IN PRINCIPIO FU TROIA

Simon Price, Peter Thonemann

IN PRINCIPIO FU TROIA

Laterza, 2013

di Francesco Tosi

 

Per lo storico o per il fruitore di cose storiche, per dirla alla Perec, il nome di Simon Price risulterà familiare, soprattutto per quanto riguarda la sua considerevole produzione di saggi imprescindibili sulla religione d’età classica; forse più sporadica invece sarà la conoscenza di Peter Thonemann, coautore di questo nuovo volume edito da Laterza sulla storia antica.

L’excursus sul passato divulgativo di Price non è soltanto una nota bio-bibliografica, ma un fondamentale punto di partenza per ritrovare in nuce almeno un elemento centrale di “In principio fu Troia”, specificando preliminarmente, con la dovuta attenzione, un particolare non secondario: il passato remoto della storia è un terreno sempre meno battuto dal profano e conseguentemente anche l’ultima saggistica, compreso questo volume, si fa più ampia e interrelata a temi d’interesse di gusto moderno.

Rispetto alla produzione precedente, il campo d’indagine è quindi ampliato dagli autori ad una trattazione sintetica del periodo, dai confini labili, tra il II millennio a. C. e la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel V secolo d. C., che viene comunemente denominato storia antica. Facendo a meno di troppi riferimenti alla datazione ed alla contestualizzazione di elementi politico-istituzionali e socio-economici, il saggio spazia dalla prima civiltà palaziale minoica alla frammentazione dell’impero romano nel 425 d. C. con un’idea di fondo: indagare la storia di un’Europa ai primi vagiti.

di TPPP

Il concetto di Europa - che è uno straordinario, sebbene ancora in fieri, ideale politico e culturale prettamente contemporaneo - è stato fatto risalire, già nella sua sfera semantica, ai secoli in cui pervenne a maturazione uno dei primi miti dell’età antica, quello di un lussurioso Zeus che fattosi splendido toro rapisce una giovane, la porta a Creta attraverso il mare e giace con lei in un connubio da cui nascerà il mitico fondatore della prima civiltà: Minosse.

Ecco allora che il concetto spaziale di Europa tiene i fili di questa narrazione senza volere essere un’anacronistica delimitazione ex post di un concetto, come detto, appartenente alla cultura del XXI secolo, ma appunto il legame tra la mitologia classica e l’ideologia razionale moderna.

 

Nascosto tra le fluenti pagine di cronaca storica, partendo dalle cosmogonie orali, passando per la più nota esiodea, fino a giungere all’ideale saldatura tra cristianesimo e paganesimo con la doppia civitas agostiniana, nel volume si cementa il rapporto tra mito e storia. I due autori utilizzano le leggende antiche a fini scientifici come strumento di analisi della stessa percezione che i popoli antichi avevano di se stessi. Ecco la svolta nodale del saggio, l’intuizione che mitologia e riutilizzazione moderne siano intrecci da esplorare, non a margine ma come fulcro della ricerca storica. Ed è qui che torna utile andare a ritrovare questo elemento nella produzione antecedente di Simon Price, quando ne La religione dei Greci metteva in guardia dalle visioni anacronistiche e fallaci che l’individuo di epoche diverse può avere del passato: «secondo uno scrittore cristiano del II secolo, i greci avevano 365 dei, un fatto che agli occhi di chi credeva in un solo dio era sufficiente a dimostrarne l’assurdità» (p. 21).

 

Lo sguardo obliquo che si può avere sulla storia antica si deve raddrizzare attraverso l’analisi del tema principale di In principio fu Troia: la memoria. La memoria che per un greco del V secolo era quella di un passato indiscutibilmente legato allo scontro primordiale ed omerico tra achei e troiani e che invece per uno studioso odierno si fa ‘storia’, e quindi è necessariamente obbligata a negare l’asse temporale oggettivo tra le due epoche. La memoria storica è un concetto da rivedere, perché solo alla luce di quella certezza antica che il mito non fosse artificiosa costruzione di un passato ignoto ma retaggio delle generazioni che furono si può spiegare il conflitto greco-persiano e si può intendere la dicotomia popoli civili-barbari, che già nell’incipit erodoteo è terreno fertile di ricerca (historia), annodando così lo studio moderno della storia antica con lo studio della storia moderna da parte degli antichi.

 

La memoria è l’immaginario trait d’union che lega il passato classico all’attualità globalizzata, con l’uso e l’abuso che di essa è stato fatto nel nostro passato prossimo per definirsi europei. Cosìcché, ci ricordano Price e Thonemann, appare lampante la necessità di indagarla e di riscoprire sempre nuove prospettive di quella seduzione composta che è l’antichità classica.