MATEMATICA, COME FARLA AMARE

Bruno D’Amore, Martha Isabel Fandiño Pinilla

MATEMATICA COME FARLA AMARE

Prato, Giunti, 2012

pp. 190, euro 10, ill.

ISBN 9788809771956

 

di Agnese Berardinelli

 

Che cos’è la matematica? Quando nasce? Da chi? Perché? Domande alle quali l’insegnante stesso non sa rispondere, o non si preoccupa di rispondere. Eppure queste risposte sono fondamentali per aiutare lo studente a conoscere e affrontare nel modo giusto la materia che sta studiando. «Quanti sanno che la matematica ha una storia, che si è evoluta nel tempo, che cambia in continuazione?» (p. 89). 

 



Bruno D’Amore, responsabile scientifico di ricerca di Didattica della Matematica dell’università di Bologna, e Martha Isabel Fandiño Pinilla, responsabile scientifico della didattica della matematica nella rivista “La vita Scolastica” (Giunti Scuola) della quale Bruno D’Amore è coordinatore, sono gli autori di questo libro, pubblicato nel 2012 a cura della casa editrice Giunti Scuola, che funge da manuale a tutti coloro che hanno interesse nell’insegnamento/apprendimento della matematica, 

fornendo molte direttive per la sua didattica. Sano, rigoroso,

documentato, ma allo stesso tempo piacevole grazie all’uso di un tono affabile non privo di ironia, questo accurato lavoro svela errori, dubbi e pregiudizi verso una materia alla quale bisogna dar senso, perché «il senso è la molla del significato» (p. 75). 

 

La matematica non è fatta di regole, scritte sui libri o imposte dagli insegnanti, da imparare a memoria; «ci sono verità dimostrate che qualcuno, qualche essere umano, ha dimostrato per noi» (p. 19). 

Ma quel che conta in matematica, in realtà, è la coerenza, non la verità. Il matematico parte da un insieme di assiomi, cose che lui stesso considera vere, e procede nel suo lavoro dimostrando che esso non porta a contraddizioni. Egli acquista così libertà di muoversi, di creare, di scegliere, di esprimere il proprio spirito inventivo, di osare con il serio rischio di sbagliare. Proprio come si fa nell’arte, nella musica, nel cinema, nel teatro. Non è sorprendente? Sostituire il concetto di coerenza con quello di verità contribuisce al formarsi di quell’immagine della matematica come disciplina asettica, prefabbricata. Allora bisogna avvicinare i ragazzi al piacere di fare, alla meraviglia, al gusto della ricerca, lasciare spazio alla creatività e al gioco. 

 

Gli autori suggeriscono la risposta a due delle domande che più frequentemente si pone lo studente: perché è così importante studiare la matematica? A che cosa serve? Beh, sicuramente non è un caso se «le scuole di tutto il mondo prevedono dalle quattro alle sei oredi matematica settimanali» (p.32). Coloro che si inseriscono nel mondo lavorativo si rendono conto che serve per investire soldi in banca o per valutare una proposta di lavoro; hanno quindi conoscenza della necessità reale di studiare questa materia. Ma la matematica può avere senso impararla perché è bella, perché da spazio alla fantasia, perché dà 

soddisfazione; può servire per capire il Paradiso di Dante Alighieri o un quadro di Pablo Picasso. Esistono davvero due culture (quella umanistica e quella scientifica)?. «Perché rinunciare all’una in favore dell’altra? Perché privarci di capire [..] accettando e anzi vantandoci di essere ignoranti? Perché privare di queste potenzialità i nostri allievi?» (p. 175). 

 

Alla didattica della matematica è interamente dedicato il quinto capitolo, dove viene sottolineata l’importanza della cosiddetta trasposizione didattica, cioè «l’adattamento della conoscenza matematica per trasformarla in conoscenza adeguata a essere insegnata» (p. 78), e la sostanziale differenza tra il sapere matematico e il sapere da insegnare. Segue un’esposizione di alcuni strumenti metodologici per la didattica tra i quali laboratori con e senza computer, mostre e conferenze, giochi, lavori di gruppo, i cosiddetti Tep (produzioni testuali autonome), e i resoconti dell’attività didattica svolti a turno dagli studenti, tutti in grado di produrre risultati sorprendenti nel campo dell’apprendimento, non di meno in grado di fungere da test per controllare lo stato cognitivo degli 

alunni. Tuttavia, «Non esistono vie regie per l’apprendimento della matematica» (p. 123), come sosteneva Euclide, ed «è sempre necessario avere un po’ di metodologie di riserva e miscelarle accuratamente 

con saggia e sapiente professionalità» (p.124). 

 

In base all’abbondante carico di studi effettuato dagli autori nell’ambito della didattica della matematica, testimoniato dalla lunga lista bibliografica, gli autori sostengono con convinzione che 

«l’insegnante non può ignorare il senso che ha lo sviluppo della matematica: non potrebbe compiere quell’atto creativo che è la trasposizione; [..] non potrebbe altrimenti comunicare la matematica; si 

può comunicare quel che fa parte dell’esperienza personale, vissuta, cioè personalizzata» (p.98). 

È necessario, quindi, amare la matematica per farla amare.