STAR TREK. INTO DARKNESS

STAR TREK. SCIENZA E FILOSOFIA, DALLA FICTION ALLA REALTÀ

di Arianna Ricci

 

Per quattro anni, il web ha echeggiato del clamore dei giovani fans di tutto il mondo. Adesso, finalmente, Star Trek è tornato a velocità di curvatura sul grande schermo: il 12 Giugno è uscito nelle sale cinematografiche italiane l'atteso Into Darkness, seguito del “reboot” Star Trek uscito nel 2009. All'efficace combinazione di personaggi ed interpreti sono state aggiunte due novità: la Dottoressa Marcus, eredità del film Star Trek II – L'ira di Khan del 1982, interpretata oggi da Alice Eve, e lo stesso Khan Noonien Singh (allora Ricardo Montalban, oggi Benedict Cumberbatch), risvegliato prematuramente dal suo sonno criogenico a causa degli avvenimenti verificatisi nel primo film.

Carol Marcus si presenta fin da subito come una giovane scienziata brillante, anche se non è ancora l'esperta dottoressa con una carriera importante alle spalle, che metterà a punto il progetto Genesis. Allo stesso modo, l'antagonista interpretato da Benedict Cumberbatch non è né l'uomo politico apparso per la prima volta nell'episodio della serie classica Spazio Profondo (titolo originale: Space Seed), né l'invasato che perde il lume della ragione nel film del 1982. In questo caso, Khan, presentato all'inizio con il falso nome di John Harrison, è a tutti gli effetti un terrorista; la scena finale riprende chiaramente la cerimonia di commemorazione del luogo ancora oggi conosciuto come “Ground Zero” dall'11 Settembre 2001, che fu celebrata un anno dopo la tragedia: anche la cerimonia del film ha luogo un anno dopo la catastrofe scatenata da Khan, ed in questa occasione viene espresso a chiara voce l'intramontabile e tristemente attuale messaggio: “la violenza genera solo altra violenza”. Dunque, ambientato in una nuova dimensione temporale, dove si trova un Capitano Kirk ancora preda delle proprie passioni giovanili, un Primo Ufficiale Spock la cui parte umana viene messa in luce molto, forse troppo, rispetto alla serie originale, tuttavia Into Darkness risulta un bel tributo, molto spettacolare e fatto con grande rispetto.

 

L'uscita di un “reboot” ed il suo seguito forniscono tuttavia un'occasione per interrogarsi sul motivo per cui una serie fantascientifica come Star Trek non venga mai dimenticata. Parlando con i “Trekkers” di prima generazione, ci si accorge di come il messaggio di fondo di un film uscito nel 2013, alla luce degli accadimenti degli ultimi vent'anni, che hanno sconvolto e continuano a sconvolgere l'intero mondo, sia diverso da quello di una serie nata tra gli anni '60 e '70, in cui l'umanità del futuro assumeva l'intero universo come patria, non con lo spirito dei “conquistadores”, ma come parte di un tutto: un futuro in cui violenza e pregiudizio risultavano non solo obsoleti, ma del tutto superati. Un futuro in cui la generazione precedente alla nostra credeva fermamente. Eppure, se ancora oggi giovani e adulti condividono una passione così accesa per la dimensione di Star Trek significa che ci troviamo di fronte ad un prodotto che non è soltanto un insieme di interessanti episodi recitati magistralmente, ma che racchiude in sé molto di più.

 

Già nel 1995, Il Professor Lawrence M. Krauss, dell'Arizona State University, pubblicò un testo intitolato La Fisica di Star Trek: un'analisi scientifica dei concetti e delle teorie astrofisiche utilizzate nella serie, con una distinzione fra ciò che è verosimile e realizzabile dall'uomo in futuro, e ciò che invece è pura finzione. Krauss non scrisse il libro con l'intento di sottolineare gli errori della serie, ma, anzi, con l'idea di analizzarla nel profondo: “Nelle continue meraviglie di Star Trek ha in effetti un posto centrale l'esplorazione delle infinite possibilità del futuro, compreso un mondo in cui l'umanità avrà superato le sue miopi tensioni internazionali e razziali e si sarà avventurata a esplorare in pace lo spazio. E, poiché io vedo queste esplorazioni come strettamente connesse alle continue meraviglie della fisica moderna, ho deciso di concentrarmi qui proprio su queste possibilità”. Nel corso del testo, Krauss sottolinea quanto la serie fu fonte di ispirazione per il mondo “reale” della scienza, al quale fornì diversi termini e spunti di approfondimento per la ricerca. La Fisica di Star Trek è a tutti gli effetti un testo divulgativo, non ha nulla della “fiction” ela premessa al libro è di Stephen Hawking.

 

Nel 2009, il Dr. David Allen Batchelor, del NASA Goddard Space Flight Center, nel suo articolo The Science of Star Trek pubblicato sul sito internet della NASA (www.nasa.gov), spiega che in Star Trek la scienza viene utilizzata come spiegazione per invenzioni stupefacenti, ai fini della trama e dell'azione; eppure, poiché Gene Roddenberry aveva effettivamente alcune solide basi di astronomia, egli riuscì a rappresentare stelle e pianeti verosimilmente lontani e l'uomo dotato della capacità di raggiungerli. “Hanno elevato la nostra visione di ciò che potrebbe essere possibile, e questa è una delle ragioni per cui lo show divenne così popolare” (D.A. Batchelor, The Science of Star Trek). Il Dr. Batchelor definisce la differenza tra la scienza reale, nata come impegno a favore dell'umanità e delle sue grandi conquiste, dalla scienza immaginaria e romanzesca, quasi un campo da gioco senza regole dove la mente umana può sfogarsi, e aggiunge che Star Trek è l'unica serie televisiva che abbia un sincero rispetto per la scienza reale.

 

Ecco, forse, la ragione per cui molti fisici e scienziati ammettono di seguire con passione l'universo di Star Trek, e di riceverne una vera e propria ispirazione. Se ne trova un esempio in un articolo pubblicato nel 2010 da Dauna Coulter (http://science.nasa.gov), che descrive l'innovativa missione della navicella “Dawn”, la quale è in grado di analizzare più di un asteroide, utilizzando un moto di “orbita standard” e spostandosi dall'orbita di un asteroide all'altra (Dawn si è spostata da quella di Vesta a quella di Cerere). Quando presentò il progetto, prima del lancio nel 2007, Marc Rayman, Capo Ingegnere di Dawn al Jet Propulsion Laboratory della NASA, disse che Dawn sarebbe stata “il primo mezzo spaziale costruito per orbitare attorno a due corpi-obiettivo”. Invece che basarsi sul sistema di carburazione convenzionale, Dawn è alimentata da “propulsione ionica”. Non è certo un caso, dunque, che l'articolo di Dauna Coulter sia intitolato Come il Capitano Kirk ha cambiato il mondo (How Capt. Kirk Changed the World); dopo tutto, lo stesso Marc Rayman ammette di aver tratto l'idea della propulsione ionica da un episodio Star Trek. Non è forse questo lo spirito di Galileo, che affermava quanto fosse fondamentale l'immaginazione per uno scienziato, per la curiosità e la volontà di innovazione che deve muovere la ricerca scientifica? Il fascino di Star Trek sta nell'essere attendibile “al di là” della nostra stessa fantasia, rappresentando non solo ciò che l'uomo sa fare, ma anche ciò che le sue potenzialità gli permetteranno realizzare!

 

Ma oltre ad uno sguardo accuratamente scientifico, Star Trek ha sempre avuto, fra le sue caratteristiche principali, anche uno sguardo filosofico sull'attualità. Lo stesso Leonard Nimoy, lo Spock originale, ad oggi attore, regista, produttore, scrittore, artista e fotografo, spiega che le sceneggiature della Serie Classica erano scritte ispirandosi a temi che interessavano la società degli anni '60 e '70, la sua mentalità e le sue problematiche. Si nota questo riflesso fin dalla stessa composizione dell'equipaggio: un capitano originario del Riverside nell'Iowa, un'addetta alle comunicazioni Swahili, un timoniere Asiatico, un guardiamarina enfant prodige Russo (ricordiamo che la serie classica andò in onda per la prima volta nel Settembre del 1966, in piena guerra fredda), un Ingegnere Capo Scozzese, un medico di bordo, di nuovo, Americano ed un Primo Ufficiale per metà alieno, dall'aspetto inconsueto, ma dalla mente geniale.

 

Impossibile non nominare, a questo proposito, il fatto che la Serie Classica di Star Trek detiene un notevole primato: il primo bacio interrazziale della televisione, mandato in onda in America nel 1968 con l'episodio Plato's Stepchildren (tradotto in Italiano con Umiliati per forza maggiore). Il bacio avvenne tra il Tenente Uhura e il Capitano Kirk, sotto l'effetto del controllo mentale dei “Platoniani”. L'Archive of American Television possiede una bellissima intervista, pubblicata su YouTube, in cui Nichelle Nichols, l'originale Tenente Nyota Uhura, descrive come quel bacio venne filmato. Ciò che non viene detto è la conseguente ondata di critiche e minacce che l'attrice ricevette! Nell'articolo di Jay Levine Star Trek's Nichelle Nichols' Warp-Speed visit to Dryden, pubblicato nel 2012, che descrive la visita dell'attrice al Dryden Flight Research Center della NASA, si racconta di come Martin Luther King, in occasione del suo discorso alla NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), espresse la volontà di incontrare di persona la signora Nichols,

dichiarandosi un suo grande ammiratore. Quando venne a conoscenza della decisione di lei di abbandonare Star Trek, le disse che la serie dava valore a persone di diverse nazioni e culture, che si trovavano a lavorare insieme, in un futuro in cui la gente poteva essere giudicata per il proprio carattere o per la propria capacità e preparazione, ma non in base alle differenze, e questo era esattamente il ritratto del mondo “sognato” da Martin Luther King nel suo celebre discorso “I have a dream”, del 1963. Ovviamente, questo convinse Nichelle a rimanere.

Tutto ciò accadde attorno al 1970. Nel 2012, il direttore del Dryden Center, David McBride, ha dichiarato: “Crescere guardando Star Trek mi ha influenzato, e penso che in gran parte mi abbia condotto verso la mia carriera nella scienza e nella tecnologia” (Jay levine, Star Trek's Nichelle Nichols' Warp-Speed visit to Dryden, 2012).

 

I rapporti di Nichelle Nichols con la NASA non si limitano alla visita al Dryden Center, infatti, fin dai tempi in cui era coinvolta nelle riprese di Star Trek, Nichelle Nichols è sempre stata una sostenitrice e collaboratrice della NASA: “È qui che vanno le nostre tasse. Queste missioni mostrano ciò che l'umanità può fare, ciò che l'umanità può sognare.” (Jay levine, Star Trek's Nichelle Nichols' Warp-Speed visit to Dryden, 2012). Nel 1983 Mae Jemison presentò alla NASA la domanda di inclusione nel nuovo programma aerospaziale, ma fu rifiutata. Fu grazie a Nichelle Nichols e alla sua influenza che si convinse a presentarla di nuovo nel 1987, e questa volta fu scelta per diventare astronauta: Mae Jamison divenne la prima donna afro-americana nello spazio, a bordo dello shuttle Endeavour, nel Settembre del 1992.

Dopo ciò, fu anche la prima vera e propria astronauta a comparire in Star Trek, nella serie The Next Generation, nell'episodio Second Chances, invitata da LeVar Burton, che nella serie interpretava il ruolo dell'Ingegnere Capo Geordi La Forge.

 

Dalla fiction alla realtà: il 7 Luglio del 2012, con l'ausilio del telescopio per l'osservazione spaziale della NASA, Hubble, un team di astronomi fotografò una nuova luna (P5) che orbita attorno al freddo pianeta nano Plutone, per un totale di cinque: la luna più grande, Caronte, fu scoperta nel 1978, con un'osservazione eseguita allo United States Naval Observatory di Washington DC, un'ulteriore osservazione con Hubble, nel 2006, scoprì la seconda e la terza, più piccole, Nix e Hydra, mentre l'ultima, P4, è stata scoperta nel 2011. L'importanza di queste osservazioni riguarda il fatto che un pianeta piccolo come Plutone possa avere un insieme di satelliti così complesso, esse forniscono ulteriori indizi per delineare l'evoluzione del sistema. A questo punto, P4 e P5 avevano bisogno di un nome, così è stato creato un sondaggio online (http://www.plutorocks.com), pubblicizzato sui social network da William Shatner (l'originale Capitano Kirk), che chiedeva alla popolazione di votare e scegliere fra 21 possibili ipotesi. Piuttosto che nomi come Stige o Thanatos, la gente ha scelto “Cerbero”, nome del cane infernale, e “Vulcan”, il pianeta d'origine del Primo Ufficiale Spock.

 

Dunque, se da una parte rattrista vedere che nel futuro che veniva sognato negli anni '70 è ancora necessario trasmettere un messaggio come: “la violenza genera violenza” e che questo messaggio venga percepito come fin troppo attuale, dall'altra il fatto stesso che la traccia di Star Trek sia ancora oggi tanto viva che più di150000 persone hanno scelto di chiamare la nuova luna di Plutone con il nome del pianeta di Spock, fa sperare che potremo ancora immaginare e operare, per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima.