I Sotterranei della Cattedrale

Marcello Simoni

I SOTTERRANEI DELLA CATTEDRALE

Newton Compton, 2013

Di Arianna Ricci 

 

Poco più di un mese fa, il web e alcune riviste letterarie sono esplosi per l'entusiasmo dei lettori più accaniti: la Newton Compton pubblica in formato pocket a meno di un euro una serie di romanzi e testi celebri. E fra nomi importanti come William Shakespeare ed Edgar Allan Poe, spicca anche quello di Marcello Simoni. “Tra i big! Sono a fianco di Poe, che anni fa leggevo in edizione economica mentre sognavo di diventare scrittore...” scrive Marcello Simoni sulla sua pagina Facebook, pochi giorni dopo la pubblicazione del romanzo I Sotterranei della Cattedrale, e ne ha ben donde: in brevissimo tempo questo libro formato tascabile, di non più di 124 pagine, scala le classifiche dei più venduti

 

Dopo l'esordio spettacolare con Il Mercante di Libri Maledetti (Oltre 300.000 copie vendute, vincitore del 60° Premio Bancarella, pubblicato per la prima volta in Spagna, nel 2010 con il titolo El secreto de los cuatro ángeles), il seguito di quest'ultimo, La biblioteca dell'Alchimista (che Simoni sta ancora promuovendo in alcune città Italiane) e la recentissima pubblicazione dell'ebook a puntate Rex Deus, compare all'improvviso questo nuovo thriller storico, ambientato ad Urbino, sorprendentemente nel 1789, mentre le trame del Mercante e della Biblioteca si svolgono nel 1200. Chiunque abbia una passione per il mistero o per questa bella città marchigiana, rimane incuriosito fin dalle prime poche righe della quarta di copertina: “Urbino, 1789. Il cadavere del professor Lamberti, docente di filosofia all'università, viene ritrovato all'interno della cattedrale.”


Il protagonista, Vitale Federici, è un giovane studente urbinate, intento a preparare una tesi di dottorato che studia “[...] l'influsso dei corpi celesti sull'uomo secondo i grandi pensatori, da Michele Scoto a Franz Anton Mesmer” (pag.11). Il XVIII e il XIX sec. sono profondamente influenzati dall'astrologia e dall'alchimia, allora ancora dotate di una forte considerazione a livello scientifico: Michael Scott, con i suoi testi Liber Introductorius e Ars Alchemiae, e le teorie di Mesmer sul “fluido fisico”, interpretato come la forza magnetica il cui controllo può essere indirizzato verso scopi curativi, rappresentano gli esempi dei poli fondamentali di quel grande insieme di correnti di pensiero che oggi definiamo “pseudo-scienza”. La precisione storica di Marcello Simoni, come ex archeologo, laureato in lettere, attualmente scrittore e bibliotecario, è impeccabile, sia dal punto di vista filosofico e scientifico, sia nella descrizione del linguaggio, degli usi e dei costumi dell'epoca (quando un bacio in pubblico tra Vitale e la dolcissima Lucrezia è cosa desiderata, ma proibita o, addirittura, pericolosa).


Vitale si trova ad indagare sulla morte improvvisa del suo mentore, il cui cadavere viene ritrovato nella cattedrale di Urbino ancora in via di restauro, a causa del terremoto verificatosi in città otto anni prima. Nonostante le forze dell'ordine classifichino alla svelta l'accaduto come un incidente, Vitale si rende conto che ciò non corrisponde al vero: il corpo si trova sdraiato esattamente sotto una falla del tetto, il quale è coperto di neve dopo la bufera della notte precedente, e tuttavia, il cadavere non ne reca addosso nemmeno un singolo fiocco. Il protagonista deduce così che il professor Lamberti non si poteva trovare lì al momento della morte e, certamente, non è caduto da un'impalcatura. Ecco la parola chiave. Deduce. Vitale Federici applica alla perfezione in questo e in molti altri punti del romanzo il metodo di Sherlock Holmes, analizzando nel dettaglio ogni stanza, ogni scena del crimine ed ogni documento. È perfino affiancato da due amici, Gaspare e Bonaventura, che incarnano la personalità divertente, coraggiosa, fedele ed anche intelligente, di un dottor Watson “sdoppiato”. Questi dicono di lui che nella precisione dell'indagine, egli supera anche lo Zadig di Voltaire (pag.75): Vitale Federici è un precursore di Sherlock Holmes, dal punto di vista cronologico, ma chiaramente un suo erede, dal punto di vista letterario; tanto che superata la metà del romanzo, quasi ci si aspetta che, da qualche parte, dica: “eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.


Un documento proveniente dalla biblioteca costituita da Federico di Montefeltro dà il LA al romanzo, e Simoni si preoccupa di specificarne l'esatta collocazione in Vaticano, alla fine del '700. Tutto ruota attorno al nome di Caio Vesidieno Basso e ad una sua iscrizione, effettivamente esistente all'interno del Lapidario istituito dal cardinale Stoppani nel 1756 e ben nota ai poligrafi fin dall'età moderna (pag. 123, nota dell'autore); compare l'ottavo libro delle Etymologiae di Isidoro di Siviglia, e la struttura tonale della “Scala Frigia” di origine greco-romana. Tutto questo trova la sua armonia (giustappunto!) all'interno della trama che procede a ritmo serrato, ma è piena di così tanti riferimenti storico-letterari che ci si sente un po' una detective, nel momento in cui si legge ogni pagina facendo bene attenzione a scovarli tutti.

Grazie alle sue indagini e all'aiuto dei due amici che rimangono svegli una notte intera a cercare di capire che cosa significhino le parole “canto sordo”, Vitale scopre che il professor Lamberti stava indagando sulla natura delle labirintiche gallerie del sottosuolo di Urbino (effettivamente esistenti!) e sulla possibilità che queste celino il misterioso Tempio delle Ninfe. L'indagine del professore, ereditata dai tre giovani, viene però ostacolata dai membri di una congregazione che si pensava estinta, l'Accademia degli Assorditi, che nasce sotto il ducato di Guidobaldo I da Montefeltro, e che ha come emblema la nave di Ulisse con le sirene, col motto "Canite surdis", cioè “Cantate ai sordi”, paragonando: “[...] l'incontro di Ulisse con le sirene agli obblighi morali degli accademici, che nel solcare il mare della sapienza dovevano restare sordi alle lusinghe del lusso e dei piaceri smodati.” (pag. 46). Pur non volendo ora fermare l'analisi su ogni singolo riferimento storico all'interno del romanzo (che trovate perfettamente spiegato nella nota dell'autore, alla fine, con tanto di distinzione fra ciò che è storicamente attestato e ciò che è invece frutto di fantasia), si noti il fatto che basta cercare l'Accademia su Google per scoprire che fra i suoi membri, molti appartenevano alla Chiesa, anche da posizioni altolocate, e nel romanzo, non è quindi un caso che Vitale si trovi a dover fronteggiare il Vescovo in persona in un processo evidentemente non equo. L'affermazione che più colpisce, però, non viene dagli Assorditi, ma dal Cardinal Legato Pamphilj, il quale, a pag. 121 afferma: “La fede può resistere a tutto. Alla morte, alle guerre, alle ingiustizie. Ma non alla bellezza”. Ecco le tre tematiche a confronto: l'analisi scientifica, nella persona di Vitale, il quale non si limita a vedere, ma osserva, e ricostruisce legami logici per ottenere un quadro preciso degli eventi; il sapere magico-alchemico, quello che è sempre stato “dei pochi”, che ora diventa un mistero da svelare, e, in fine, il rigore di coloro i quali si fanno protettori di un sistema antico, che sta volgendo inesorabilmente verso il cambiamento: ai loro occhi la divulgazione di quel mistero è un pericolo per l'equilibrio finora mantenuto, e va perciò seppellito. Nei sotterranei.


Diventa significativo anche il riferimento a Roger Bacon, il quale è considerato oggi tanto uno dei padri dell'empirismo, quanto uno studioso di alchimia, e ad Aristotele, il cui pensiero filosofico spazia dalla ricerca delle cause e della vera essenza di ogni cosa, alla Logica, alla cosmologia: la scienza, la metafisica e le discipline occulte si mescolano nel tentativo di spiegare la stessa realtà, si scontrano oppure collaborano, proprio come i personaggi di Marcello Simoni, tutti animati dallo stesso vivido sentimento di curiosità e timore del nuovo. Esiste davvero il Tempio delle Ninfe, da qualche parte, nel sottosuolo della città marchigiana? L'unico modo per sapere se Vitale riesce effettivamente a dischiudere le porte del Ninfeo è leggere queste appassionanti pagine, e poi a molti verrà voglia di fare la valigia e partire per Urbino!