IL RISVEGLIO DELLA STORIA. Filosofia delle nuove rivolte mondiali

Alain Badiou

Il risveglio della Storia. Filosofia delle nuove rivolte mondiali

Ponte alle Grazie, 2012

 

di Stefano Scrima


Naufraghi della “modernizzazione” non abbaiamo altra scelta che costruirci da noi la nostra zattera anti-squalo;

sempre che si voglia sopravvivere, chiaro.

In mare aperto, con poche assi di legno marcio, manteniamo l’equilibrio sul filo dell’acqua.

Che se fosse solo un filo

lo spezzeremmo con un dito.

 

È amarezza quella di Badiou. Si parla sempre di “modernizzazione”, che il mondo si evolve e con esso il nostro spirito, o meglio, è quest’ultimo a doversi adeguare al cambiamento, pena una vita fuori moda, “inadeguata” – appunto – alle nuove condizioni di sviluppo economico-spirituale, e questo nella migliore delle ipotesi, oppure misera e arrancante nella peggiore.

Il Capitalismo sfonda le teste degli assetati di qualcosa, non si sa di cosa, ed è come se le proteste di secoli – sacrosante – per l’eguaglianza e la dignità umana siano state risucchiate dall’ultima tirata di naso di uno nostri padroni – avrà il raffreddore.

Ma, semplicemente, non è così che deve andare il mondo: non è il Capitalismo di stampo occidentale a dover trionfare. Non che Badiou pensi di avere la verità in tasca – perché pensa di averla in testa – ma le cose così non vanno. Non bisogna “modernizzare” perché è un concetto senza significato. Che i potenti si impegnino piuttosto a migliorar le condizioni di vita di più persone possibili; e se poi alcuni di questi non avranno nella tasca dei pantaloni semi-calati l’iPhone5, per noi, non sarà certo un problema.

 

È questo un altro piccolo libello che in una manciata di concetti fondamentali vorrebbe ricordare ai lettori – ma anche a tutti quelli che non lo leggeranno mai, quelli che distrattamente entreranno in libreria e si ritroveranno a divertirsi con la quarta di copertina, quelli che si andranno a spulciare la recensione su internet (c’è qualcuno che vi facilita la vita, gente)… Dunque dicevamo …ricordare ai lettori del loro giogo, che, alla fine, son le solite ghirlande di fiori che ci nascondono le catene così da farci amar la schiavitù. Ghirlande di fiori, maestose: scienze, lettere, arti. Esatto: iPad, WhatsApp e TV, e tutto passa – altro che oppio o religione!

 

Il risveglio della storia

(ill. di TPPP)

La visione che Badiou contrappone a quella dominante può essere esposta schematicamente in tre passaggi:

 

1) Modernizzazione, riforma, Occidente, comunità internazionale, diritti umani, laicità sono termini interscambiabili e significano tutti REGRESSIONE, cioè «conformare lo sviluppo del capitalismo globalizzato e l’azione dei suoi servitori politici alle regole delle loro origini: il liberalismo a oltranza della metà del XIX secolo, il potere illimitato di un’oligarchia finanziaria e imperiale, e il parlamentarismo di facciata messo in piedi, come diceva Marx, dai “procuratori del capitalismo”» (p. 11). È così che tutti gli sforzi di socialismo, comunismo e movimento operaio vengono distrutti d’un soffio. La maggior parte della gente lascia che i padroni se la cantino e se la suonino in piena comodità, come se solo così potesse muoversi la Storia!

 

2) Ma in realtà c’è fermento nell’aria. Non lo sentite? Badiou lo dice chiaramente: siamo entrati nel tempo delle rivolte. Siamo al bivio: ora o mai più, agiamo! Facciamo che questo sia davvero il Risveglio della Storia. Per il filosofo francese saremmo agli «albori di una ribellione popolare mondiale contro questo processo di regressione» (ibid.). Tutto, la spontaneità con la quale nascono le odierne sommosse, la disorganizzazione e l’ingenuità fanno pensare alle prime insurrezioni operaie del XIX secolo. C’è, dunque, una speranza di cambiamento. Ma a una condizione:

 

3) che ci sia un’IDEA condivisa, senza la quale non si può auspicare ad alcuna vittoria. Il risveglio della Storia dev’essere il risveglio di un’Idea affinché la protesta non si estingua in un grido, spiacevole spreco d’energia. Abbiamo bisogno di qualcosa che ostacoli «la versione corrotta e atona della “democrazia”» (ibid.): ci vuole COMUNISMO.

Marx aveva ragione, ma era andato troppo oltre; le sue “profezie” si sono avverate soltanto ora: il “mercato mondiale”, la “globalizzazione” non era forse già nella sua testa in un’epoca (1860) in cui tale fenomeno era appena abbozzato?

 

Dobbiamo opporci ai cosiddetti “valori” occidentali. Badiou li chiama POL, l’orribile POL, ovvero Patrimonio, Occidente e Laicità, «l’ideologia che domina in tutti i paesi che si presentano come civilizzati.» (p. 25) Ma dietro a questi nostri valori, «dietro al POL, bisogna sempre leggere: POLizia.» (p. 26) I potenti, i padroni, sono gli “sbirri zelanti” del sistema, custodi dell’alienazione primaria del Capitalismo, quella che costrinse Marx a filosofare: il primato della merce sull’esistenza umana.

Badiou prosegue distinguendo tre tipi di rivolta: la rivolta immediata, la rivolta latente e la rivolta storica. La prima sorge all’improvviso, la maggior parte delle volte a seguito di un comportamento particolarmente coercitivo ad opera dello Stato; episodio, questo, che diventa simbolo e pretesto dello sfogo del malcontento di una parte della popolazione. Questo tipo di rivolta spontanea e imprevedibile ha anche il potere di “contagiare” quelle fasce di popolazione in cui è radicato, ma represso, il malcontento, dove la rivolta c’è, ma è solo latente. Il suo difetto è però la disorganizzazione. Perché una rivolta sia feconda (e trasformarsi in Rivoluzione e poi in nuovo sistema) dev’essere supportata da un’Idea, da una chiara coscienza della posta in gioco e da una serie di richieste socio-politiche da far valere. Ma per giungere a una vera e propria organizzazione bisogna prima passare da quella che Badiou chiama la rivolta storica, in cui il nichilismo rabbioso lascia spazio ad elementi prepolitici, e ciò significa creare motti e parole d’ordine con cui i rivoltosi possano identificarsi, e stabilire una localizzazione ben precisa, eleggere un luogo, ad esempio una piazza, che diventi simbolo, per farsi così messaggio universale. «Circoscrivere in uno spazio significa affermare nel mondo la visibilità di universale giustizia nella forma di liberazione dell’inesistente. Per farlo non è necessario mostrare i muscoli o far vedere che si è in parecchie migliaia […] se non piuttosto far vedere che ci si è impadroniti simbolicamente di un luogo.» (p. 71)

 

Abbiamo detto “liberazione dell’inesistente”, perché è questo che fa la rivolta: rompe il tempo per far apparire quel che prima non esisteva, ciò che era senza volto e senza voce.

 

Fu il liberalismo inglese, e forse Montesquieu o addirittura i sofisti greci a farci credere a quello che ora è il vero e proprio credo occidentale: l’opinione; perché la verità è relativa, ci sono solo opinioni. E così l’opinione dominate, ovvero quella in possesso dei mezzi finanziari, militari e mediatici adeguati, prenderà – e prese – le redini del mondo per condurlo dove noi sappiamo. Badiou vuole rompere questa (a suo dire) falsa consuetudine. La verità esiste e va perseguita. Giustizia, uguaglianza e universalità devono tornare ad essere o diventare i nostri orizzonti, ciò per cui val la pena esistere.

 

Dunque che si ri-aprano i giochi! Si ri-apra la Storia!

 

E per quanto riguarda l’organizzazione politica? Quella con cui si fa la Rivoluzione e non più la rivolta? «La forma partito ha fatto il suo tempo» (p. 68), d’accordo. Dunque? Dovremo aspettare un altro libro?