Errare è umano, perseverare è...scientifico!

 

di Sara Gozza

 

Il giorno 11 febbraio si è tenuta presso l’aula D di via Zamboni 34 una conferenza, organizzata dall’Università di Bologna, dal provocatorio titolo Errare è umano perseverare è...scientifico! presieduta da uno dei più importanti e riconosciuti studiosi del pensiero abduttivo nel panorama internazionale, Lorenzo Magnani, professore ordinario di filosofia della scienza all’Università degli Studi di Pavia.

Tema centrale della conferenza: il modello di ragionamento abduttivo. L’abduzione è un’inferenza che si basa su un errore logico (dal momento in cui le conclusioni vengono assunte come necessariamente vere e non solamente probabili), nella quale la prima premessa è certamente valida mentre la seconda è solamente probabile, dunque le conclusioni non saranno necessariamente vere ma avranno solo una certa probabilità di esserlo. Per questo motivo la logica non la considera un’inferenza valida e la filosofia l’ha sempre confinata nell’ambito della creatività. Dell’abduzione si può parlare in diversi contesti, non solo dal punto di vista logico: può, dunque, essere trattata in ambito epistemologico (cioè di teoria della conoscenza) e scientifico? La risposta è sì. La medicina basa la sua forza sul ragionamento abduttivo: da una serie di dati si deve risalire alla diagnosi; altro esempio classico è il lavoro della polizia investigativa, dagli indizi deve trovare il colpevole. L’uomo prospera proprio perché utilizza quotidianamente il ragionamento abduttivo che porta a verità plausibili e rivedibili e, provando la veridicità della conclusione arriva a una conoscenza; Keplero stesso, nel tentativo di porre ordine a dati inconciliabili, ragionò su diverse ipotesi fino alla formulazione delle sue tre celebri leggi. Dando forza al ragionamento abduttivo nelle scienze, si abbandona la logica classica per delineare un approccio più statistico e probabilistico.

 

Il ragionamento abduttivo, dunque, viene usato da tutti gli esseri umani per produrre conoscenze: lo stesso bambino, per crescere e ampliare il proprio patrimonio culturale, utilizza questa inferenza. L’approccio che porta alla conoscenza può essere considerato, secondo Magnani, di tipo eco-cognitivo. Ecologico perché parte dal mondo percepito coi sensi, cognitivo perché viene rielaborato dal cervello in base all’esperienza. Da ciò ne deriva una scienza ben lontana dal rigore della logica classica ma che, nonostante tutto, non perde la sua efficacia e al sua forza. Nell’immaginario comune, infatti, la ricerca scientifica non lascia spazio alla sensibilità (ossia alle predisposizioni personali e al proprio rapporto fisico col mondo) ma la storia ci dice proprio il contrario. Le più grandi invenzioni sono nate partendo da un desiderio di conoscenza, da un non-

spiegato derivato dai sensi. Il corpo è inserito in un ambiente quindi è partecipe diretto del processo di conoscenza. La nostra mente è come se manipolasse il mondo esterno: per produrre pensieri ha bisogno del corpo. La filosofia continentale, sulla base della filosofia trascendentale kantiana, considera il nostro intelletto come costituente dell’esperienza; mentre la filosofia analitica di stampo anglosassone o di derivazione empirica basa la sua forza su presupposti fortemente realistici.

 

Con il progredire della scienza moderna, il ragionamento induttivo perse di valore rispetto a quello abduttivo, poiché portava a generalizzazioni inadatte a produrre conoscenza. A tal proposito C. S. Peirce (1839-1914) pubblicò tre articoli (nel 1868 sul Journal of Speculative Philosophy) di critica nei confronti dell’induzione (che ha valenza soltanto classificatoria in quanto i suoi formalismi sono relativi solo ai termini generali) ribadendo il primato dell’abduzione nella ricerca scientifica. L’ipotesi esplicativa, secondo Peirce, si pone a un livello superiore rispetto ai fatti da spiegare, in quanto non si limita a registrare le loro regolarità, ma ne individua i principi. L’ipotesi avanzata, non è certa come una conclusione deduttiva in quanto non può mai superare definitivamente il vaglio dell’esperienza. Il corpo è inserito in un ambiente ed è da qui che parte il ragionamento; per confutare o confermare una teoria si esce dagli schemi della logica classica per cercare le anomalie della natura. L’abduzione, secondo Peirce, non viene più intesa in termini logici ma semiotici dotati dunque di un senso più ampio in quanto vengono presi in considerazione anche le immagini e gli odori, poiché concorrono alla conoscenza del mondo circostante. La semiotica, di cui Peirce è il padre, è quella disciplina che si occupa dei segni; il punto di partenza di tale disciplina è che non c’è pensiero senza segno, il nostro contatto con la realtà è mediato dal segno. Odori e immagini sono segni che partecipano alla scoperta scientifica; gli stessi Watson e Crick dichiararono di aver avuto l’ispirazione della doppia elica del DNA da un’immagine di due serpenti avvinghiati. Dal lavoro di Peirce si è arrivati, dunque, alla ricerca sulla cosiddetta intelligenza artificiale in grado di compiere abduzioni automatiche e che stimola la nascita di nuove logiche oltre a quella classica (che possono portare a conoscenze scientifiche).

 

Il professor Magnani si espresso con un linguaggio comprensibile anche ai non esperti, confermando l’idea che la scienza non è fatta solo da geni freddi e spietati che basano il loro ragionamento solo su ciò che è vero e dimostrabile, ma da esseri umani che sbagliano, che hanno i loro pregiudizi e le loro convinzioni ma sono disposti a metterle in discussione. 

 

Dunque, errare è umano, per il semplice motivo che l’uomo alimenta il proprio sapere quasi sempre attraverso ragionamenti fallaci e la scienza persevera in quanto, essendo un prodotto umano, il controllo delle sue conclusioni viene reiterato nel tempo ed esse vengono sempre messe alla prova. Vi è, anzi, una ripetizione controllata dell'errore alla base dell'abduzione per il suo valore euristico, poiché esso, mettendo in crisi l’ipotesi iniziale, risulta il punto di partenza per creare altre ipotesi, ma è proprio per la meraviglia di rendere un ragionamento considerato fallace un ragionamento certo e vero che la scienza e il pensiero umano sono progrediti nel corso dei secoli.