provare, accettando anche gli errori e gli sbagli, fino a giungere al risultato finale, che però non è mai assoluto.

Feynman, di sicuro, non aveva paura delle autorità, né in campo fisico né nella vita di tutti i giorni. Anche quando si trovava di fronte a scienziati più anziani e più conosciuti, Feynman non esitava nell’esprimere le proprie idee o convinzioni. Di fronte a menti mostruose come Einstein o Bohr lui parlava semplicemente delle proprie idee, perché quando pensava alla fisica e iniziava a parlare di essa dimenticava l’interlocutore che aveva di fronte. L’unica cosa importante era la fisica, non la faccia o l’autorità che esprimeva la persona di fronte a lui, quindi se Einstein avesse espresso un’idea non corretta Feynman avrebbe sicuramente replicato, non riuscendo a stare zitto. Questa fu una caratteristica che lo accompagnò per tutta la vita e che, sicuramente, lo aiutò a essere obiettivo senza temere il giudizio altrui.

Durante la sua vita, Feynman, oltre ad essere un uomo di scienza, è stato un appassionato musicista e pittore. Scoprì la musica, in particolare la samba, durante un viaggio in Brasile e lì imparò a suonare la frigideira, un particolare strumento a percussione. Studiò così assiduamente questo strumento che durante i mesi di permanenza in Brasile, insieme alla scuola di samba delle favelas, partecipò alla parata durante il Carnevale brasiliano. Proprio così, il noto professore americano di fisica si travestì con un costume da antico greco e partecipò suonando la sua frigideira, e vincendo anche la gara. Per tutta la vita non abbandonerà la sua passione per la musica, infatti tornato in America continuerà a suonare, soprattutto i bongos. Fisica e musica non erano per lui due attività in competizione, anzi nel suonare metteva la stessa meticolosità che usava per fare i calcoli, erano due modi diversi d’esprimersi, erano comunque arte.

Cosa potrebbe essere stato Feynman oltre ad un fisico e ad un musicista? Bisogna dire che per un certo periodo è stato anche pittore. Ispirato da un amico, prese per un certo periodo lezioni di disegno e si dedicò soprattutto al ritratto dal vero. Firmando le sue opere con il nome d’arte Ofey riuscì a riscuotere un certo successo, e fece anche delle mostre. Feynman era anche un donnaiolo e non ha mai nascosto questa sua particolarità, e neanche il fatto che spesso frequentava locali notturni o andava a Las Vegas.

Richard Feyman amava definirsi un «Nobelist Physicist, teacher, storyteller, bongo player» cioè un «Fisico Premio Nobel, insegnante, cantastorie, suonatore di bongo», infatti in una sola vita lui è stato tutto questo. Certo, amava quei passatempi da persona comune, però è stato un grande fisico che durante la sua lunga carriera di insegnate ha sempre difeso il metodo scientifico. Lui stesso s’interessò a discipline pseudoscientifiche come le percezioni extrasensoriale o l’ipnotismo, decidendo di provarle sulla propria pelle per testare la loro scientificità. Voleva conoscere cosa c’era fuori dal mondo della fisica, osservando anche quei fenomeni sbagliati, perché avrebbero comunque portato a una maggiore conoscenza e consapevolezza ed evitato così d’ingannarci. Come ripeteva anche agli studenti: «Se non v’ingannate non ingannerete neppure gli altri scienziati: vi basterà essere normalmente onesti» (p. 341).

«Sta scherzando, Mr. Feynman!» descrive in modo autentico la vita di un uomo che è stato tante altre cose oltre ad essere un famoso fisico. Tutta la sua vita è stata mossa da una curiosità irrefrenabile verso quei problemi che sembravano impossibili ma che avevano di sicuro una risposta, bisognava solo trovarla. Feynman non era di sicuro un freddo scienziato accademico insensibile verso il mondo esterno, era un uomo curioso della vita, sempre pronto a imparare. Aveva capito che suonare i bongos non interferiva assolutamente con la carriera di fisico, perché si può sempre deviare il percorso sentendosi liberi e non «costretti a perderla[, la libertà,] per conservare il posto, trovare i fondi, o altro» (p. 344). Un uomo che ha sempre difeso l’insegnamento delle scienze criticando soprattutto l’apprendimento mnemonico degli studenti, capaci solo di ripetere la teoria a memoria senza riuscire ad applicarla in esempi pratici. Riuscendo a criticare sia l’università brasiliana, dicendo che non insegnava la scienza, sia i libri di testo statunitensi che «cercavano di fare bella figura nonostante parlassero di cose che non capivano» (p. 293). La figura di Feynman è sicuramente diversa dall’immagine dello scienziato nerd presentata dai media, certo anche lui a volte aveva comportamenti particolari ma voleva comprendere il mondo e non isolarsi all’interno del proprio studio. Una figura che si distacca completamente dallo stereotipo di scienziato un po’ alla The Big Bang Theory, un uomo che mentre suonava i bongos o dipingeva nudi o fumava marijuana (aveva provato anche questo!) ha vinto anche il premio Nobel; soprattutto grazie alla propria intelligenza forgiata dalle più svariate e inconsuete esperienze personali, e da un’insaziabile curiosità che lo portava a domandarsi sempre il perché delle cose. Come dice Feynman stesso: «Sono fatto così, voglio sempre capire come gira il mondo» (p. 233).