La pillola dell'intelligenza

di Eugenio Cau

 Ben presto avremo a che fare con sostanze e tecnologie che consentiranno alle persone di lavorare di più, con più precisione e perfino con maggiore intelligenza, ed è necessario decidere come usarle nella maniera corretta. È questo l'appello lanciato la scorsa settimana dai membri delle maggiori società scientifiche inglesi, che hanno compilato un rapporto sugli interrogativi etici posti dall'utilizzo di "human enancements", termine che potremmo tradurre come “tecnologie di miglioramento umano”. Sono comprese tra le tecnologie di miglioramento umano le cosiddette "smart drugs", sostanze capaci di migliorare la memoria e l'attenzione di una persona, e le tecnologie che possono essere applicate direttamente sul corpo umano, come impianti bionici o esoscheletri. In maniera più tradizionale, sono tecnologie di miglioramento umano i sempre più avanzati sistemi computerizzati per immagazzinare e gestire le informazioni.

 

Le sostanze di miglioramento cognitivo (“cognitive enhancement drugs”) sono un buon esempio di questo genere di tecnologie. Il Modafinil, inizialmente sperimentato come farmaco contro la narcolessia, si è dimostrato capace di aumentare il livello di attenzione in chi lo assume, rendendo inoltre le mansioni lavorative più piacevoli. L’Adderall e il Ritalin sono già usati dagli studenti per aumentare la concentrazione. I farmaci usati per curare malattie legate al cervello come l’Alezheimer e la schizofrenia potranno in un futuro essere usati per migliorare le capacità cognitive di individui sani, ha detto al Guardian Barbara Sahakian, neuroscienziata dell’università di Cambridge.

A livello fisico, esoscheletri e arti meccanici potranno essere usati non solo dalle persone disabili, ma anche dagli altri per compiere lavori fisici non sostenibili per un normale corpo umano.

Le tecnologie di miglioramento umano sono inoltre già presenti nella nostra vita a un tale livello di penetrazione che ormai facciamo fatica ad accorgercene: grazie alla tecnologia siamo in grado di immagazzinare gran parte delle nostre esperienze di vita in un apparecchio portatile. Smartphone e tablet ci legano a doppio filo al Web e ai suoi servizi, modificando e semplificando in maniera definitiva il nostro modo di interfacciarci con il mondo.

 

Migliorare le facoltà umane attraverso la tecnologia può essere una cosa utile, ma i limiti e le possibili controindicazioni sono evidenti. La prima domanda da porsi è se e come questo genere di tecnologie influiranno a lungo termine sulla nostra salute. Per rispondere a questa domanda saranno necessari studi lunghi decenni, ed è probabile che una risposta certa la avremo solo dopo che un’intera generazione avrà usato queste tecnologie massivamente.

 

Forse ancora più interessanti sono le questioni etiche sollevate dalle tecnologie di miglioramento umano. I loro sviluppatori ne immaginano l’utilizzo in primo luogo per favorire un miglioramento delle prestazioni sul lavoro. La cosa sul momento può generare repulsione e aprire apocalittici scenari di sfruttamento delle masse. Questo è vero solo in parte. Verrebbe da chiedersi, per esempio, in cosa un braccio bionico utile per il lavoro agricolo potrebbe essere diverso da una mietitrebbia meccanica. Alcuni di noi potrebbero perfino concordare su un ragionamento estremo e dire che, in fondo, una sostanza capace di aumentare la concentrazione di chi fa lavori ad alto rischio non è tanto diversa dal braccio bionico, che a sua volta non è diverso dalla mietitrebbia: si tratta di strumenti. Diverso è invece il caso delle sostanze che rendono più gradevoli le mansioni di lavoro, perché queste si avvicinano pericolosamente allo scenario apocalittico di cui sopra.

 

Nonostante i richiami degli scienziati britannici, il problema principale riguardo alle tecnologie di miglioramento umano è probabilmente quello della loro diffusione. Esse saranno democraticamente accessibili a chiunque? E in caso contrario chi controllerebbe la loro distribuzione? Già oggi quello della distribuzione di simili mezzi è un problema sentito: una mietitrebbia meccanica è uno strumento a cui la gran parte dei coltivatori del Terzo Mondo non può avere accesso. Le ‘nuove’ tecnologie di miglioramento umano, tuttavia, presuppongono cambiamenti tanto drastici da stravolgere completamente i rapporti di equilibrio e di merito, perfino a livello geopolitico. Le grandi potenze economiche si costruiranno su una produttività chimicamente potenziata? E il dominio economico di un paese sull’altro si baserà su chi riesce a “migliorare” più efficacemente i propri cittadini? Purtroppo è difficile dirlo. Per ora chi scrive non è tanto spaventato dal fatto che una pillolina potrebbe renderlo più intelligente, quanto dalla possibilità di non potersela permettere.