SCIENZA MEDICA E FANTASIE SCIENTIFICHE

 

Franco Piccinini

SCIENZA MEDICA E FANTASIE SCIENTIFICHE

Bologna, Elara, 2011

pp. 203, euro 25, ill.

ISBN 9788864990323

 

di Marco Ciardi

 

Gli appassionati cultori di Full Metal Alchemist conoscono bene l’importanza dell’homunculus all’interno della storia che vede come protagonisti Edward e Alphonse Elric. Magari, però, non tutti sanno qual è l’origine storica di questa ‘creatura’ che ha ispirato tanta narrativa dell’orrore e della fantascienza. Leggendo il bel libro di Franco Piccinini, Scienza medica e fantasie scientifiche, i lettori avranno la possibilità di togliersi questa e molte altre curiosità storiche. Che poi, più che curiosità, si tratta di informazioni essenziali per comprendere esattamente le fondamenta scientifiche su cui è costruita un’opera letteraria o cinematografica, e per capire la diffusione e la riutilizzazione delle idee nel corso della storia della cultura. 



 

Franco Piccinini da oltre trent’anni svolge la professione medica, ma da sempre scrive saggi e racconti di fantascienza. L’idea di realizzare un libro sui rapporti tra scienza medica e fantasie scientifiche nasce per l’appunto da una serie di articoli preparati per la rivista Nova Sf*, poi successivamente ampliati fino a dare vita a questo libro. Un libro che ha molti meriti. Da un lato, infatti, consente al lettore di farsi un’idea dello sviluppo della storia della medicina occidentale, dall’altro offre un quadro esauriente di tutta la narrativa fantastica che si è ispirata alla storia della medicina, riuscendo in alcuni casi ad anticipare addirittura gli sviluppi della disciplina. Ma, soprattutto, il testo rappresenta una vera e propria enciclopedia critica dei rapporti tra medicina e science fiction, uno strumento di consultazione e di lavoro davvero utile ai fini della conservazione della memoria storica relativa a questo settore di studi. A tale proposito sarebbe stata gradita la presenza di un indice dei nomi alla fine del volume, che comunque contiene una istruttiva appendice bibliografica, con l’indicazione di una serie di testi essenziali sia in ambito narrativo che in quello storico o della divulgazione. 

Proprio perché di una vera e propria enciclopedia si tratta, è impossibile rendere conto di tutti i soggetti e gli argomenti trattati nel volume. Uno sguardo all’indice ci farà comunque capire la ricchezza dei temi trattati e delle informazioni contenute nel libro. 

 

La prima parte è dedicata a “Medici e mostri, medicina mostruosa”. Si va quindi dal Frankenstein di Mary Shelley alle straordinarie opere di Lovecraft, passando per Bram Stoker, Robert Louis Stevenson, omuncoli e vampiri, frenologia e fisiognomica. A proposito del Frankenstein, Piccinini giustamente afferma: «Nel 1816 il gotico compì, in un sola notte, una svolta fondamentale che, di fatto, diede l’avvio al moderno filone dell’horror e a quello della SF. Più tardi, con l’arrivo del nuovo secolo, i due filoni si sarebbero separati e avrebbero seguito evoluzioni differenti, anche se si sarebbero incontrati e fusi di nuovo, di tanto in tanto». Da questo testo, destinato a diventare un classico, «hanno preso il via», argomenta Piccinini, «una serie infinita di scienziati impegnati in ricerche non ortodosse, che hanno popolato le riviste di fantascienza, i romanzi dell’orrore e i B movies. Sempre da qui sono originate infinite creature artificiali in rapporto problematico con il loro realizzatore: robot, androidi, cyborg, mutanti e anche cervelli elettronici. Le intenzioni di HAL 9000 nei confronti degli astronauti di 2001: a space odissey, non sono molto diverse da quelle della Creatura nei confronti del dottor Victor Frankenstein». (Già, perché per chi ancora non lo sapesse, Frankenstein è lo scienziato, non la creatura, come poi spesso si è confuso nell’immaginario collettivo). 

 

La seconda parte del libro si intitola “Scienza vera e scienza fantastica. Arriva la fantascienza”. Naturalmente (altrimenti il discorso sarebbe troppo lungo) non entrerò qui nel merito delle interessanti considerazioni di Piccinini sulla nascita della fantascienza come vero e proprio genere letterario e su quali caratteristiche debbano avere racconti o romanzi per definirsi tali. Per tutto questo rimando alla lettura diretta del volume. Come informazione storica mi limito a ricordare che il termine science fiction fu coniato da Hugo Gernsback alla fine degli anni Venti del Novecento, come perfezionamento della parola “scientifiction” (molto tempo dopo che il genere aveva avuto origine - come spesso accade in letteratura o in altri ambiti artistici), per indicare i racconti apparsi su varie riviste americane, prima fra tutte Amazing Stories. Il nostro termine fantascienza è invece attribuito a Giorgio Monicelli, il quale nel 1952 dette vita alla celebre collana (tutt'ora esistente) Urania.

 

Nella seconda parte di Scienza medica e fantasie scientifiche hanno dunque ampio spazio trapianti di cervelli, duplicati e cloni, malattie, epidemie e pestilenze varie, longevità e immortalità. Una particolare attenzione è inoltre posta al “submicroscopico”, cioè ai viaggi della fantascienza “all’interno del corpo umano”. A questo riguardo è d’obbligo la segnalazione di uno straordinario film (al quale Piccinini dedica il giusto spazio), la cui visione risulta ancora oggi piena di fascino: Fantastic Voyage, uscito nel 1965, e conosciuto in Italia con il titolo di Viaggio allucinante. Fu prodotto dalla 20thCentury Fox, che affidò la trasformazione del soggetto in romanzo, «da diffondere prima dell’uscita del film (operazione di marketing che oggi si chiama novelization)», a uno dei più grandi e celebri scrittori della storia della fantascienza, Isaac Asimov.

La terza e ultima parte di Scienza medica e fantasie scientifiche è particolarmente interessante, perché ha come oggetto “Il futuro della professione”, cioè è dedicata all’analisi delle immagini della professione medica nel futuro, così come emergono dalle rappresentazioni degli autori di fantascienza. 

 

Tra cliniche nello spazio e medici robot, dentisti e chirurghi del futuro, Piccinini conclude il suo lavoro con un imperdibile paragrafo: «Là, dove nessun medico è mai arrivato prima, ovvero: la sanità ai tempi di Star Trek”. Oltre a una serie di centrate e intelligenti considerazioni sull’intera opera, definita giustamente come “il perfetto paradigma di tutte le grandi utopie della space opera», Piccinini si sofferma sull’analisi delle figure di medico che hanno caratterizzato le diverse serie. Si parte, dunque, con una dettagliata disamina delle qualità del dottor Leonard McCoy (inclusa un’ampia spiegazione del suo soprannome a bordo dell'Enterprise, cioè Bones), per proseguire con “The Next Generation”, “Deep Space Nine” e le altre produzioni. Secondo Piccinini, la serie classica è stata l’unica, “nonostante alcune ingenuità”, a trattare con acutezza il tema della medicina nel futuro. 

 

In sostanza, se volete farvi un quadro della storia della fantascienza, in relazione agli sviluppi della storia della medicina, questo libro è un’ottima occasione per saperne qualcosa di più.