SEMPRE PIÙ VELOCI

Ugo Amaldi

SEMPRE PIÙ VELOCI

Zanichelli, 2012

 

di Francesco A. Genco

 

 

«Il Main Auditorium è al primo piano dell'edificio centrale del CERN. Costruito nel 1954, ha mantenuto fino al 2011 gli stessi tavolini ribaltabili di legno e le stesse lunghe lavagne, sbiancate dalle troppe cancellature» (p. 178). Anche i fisici cancellano, anche i fisici sbagliano. A dire il vero, a dispetto del sentore comune, le scienze nascono e vivono a tutti gli effetti sull'errore; e la fisica è una scienza, forse addirittura la scienza. L'accettazione dell'errore è indispensabile alla possibilità del miglioramento e della correzione, quindi del progresso. L'immobilismo che si riscontra nell'arredamento del Main Auditorium del CERN e la precarietà delle scritte sulle lavagne di quell'edificio contrastano in maniera interessante con il forte dinamismo che trasmette ogni pagina del libro di Amaldi: la sicurezza del progresso. Le verità scientifiche poggiano incerte sulla prassi, indissolubilmente legate all'errore e al falso, ma esiste una parte della fisica che è completamente immune alle cancellature, una fisica che non usa le lavagne, una scienza che non sbaglia perché non asserisce: fa.

 

Ovviamente anche agendo si può sbagliare, ma errando nel fare non è possibile giungere a quel tipo di errore che conduce al falso, unica vera minaccia all'intangibile solidità di una scienza. La fisica che domina ogni pagina di Sempre più veloci è la fisica degli esperimenti, la parte di scienza che mostra il reale, lo manipola e lo tenta al fine di scatenarne reazioni che confermino le formule. In particolare Amaldi ripercorre la storia dell'accelerazione delle particelle. Descrivere con questa breve espressione il percorso scientifico e tecnologico che è mostrato al lettore sembra però riduttivo. Il mutamento di velocità di una particella nasconde molti più significati di quanti non ne lasci intendere; la velocità, l'energia e la massa occupano un ambito comune per la fisica contemporanea e sono connessi così essenzialmente da comparire ai lati opposti di diverse equazioni. La formula più celebre della storia della fisica ne è un esempio: essa esprime la proporzionalità diretta tra l'energia di un corpo e la sua massa. Considerando il lato pratico, nella sperimentazione con acceleratori non si cerca solamente di «sparare» le particelle a velocità sempre più alte, si cerca allo stesso tempo di dotarle di energia progressivamente maggiore e, quindi, di aumentare le masse di particelle producibili tramite le loro collisioni. La questione che potrebbe risultare un po' astrusa per i più deboli di immaginazione è che questi tre obiettivi si distinguono solo grazie alla diversità di alcuni modi di considerare lo stesso aspetto della materia: più massa, più energia e più velocità è come se fossero l'aumento di una cosa sola. Per adesso, a quanto riporta Amaldi, è possibile fornire un protone dell'energia di un moscerino; non ci si faccia ingannare dall'apparente ironia della proporzione: questo è un grande risultato.

 

Anche solo a leggere il titolo ci si figura un'enorme e simbolica freccia, puntata verso velocità raggiungibili sempre maggiori, che impone una direzione alla narrazione; scorrendo il libro, però, si scopre che esiste un'ulteriore freccia, che rappresenta un altro senso della storia raccontata in Sempre più veloci. Questa seconda freccia - o quarta se si considerano distinte da quella della velocità le due che descrivono l'aumento di massa e di energia - ha la stessa direzione della precedente, ma verso opposto: punta all'attimo d'origine del Big Bang. Se si considera l'evoluzione nel tempo di un'esplosione vi sarà un suo istante d'inizio, in cui l'energia che sta per essere sprigionata è concentrata in una minima regione di spazio, e una progressiva divisione dell'energia dovuta all'espansione dello spazio occupato da ciò che sta esplodendo. Per scoprire, quindi, che genere di eventi occupassero le regioni temporali vicine all'origine dell'esplosione sarà necessario produrre densità di energia maggiori rispetto a quelle degli eventi che avvengono in tempi più distanti dall'inizio. Accelerare le particelle serve anche a questo: simulare un percorso a ritroso nel tempo verso i livelli energetici presenti durante i primi istanti dell'universo, per comprendere cosa accadesse allora.

 

Se le promesse teoretiche di una ricerca scientifica che tenta la scalata a ritroso verso il momento zero non dovessero affascinare a sufficienza il lettore, Amaldi riserva alcune pagine all'elogio, meritato, dell'utilità pratica degli strumenti cui è dedicato il libro e ai benefici immediati che possono apportare, specialmente in ambito medico. Le tecniche usate per l'accelerazione di diversi tipi di particelle permettono l'attuazione di metodi diagnostici e curativi di grande efficacia e ormai, grazie agli sviluppi tecnici e teorici, minimamente invasivi.

 

L'autore ha lavorato in diverse occasioni con gli acceleratori e si occupa da lungo tempo di alcune delle loro applicazioni terapeutiche. L'impegno nei campi discussi, testimoniato anche dalla passione che si riscontra nella scrittura, garantisce la serietà che un lavoro di questo tipo necessita; affinché venga condivisa la fascinazione che il libro cerca di trasmettere, però, sembra indispensabile che il lettore abbia un interesse specifico verso l'argomento trattato. Nonostante si percepisca il gusto per i temi particolari, che sembra essere il motivo principale dello scrittore, vi sono parti del libro che trattano in maniera precisa e chiara la cornice teorica delle ultime scoperte in campo fisico; queste possono riuscire a coinvolgere chiunque desideri capire un po' meglio gli interrogativi che crucciano i fisici di oggi o chi voglia dare un significato alle espressioni usate, con sempre maggior leggerezza, quando si parla di teorie scientifiche.