STORIE NATURALI

Jules Renard

STORIE NATURALI

Roma, Lit Edizioni, 2013

pp. 119, € 10

isbn 9788861923874

 

di Valentina Sordoni

 

Nel 1896 Jules Renard dà alle stampe il magnifico volumetto delle Histoires Naturelles, dopo il successo della sua opera più celebre, Pel di carota, pubblicata nel 1894. Il titolo Histoires naturelles richiama alla mente quello del monumentale sforzo di un’ altra straordinaria personalità francese: il naturalista Buffon, autore della Histoire Naturelle. Tuttavia Renard preferisce il “plurale”: la sua non è una storia naturale, arroccata su rigide sistemazioni compilate con linguaggio analitico, appesantite da certa nomenclatura ; le sue Storie naturali nulla hanno a che vedere insomma con la grande tradizione percorsa dalla storia naturale come scienza. E il suo titolo non deve confonderci.



Quelle che Renard ci dona, in questo volume che ha conosciuto molte edizioni e che  recentemente è stato pubblicato nuovamente dalla casa editrice Lit arricchito dalle illustrazioni di Henri de Toulouse- Lautrec, sono immagini provenienti da quel mondo agreste in cui era cresciuto.

Nato in Normandia , Renard trascorse infatti i primi anni  di vita nella campagna del Nivernese  dove, più tardi, acquisterà una casa, il suo rifugio lontano dai clamori parigini, nella quale amava riposarsi quando i suo impegni glielo permettevano.

 

La natura, presto osservata da vicino, conosciuta nei suoi numerosi risvolti, nelle sue molteplici sfumature, rappresenterà la fonte ispiratrice per queste Storie naturali, immagini campestri sapientemente elaborate dalla mano dello scrittore che non rinuncia a un linguaggio sagace, al suo stile breve e conciso.

 

In una prefazione al Diario di Renard, Sartre scrisse :«[Renard]ha creduto per tutta la vita che lo stile fosse l’arte d’esser brevi». E proprio attraverso frasi scarne, veri concentrati di parole, Renard ci racconta la «sua» natura, la «sua» campagna, popolata sia dagli animali più comuni, galli, anatre, faraone e maiali, sia da specie più bizzarre come il porcospino «guarnito di tante cannucce così scomode per lui e per la sua amica» (p.79).



Molto curioso è l’incontro, raccontato nel testo, con il cervo che avanzava nel bosco, scambiato per uno «sconosciuto» che camminava con una «pianta in testa» (p.80). Ma il sarcasmo di Renard non risparmia altri animali. Dei piccioni scrive che «non sanno stare fermi in un posto, ma i viaggi non li migliorano. Rimangono sciocchi per tutta la vita. Si ostinano a credere che i bambini si facciano col becco» (p. 20).

E che dire dei pappagallo? «Non sarebbe niente male; e qualche merito lo aveva quando gli animali non parlavano; ma oggi tutti gli animali hanno talento! (p. 102)».

 

E la cavalletta? «Sarà il gendarme degli insetti? Tutto il giorno salta e si accanisce alle calcagna di invisibili bracconieri, che non acchiappa mai.»

Potrei continuare citando esempi, ma preferisco che sia il lettore a lasciarsi trasportare, dalla sua curiosità, in questa entusiasmante passeggiata nella natura, in compagnia di Jules Renard.