INTERVISTA a Marcello Simoni

a cura di Arianna Ricci

 

Marcello Simoni, ex archeologo, laureato in Lettere e bibliotecario, oggi si presenta sulle scene letterarie come giovane scrittore di grande successo. Vincitore del 60° Premio Bancarella, selezionato al Premio Fiesole 2012 e finalista al Premio Emilio Salgari 2012, ha esordito con il thriller storico Il mercante di libri maledetti, il quale ha superato le 500.000 copie. A questo è seguito La biblioteca perduta dell’alchimista, secondo capitolo della trilogia. Al di fuori di questa, L’isola dei monaci senza nome, nato come un eBook a puntate dal titolo Rex Deus, il breve romanzo I sotterranei della cattedrale, che ha venduto oltre 150.000 copie (recensione: http://www.rickdeckard.net/2013/05/08/i-sotterranei-della-cattedrale) ed il suo seguito, l'Enigma del violino, racconto contenuto nella raccolta Estate in Giallo, edita dalla Newton Compton.



Il 7 Novembre è uscito Il Labirinto ai confini del Mondo, terzo capitolo della “Trilogia del Mercante”. Napoli, 1229. A causa di una serie di misteriosi omicidi, l'inquisitore Konrad von Marburg si trova ad indagare sull'antica setta dei Luciferiani, ed i suoi sospetti cadono su niente meno che Ignazio da Toledo, protagonista della saga. Ignazio, a Napoli per vendere una reliquia, verrà accusato di essere il colpevole di tutti i delitti, nonché il capo della setta. Per dimostrare la propria innocenza, Ignazio dovrà svelarne il segreto e, come sempre, risolvere innumerevoli misteri. In occasione della pubblicazione, Marcello Simoni ha cortesemente risposto a qualche nostra domanda...

Nel momento in cui ti focalizzi su un determinato periodo storico, o un elemento particolare (dall'Uter Ventorum del Mercante di Libri Maledetti agli archibugi in L'isola dei Monaci senza nome) come procedi nelle ricerche? Quanto sono importanti la tua preparazione da archeologo ed il tuo lavoro di bibliotecario?

Le ricerche e il background personale sono elementi fondamentali per chi scrive romanzi di ambientazione storica. Bisogna saper documentarsi con precisione e prestare attenzione ai particolari più singolari che possono suscitare la curiosità dei lettori. Perciò non mi limito a studiare sulla manualistica e sui saggi, ma mi addentro nelle fonti del periodo, dalle cronache ai trattati filosofici. Il passo successivo è saper mettere da parte tutte queste informazioni per dare forma a un plot che abbia come protagonisti non le nozioni ma la trama e i personaggi.

 

Come bilanci le fonti storiche e la finzione narrativa? Come scrittore, quanta importanza ritieni che abbia la fedeltà ai dati storici rispetto alla finzione narrativa? E invece come lettore?

La fedeltà ai dati storici è assoluta. Il "gioco di prestigio" si deve compiere negli spazi della fiction, sempre però con rispetto della verosimiglianza e della credibilità. E tuttavia, scrivo narrativa popolare. I protagonisti delle mie vicende sono sempre uomini, sentimenti e avventure. I lettori si appassionano soprattutto a questi elementi, dunque la finzione - benché meno "nobile" - deve comunque farla da padrona.

 

Nei tuoi romanzi, i protagonisti si sono trovati di fronte ad oggetti avvolti da un'aura di mistero, che hanno prodotto sia leggende popolari sia analisi storiche più o meno attendibili: come affronti le testimonianze più disparate? Se necessario (se ti ispirano) ti servi di entrambe?

Anche le leggende godono di un corpus di fonti documentarie che va recuperato, studiato e applicato alla fiction. Il mio ultimo romanzo, per esempio, parla del Liber Nembrot, che secondo la leggenda fu scritto dal gigante Nembrotte. Gli studiosi medievali parlano diffusamente dell'uno e dell'altro, trasformando la leggenda in un insieme di testi reperibili (per chi sa cercare) e molto dettagliati.

 

Hai mai pensato di confrontarti con qualche mistero proveniente dalla cultura contemporanea? Se sì, quale? Se no, perché?

Ho sempre reputato la cultura contemporanea molto noiosa, perciò...

 

In molte delle tue interviste racconti di come hai scelto di diventare uno scrittore a 17 anni dopo aver letto Lovecraft e Poe, ma anche di come tu abbia una passione per il mondo dei fumetti e, in particolare, per quelli dall'atmosfera "in bianco e nero" come Diabolik o Dylan Dog: cosa c'è dell'uno e dell'altro mondo nei tuoi romanzi?

Le espressioni dei volti e la velocità delle trame. Anche la fluidità dei movimenti, che cerco sempre di rendere come se dovessi treatteggiare il contenuto di una vignetta.

 

Un altro autore che citi spesso nelle tue interviste tra quelli che ammiri o che, in qualche modo, hanno avuto un ascendente sulla tua formazione da scrittore, è Arthur Conan Doyle, fino ai Sotterranei della Cattedrale ed il suo seguito l'Enigma del Violino, in cui compi un vero e proprio tributo al personaggio di Sherlock Holmes: di fronte a un mistero (sia esso un libro proibito o un omicidio) qual è il tuo rapporto con il metodo d'indagine?

Letterariamente parlando, un miscuglio tra induzione e presagio. I miei personaggi si muovono in epoche pre-scientifiche, in cui il metodo investigativo non è ancora appannaggio di "professionisti" ma un mestiere da dilettanti.

 

Dalla pubblicazione del Mercante di Libri Maledetti all'uscita del Labirinto ai confini del Mondo, passando attraverso gli altri titoli, pensi che qualcosa sia cambiato nel tuo stile di scrittore o nel tuo metodo di ricerca?

Credo di sì. Mi sento più maturo e consapevole, e credo pure di essere migliorato nell'elaborare trame e profili di personaggi. Ma questo lo lascio decidere ai miei lettori...