LA FILOSOFIA DI TOPOLINO

Giulio Giorello (con Ilaria Cozzaglio)

LA FILOSOFIA DI TOPOLINO

Guanda, 2013

di Giulia Giaccaglia

 

Probabilmente a qualcuno sarà sfuggito, ma chi ha un poco di confidenza con il mondo del fumetto e dei fumettofili non avrà potuto ignorare tutto lo spazio che è stato dato alla celebrazione dell’anniversario del topo più famoso delle edicole (senza nulla togliere a fumetterie e librerie!). In Italia, Topolino ha tagliato l’importante traguardo del numero 3000. Se ci si pensa, è un numero imponente di volumi, una longevità seriale che probabilmente occupa intere stanze di collezionisti ed appassionati. Al di là delle simpatie personali, nessuno si può esimere dal conoscere Topolino e colleghi, che nel tempo si sono guadagnati il ruolo di icone pop. Forse è un caso che nel 2013, l’anno del numero 3000, oltre a tutte le varie riedizioni e raccolte dei numeri storici, sia uscito un volume che rivela l’atteggiamento filosofico di Mickey Mouse. Forse è meno casuale che a scegliere di trattare l’argomento siastato Giulio Giorello, con la collaborazione di Ilaria Cozzaglio.

Giulio Giorello (Milano, 1945), filosofo, matematico ed epistemologo, non ritiene i fumetti «letteratura di serie B» (p.18), tutt’altro, crede nella valenza epistemologica dell’unione tra parole ed immagini, come ha già dimostrato ne La scienza tra le nuvole. Da Pippo Newton a Mr Fantastic (2007), scritto assieme a Pier Luigi Gaspa, e nella prefazione di Logicomix (2010), biografia a fumetti dedicata a Bertrand Russell. Attualmente detiene la cattedra di Filosofia della scienza all’Università di Milano ed è presidente della Società Italiana di Logica e Filosofia della Scienza.

 

Il caso di Topolinopuò essere considerato una prova che l’autore porta per dimostrare come le vignette, più spesso di quanto si pensi, siano un’arma sottile per comprendere ed analizzare la realtà. Ne La filosofia di Topolino si parte dalla convinzione che in un fumetto disegno e sceneggiatura debbano essere l’uno complementare dell’altro: il tratto del disegnatore deve essere capace di raccontare quanto le parole e a volte di più. Le strisce realizzate dagli anni Trenta agli anni Cinquanta possono essere considerate un «grande ed unico romanzo di formazione» (p.15), come le definisce Giorello. In questi vent’anni, il fumettista Gottfredson delinea la trasformazione di personaggio che evolve di pari passo con il mondo e svela aspetti di sé attraverso l’affiancamento di nuove ed essenziali spalle. La presenza ed il confronto con un punto di vista ed un modo di pensare diverso dal proprio, ad esempio quello di Pippo, è fondamentale per la crescita e la maturazione di Topolino. Della vasta produzione di Gottfredson, Giorello sceglie di analizzare l’evoluzione del topo selezionando dodici storie che spaziano dalla libertà di stampa alla difficoltà morale di una giustizia schiacciata dalla burocrazia; dal problema etico dell’utilizzo della scienza alla natura degli spiriti; dalla scoperta dell’altro alla conoscenza del sé.

 

Nel corso della sue avventure questo roditore di dimostra umano, troppo umano: Topolino non sembra in grado di accettare passivamente ciò che gli si presenta innanzi. Egli, ponendosi domande sul mondo, si dimostra disposto a mettere in discussione gli stereotipi che affollano la sua quotidianità, anche a costo di sgretolare quelli che sembrano sistemi di pensiero ben consolidati. Mickey Mouse si fa portatore di un empirismo che evade da ogni «prigione metafisica» (p. 216) con l’arma dell’immaginazione, in un libero impeto di creatività di chi sa porsi domande e guardare il mondo con uno sguardo sempre curioso e capace di rinnovarsi. Topolino sembra, così, scivolare via da qualsiasi prigione concettuale della mente e affrontare le sue avventure nel credo del sapere aude kantiano.

 

Guardando all’agire del personaggio disneyano si può considerare eroica la sua coraggiosa scelta di servirsi della proprio intelletto per affrontare il mondo che lo circonda, senza abbandonarsi alle tracce altrui. Nel perpetuare questo confronto con la realtà, Topolino manifesta quello che Giorello riconosce come un atteggiamento tipicamente filosofico. Tale tesi viene avvalorata dalla costruzione di una rete di richiami letterari, scientifici e filosofici che l’autore percepisce nelle storie disneyane. Nel connubio tra uso della ragione e dell’immaginazione, il pensiero del topo è capace di cogliere ed integrare nel suo modo d’agire le particolarità delle varie situazioni che gli si presentano. Riconoscendo il valore di ciò che è vissuto come nuovo e diverso, Mickey Mouse interpreta quel senso di insofferenza verso le convenzioni che ha caratterizzato molti protagonisti del pensiero moderno. Galileo, puntando il telescopio verso il cielo, ha messo in discussione il modo in cui si pretendeva di conoscere l’universo.Montaigne si è interrogato sulla relatività dei nostri giudizi. Descartes ha descritto un nuovo metodo, dove il dubbio è alla base della conoscenza. Hume ha ricercato la natura del nostro Io. Questi ed altri filosofi, assieme a tutti i personaggi della letteratura e agli scienziati che presentano un atteggiamento riconosciuto come filosofico, si sono scontrati con il mondo e le astrazioni che su di esso si tramandano.

 

Non bisogna ristagnare nelle conoscenze già acquisite, ma bisogna armarsi di buone domande e curiosità, essere eroi del pensiero per non rimanere prigionieri di una statica metafisica del quotidiano. La filosofia non è solo sui libri e nelle parole dei maestri; basta guardarsi attorno, come Topolino fa da anni, per applicare nel mondo quella libertà di ragionare che altri hanno già praticato. Viene da chiedersi se Mickey Mouse possa non essere considerato a sua volta un filosofo.