Scienza e primarie

di Vittoria Maschietto

Ecco le domande indirizzate la scorsa settimana ai cinque candidati alle primarie del centrosinistra: sei quesiti messi a punto da un gruppo di giornalisti scientifici, blogger ed esperti (e pubblicati su Le Scienze), sei punti fermi di una richiesta di sincerità progettuale, di lucidità interpretativa degli argomenti cardine della scienza e della vita.

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani? 2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? 3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in  campo? 4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40? 5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM? 6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

 

L’obiettivo era, di fatto, quello di verificare l’approccio a temi di interesse pubblico (in particolare quelli con un forte contenuto tecnologico e scientifico); capire quanto i candidati conoscessero i meccanismi della validazione scientifica, se sapessero individuare i tipi di evidenze proposti dalla scienza; comprendere se e quanto tali criteri fossero per loro opportuni nel discriminare cosa sia giusto o sbagliato fare nell’interesse collettivo.

Ciò che contava e conta delle domande è il percorso logico seguito dal candidato nel rispondere: poiché è quella linea interpretativa a suggerire un carattere rivelatorio, a svelare il criterio, i criteri con cui verranno operate le scelte politiche future.

Domande centrate e dirette, dunque, che hanno chiesto alla politica elettorale di esibire qualcosa, dove l’oggetto del qualcosa fosse quello assoluto e completo di un’analisi matematica. Del resto, spesso è il come a distinguere un programma politico da un altro: non tanto un’idea in particolare, ma l’equazione della sua risoluzione.

Certo, in alcuni casi, sostenere a spada tratta un’idea piuttosto che un'altra, affermare una cosa o l’opposto, fa la differenza. Dichiarare l’indiscutibile utilità curativa della medicina alternativa – soprattutto dell’omeopatia - è rischioso: la Puppato doveva forse immaginarlo. Non è difficile incorrere nell’accusa di leggerezza se si sfodera con convinzione il prototipo ideale della pseudo-medicina.

 

Ad ogni modo, per tornare al come, e alla formula espositiva dei temi proposti, bisogna ammettere che sì, le sei risposte di ciascun candidato sono state certamente condivisibili da molti punti di vista: il fatto è che non basta limitarsi al rassicurante schema del mi-piacerebbe-ottenere, non bastano le formule etiche del sarebbe-giusto e sarebbe-doveroso. Contano le modalità, i procedimenti. Viviamo in un periodo di eccesso fabulatorio e produttivo che ha già mostrato la sua triste sterilità, che invoca le regole di un pragmatismo risolutivo ma ad ogni modo ben ponderato. Chi non sarebbe d’accordo con l’idea di rendere meritocratico il metodo di assunzione dei ricercatori, chi non vorrebbe eliminare la precarizzazione e aumentare i redditi dei ricercatori secondo parametri chiari e trasparenti? Sono quei parametri a preoccupare, quelli che dovrebbero eliminare il precariato e far lievitare gli stipendi dei ricercatori.

Sarebbe utile in un momento di scelte elettorali lasciare da parte sogni irrealizzati, fantasie e antiche mitologie. Più sensato forse – il momento lo esige - sviscerare tutti e sei i temi per trovare risposte dettagliate, anzi, estremamente dettagliate. E partire dalla scienza, o meglio dall’esattezza analitica: perché ignorarla o distorcerla vuol dire, ormai, esibire con orgoglio una certa incompetenza o ignoranza. Le risposte fino adesso non sono state del tutto esaustive. Trascuriamo pure il maldestro scivolone medico della Puppato: ora sono Bersani e Renzi a dover chiarire tutte le piccole incongruenze dei loro discorsi (ora che il progetto “inquisitorio” delle sei domande prevede di allargarsi: analoghe domande verranno infatti poste ai candidati alle primarie degli altri schieramenti e successivamente ai candidati alle elezioni politiche).

 

Le risposte di Matteo Renzi ai sei quesiti pubblicati su Le Scienze sono un capolavoro di tecnicismo. Scrupolose e rassicuranti, ora impacchettate ad arte per non scontentare nessuno, ora incentrate sulla valorizzazione dell'eccellenza italiana - la parola d'ordine, ovviamente, è "merito" - e in tono con il look personale e politico del giovane sindaco di Firenze. Bersani, dal canto suo, ha certamente dimostrato una precisione scrupolosa, meno pubblicitaria, meno sicura di sé, più studiata nel contenuto - ma non generalizzata e completa, anzi: piuttosto sbrigativa, a tratti. Le sei domande meritano invece una considerazione ben distribuita, che vada a coprire l’intero tavolo del gioco.

Rimangono alcune perplessità: ad esempio, alla domanda sui provvedimenti da promuovere a favore dei ricercatori più giovani, Bersani ha risposto con un “assioma” sempre valido, l’evergreen che celebra la ricerca come l’unica soluzione per ottenere produzione di alto livello. Non basta, però, osservare – se pur giustamente - che lo Stato investe sempre meno nella ricerca, se mancano poi proposte a livello di intervento pubblico. Del resto, il segretario del Pd ha poi aggiunto che se c'è qualcuno che deve investire e sostenere la valorizzazione dei giovani ricercatori, si tratta di privati. E che «l'Italia deve rimanere un paese manifatturiero e industriale». E i ricercatori nel campo della medicina che fine faranno? E i filosofi, i linguisti, gli storici, gli archeologi?

Sul come risolvere lo scoglio della sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico i due leader non hanno avuto esitazioni: «Per fronteggiare questi rischi - osserva il sindaco di Firenze - vanno messe in campo azioni a breve termine (un anno)», «La messa in sicurezza del territorio sarà la più importante opera pubblica da realizzare nel Paese» ribatte Bersani. Ma bisogna sempre chiudere un occhio sulla trascuratezza della voce “risorse” da utilizzare per ottenere i risultati previsti...

Per quanto riguarda OGM e relativa sperimentazione, sembra minore l’accordo progettuale: Bersani ha proposto di rilanciarne la relativa ricerca. Il suo obiettivo vorrebbe essere quello di una maggiore trasparenza sul tema, al fine di scongiurare inutili esitazioni o sterili pregiudizi. Renzi, invece, prima si è eretto a difensore dell'eccellenza agroalimentare made in Italy - affermando che il futuro dell'agricoltura italiana non può essere legato agli Ogm; meglio conservare ogni precauzione e salvaguardare attentamente le colture tipiche. In seguito si è però aperto alla sperimentazione, dicendo: «Credo che occorra studiare bene tutti gli effetti dell'utilizzo in agricoltura di organismi geneticamente modificati e dell'impiego nell'allevamento animale di mangimi Ogm e gli effetti sulla salute pubblica».

 

Le risposte integrali dei candidati sono pubblicate sul sito delle Scienze - molti le avranno già lette. Ora attendiamo il seguito: nessuno, del resto, ha ancora in tasca le soluzioni, ma tutti possiamo esigere da noi stessi e dagli altri una sempre vigile coscienza civile, prima di abbandonarci a grida di scandalo, prima di rifiutare ogni proposta in nome di ostinati pregiudizi e radicate – bloccate, anche - categorie ideologiche, e senza affidarci a generiche (e trite) dichiarazioni propagandistiche.