Distopia e scienza nei viaggi di Gulliver

di Maria Giulia Andretta

 

Nel primo ventennio del Settecento, il maggior coinvolgimento della borghesia mercantile inglese nell'espansione dei commerci marittimi, che aprono nuove rotte verso nuovi mondi, spinge gli uomini di cultura a trasportare in letteratura racconti di viaggi immaginari in vere e proprie cronache. Uno dei pionieri di questa nuova forma letteraria è Daniel Defoe che con il suo Robinson Crusoe è probabilmente la fonte principale d'ispirazione per l'irlandese Jonathan Swift e per i suoi Viaggi di Gulliver. Laddove però il primo fa un'esaltazione dell'uomo occidentale celebrando valori come la laboriosità e lo spirito di adattamento, il secondo lascia in eredità ai suoi lettori una visione critica e disillusa della società a lui contemporanea.

La prima impressione che si ha nella lettura dell'opera di Swift è una descrizione distopica della realtà, una vera e propria satira politica, religiosa e morale e una visione del mondo cinica, spietata, polemica e non priva di forti provocazioni. Anche la scienza, che viene affrontata nel terzo viaggio di Gulliver, non è risparmiata da aspre critiche, nonostante l'autore scriva e pubblichi nei primi anni dell'illuminismo inglese quando la Royal Society di Londra, attiva da più di cinquant'anni, è il centro del dibattito filosofico e scientifico di tutta Europa e i suoi membri mantengono fitte corrispondenze con le più autorevoli menti del tempo.

L'isola di Laputa è un iperbole culturale: governata da astronomi e scienziati è abitata da personaggi distratti ed arroganti di cui l'autore fa una spietata caricatura associandoli a uomini strabici, dal capo chino e con un occhio rivolto verso il basso e l'altro sempre a fissare lo zenit perché vivono ormai in un mondo completamente distaccato dalla quotidianità, perennemente con lo sguardo al cielo e persi nelle loro elucubrazioni. Questi hanno completamente dimenticato cosa siano la creatività, la fantasia e l'immaginazione, parole che non esistono nemmeno nella loro lingua, non amano essere contraddetti e costantemente intenti nelle loro speculazioni teoriche hanno la tendenza a non prestare attenzione e a non ascoltare eventuali interlocutori. La visione negativa dei filosofi naturali viene portata all'estremo attraverso la figura dei servi che ogni scienziato laputiano porta sempre con sé, veri e propri “scacciapensieri” incaricati di dare piccoli colpetti ai padroni laddove le loro distrazioni rischiano di farli cadere dall'isola, o semplicemente quando questi devono prestare attenzione a qualcosa o a qualcuno.

 

L'accademia del Balnibarbi visitata da Gulliver dopo Laputa è un chiaro riferimento alla Royal Society e non viene risparmiata da accuse: qui vengono condotti esperimenti di ogni tipo da parte di filosofi e scienziati che vogliono addirittura abolire le parole perché accecati dalla teoria e ormai completamente incapaci di relazionarsi con il loro prossimo e di gestire ambiti prettamente pratici. Gulliver in questi incontri non viene mai tenuto troppo in considerazione e nonostante i suggerimenti e le udienze che gli vengono dati da re e governatori ai loro occhi rimane sempre un “profano” estraneo alla comunità scientifico-tecnologica.

La polemica che Swift fa alla scienza è coerente e ben documentata dall'interesse che aveva l'autore per questi ambiti, tanto da tenersi costantemente aggiornato sui dibattiti più discussi di quegli anni. Non è un caso che in queste pagine siano presenti spunti di riflessione storico-scientifica molto interessanti che, se privati della loro accezione critica, arrivano ad una forma di anticipazione profetica.

 

I meccanismi che muovono Laputa sono descritti nel dettaglio per mezzo dell'enorme calamita incastonata nel centro dell'isola che tramite attrazione e repulsione magnetica può salire o scendere per l'approvvigionamento di beni primari, comunicazioni e corrispondenze con la comunità di terraferma dei Balnibarbi. La posizione privilegiata di Laputa rende chiaro il vantaggio che hanno i laputiani sulle regioni sottostanti, in quanto in caso di rivolta l'isola volante può fluttuare per mesi interi su città e castelli oscurando il Sole e portando danni all'agricoltura o addirittura bersagliare gli abitanti con grosse pietre; un vero e proprio metodo di attacco aereo antesignano delle tattiche di bombardamento, sviluppate a partire dai primi anni del Novecento.

 

Tra tutte le discipline affrontate, è nel trattare l'astronomia che, per certi versi, Swift si svincola dalla sua avversione verso la scienza del suo secolo, al punto che sarà fautore di un'incredibile previsione: l'esistenza di due satelliti orbitanti intorno al pianeta Marte 150 anni prima dell'effettiva scoperta di Phobos e Deimos avvenuta nel 1877 per opera dell'astronomo statunitense Asaph Hall. Gli scienziati laputiani sono esperti di musica, astronomia e matematica ed è proprio attraverso i numeri che si fanno portavoce di scoperte temporalmente lontane dai Viaggi di Gulliver. All'epoca di Swift i telescopi non erano ancora otticamente abbastanza potenti per osservare oggetti celesti piccoli come le due lune di Marte e quello che fa l'autore è affidarsi alla statistica, basandosi sul fatto che i pianeti interni non hanno satelliti, mentre quelli esterni ne hanno diversi. La scelta del numero due è dovuta al fatto che la Terra è il primo pianeta ad avere satelliti e ne ha solo uno, la Luna, di Giove all'epoca erano noti i quattro satelliti medicei, quindi Marte, che si trova nel mezzo, deve averne almeno due. Le leggi gravitazionali che governano il moto delle due lune “immaginate” da Swift sono kepleriane ed è interessante evidenziare che venticinque anni dopo la pubblicazione dei Viaggi anche Voltaire parla, nel suo racconto Micromégas, dei due satelliti di Marte sulla base di considerazioni analoghe. Ai due scrittori sono stati poi dedicati due crateri su Deimos.

 

Loro [gli abitanti di Laputa] hanno anche scoperto due stelle minori, o satelliti, che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro e il più lontano cinque; il primo compie il suo giro in dieci ore, il secondo in ventuno e mezzo: così che i quadrati dei loro periodi di rivoluzione sono quasi nella stessa proporzione con i cubi delle loro distanze dal centro di Marte, cosa che mostra chiaramente come siano governati da quella stessa legge di gravitazione che agisce sugli altri corpi celesti.

[I Viaggi di Gulliver, Parte III, Capitolo 3]

 

Il dettaglio con cui Swift conosce la legge di gravitazione e le discussioni di meccanica celeste che venivano fatte tra i suoi contemporanei è reso evidente anche dal fatto che i Laputiani temono che la Terra possa avvicinarsi troppo al Sole e caderci dentro. Newton nei Principia aveva scritto che l'equilibrio gravitazionale del sistema Terra-Sole è estremamente precario e che le minime perturbazioni avrebbero portato a conseguenze catastrofiche. Aveva però escluso dal suo modello rallentamenti significativi del moto orbitale; teoria, questa, che non trovava l'unanime accordo fra gli scienziati dell'epoca, a causa delle discussioni che accendevano il dibattito degli studiosi scienziati sulla teoria della luce. Se la luce ha un moto ondulatorio, secondo la concezione dell'epoca ha bisogno dell'etere, un mezzo tra il Sole e la Terra in cui propagarsi, mentre se la luce è un fascio di corpuscoli non ha bisogno di nessun mezzo. Newton è considerato il padre della teoria corpuscolare, Hooke e Huygens della teoria ondulatoria: i Laputiani pur conoscendo bene le leggi di Newton e Keplero sostengono la teoria ondulatoria della luce, con la conseguenza che l'esistenza di un medium tra il Sole e la Terra avrebbe potuto giustificare sensibili rallentamenti al moto del pianeta e una sua caduta.

 

A fronte di tutte queste considerazioni possiamo dire che I Viaggi di Gulliver, entrato tra i classici della letteratura inglese, non è un libro per bambini: dentro la favola, tra le creature fantastiche e i mondi immaginari l'autore trasferisce tutta la sua denuncia verso la crisi della cultura occidentale. L'evidente dicotomia tra la visione negativa e parodiata della scienza e l'approfondita documentazione preliminare sulle questioni discusse a quel tempo sfocia in licenze letterarie che solo apparentemente anticipano importanti scoperte scientifiche, che ci offrono a distanza di secoli una panoramica delle questioni più scottanti del dibattito scientifico dell'illuminismo inglese. Swift attraverso il misantropismo di Gulliver ri-definisce i contesti sociali settecenteschi attraverso i suoi viaggi e restituisce ancora oggi al lettore immagini che sfociano in un cinico iperealismo.