LA MIA PARIGI, I MIEI RICORDI

Edgar Morin

LA MIA PARIGI, I MIEI RICORDI

Milano, Raffaello Cortina, 2013

pp. 241, € 16.00

ISBN 978-88-6030-629-6

 

di Fabrizio Li Vigni

 

Dopo aver ricevuto la medaglia della città di Parigi da parte del sindaco, Bertrand Delanoë, Edgar Morin ci regala uno splendido affresco biografico. Di due vite. Quella di Morin stesso e quella della Parigi che l’autore del “pensiero complesso” ha attraversato nella sua lunga esistenza. Le storie della città e dell’autore si mescolano inoltre alla Storia con la esse maiuscola, raccontata dal “di dentro”. Il libro è un continuo salire e scendere di scale, dall’universale all’intimistico, con immagini di repertorio che integrano l’appassionato racconto dell’autore. L’invasione tedesca, le deportazioni, la Resistenza sono raccontate attraverso gli occhi di un Morin coraggioso e fortunato, che per anni ha dovuto vivere sotto falsa identità, che ha visto amici scomparire e che ha contribuito in prima persona, per esempio, nella distribuzione delle carte d’alimentazione ai clandestini e agli illegali che non potevano riceverne [1].



Ci si può approcciare al libro se si vuole sapere di più su un intellettuale stimolante e capace di formare come cittadini, prim’ancora che come scienziati in senso lato, e se si è amatori appassionati della capitale francese.

 

I capitoli che lo compongono corrispondono a epoche diverse – talora periodi di dieci o vent’anni, talaltra di uno o due anni soltanto. I primi ruotano attorno agli eventi dell’Occupazione nazista, gli altri ripercorrono i trasferimenti di Morin da quartiere a quartiere nella sua città natale. 

 

Il modo di procedere del racconto non può che essere intessuto, in modo esplicito o implicito, del “sentimento” della complessità. La contraddizione, i contrasti antagonisti e complementari, la dualità, insomma gli elementi tipici del pensiero complesso, sono vivi e visibili nelle descrizioni degli stati d’animo e dell’identità dell’autore, dei personaggi incontrati e degli eventi vissuti, come delle idee politiche. Nei suoi “errori di gioventù”, è come se Morin mettesse in implicita la sua naturale tendenza all’inclusione, al dubbio, all’umiltà intellettuali e morali che lo caratterizzeranno nella fase matura.

 

Chi si aspetta una ricostruzione del pensiero complesso con sullo sfondo Parigi, rimarrà però deluso. La capitale dell’Esagono, la Storia della Seconda guerra, la “carne” di Morin sono in primo piano, con le evoluzioni intellettuali di quest’ultimo in filigrana. Una miniera di succosi aneddoti –di incontri con le donne amate, con intellettuali, politici, grandi scrittori e scrittrici – compone l’apparato organico del libro. Rimane impresso il rapporto ambiguo con la scrittrice Marguerite Duras; esilarante l’aneddoto della prima moglie di Morin, Violette, che ubriaca chiede ad Albert Camus il perché dei suoi editoriali anti-comunisti che lei definisce delle “stronzate”; significativo l’incontro con il sociologo liberale Raymond Aron, che mette in difficoltà il giovane Morin, all’epoca in cui è ancora attivo sostenitore del comunismo sovietico. Lo scheletro del libro tuttavia rimane la città, con la storia dei suoi quartieri, delle mutazioni che hanno subito angoli, edifici e negozi più o meno famosi.

 

Perché ripetere, d’altro canto, ciò che è stato scritto in altri testi? Senz’altro, chi conosce il pensatore francese integra l’immagine che ha di lui con nuovi elementi: si scopre un Morin libertino, timido, incerto, sempre curioso, molto veemente, un intellettuale capace di grandi slanci poetici e ambiziosi, senza mai perdere la normalità del quotidiano e l’umiltà. Un intellettuale, inoltre, con velleità artistiche (di poeta, romanziere, regista), rimaste per lo più inespresse. Non a caso i saggi moriniani si distinguono per un linguaggio inventivo, ricco di neologismi, crasi e allitterazioni – ragion per cui è sia molto amato dal pubblico che altrettanto detestato dai sociologi, dai filosofi e dagli scienziati.

 

Ne La mia Parigi non vi si trova dunque la genesi delle teorie della complessità. Queste sono contenute in un altro libro di memorie, I miei demoni (Meltemi, 2004), a metà fra saggio e autobiografia intellettuale. Qui il racconto del cammino dell’autore si mescola a discorsi più strutturati, che riprendono e divulgano il contenuto dei suoi saggi. Per chi fosse d’altra parte interessato al racconto dettagliato dell’abdicazione al partito comunista da parte di Morin, rimandiamo ad Autocritica (Moretti & Vitali, 1991). A La mia Parigi ci si avvicina invece se si ha desiderio di leggere di Storia e di “sensi”, di ambientazioni parigine, di lotte, amori, conflitti e amicizie – insomma, se si vuole gustare la complessità di una vita attraverso la penna di qualcuno che se ne intende.

 

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[1] Durante la Seconda guerra mondiale, la popolazione riceveva dei coupon per beneficiare del razionamento degli alimenti presso negozi e servizi amministrativi.