Telecamere a circuito cognitivo

di Eugenio Cau

 

Un bagaglio viene lasciato incustodito per più di dieci minuti nell'aeroporto di New York: una telecamera di sorveglianza se ne accorge e lancia l'allarme al servizio d'ordine. Su un'autostrada un camion viaggia sbandando vistosamente: una telecamera posta su un cavalcavia lo nota e avverte la polizia stradale. A un grande evento pubblico un individuo si muove in maniera sospetta, camminando troppo velocemente e curiosando in luoghi insoliti: la telecamera se ne accorge e avverte la sicurezza. È facile notare che in questi esempi non è stato citato nessun addetto alla visione delle immagini della telecamera. Perché è questa la scoperta fatta dai ricercatori della Carnegie Mellow University: una telecamera di sorveglianza capace di riconoscere chi o che cosa sta registrando, e di capire quando qualcosa, almeno a suo giudizio, sta andando storto.


La ricerca, finanziata dal governo statunitense per scopi tanto civili quanto militari, è stata portata avanti da un team di cui fa parte il ricercatore italiano Alessandro Oltramari, e ha come obiettivo quello di creare telecamere dotate di un’intelligenza visuale, capaci di riconoscere ciò che hanno davanti, individuare i comportamenti anomali e, nel caso, predire cosa faranno le persone filmate.

Il team di Carnegie Mellow usa la stessa tecnologia che sta dietro alla console Microsoft Kinect o alle funzioni di riconoscimento fotografico dei volti su Facebook. A questa tecnologia, che consente alle telecamere di capire chi o che cosa hanno davanti, un team di psicologi cognitivi e di altri studiosi ha aggiunto la facoltà di fare predizioni. Alessandro Oltramari e il suo collega Christian Lebiere sarebbero riusciti a realizzare un “motore cognitivo” in grado di comprendere le regole che legano gli oggetti riconosciuti dalla telecamera con le loro possibilità di movimento, prevedendo se è più probabile che un’automobile in un parcheggio imbocchi una strada piuttosto che un’altra, e così via.

 

La scoperta ha applicazioni sia civili sia scientifiche, che vanno ben oltre gli esempi fatti a inizio articolo. Il fatto però che sia stata presentata a una conferenza sullo sviluppo delle tecnologie semantiche nel campo della Difesa fa immaginare che per ora il governo americano, finanziatore della ricerca, abbia in mente campi di utilizzo poco pacifici .

Le “telecamere intelligenti” di Oltramari e dei suoi colleghi pongono inoltre interrogativi sulla possibilità che un loro utilizzo per scopi civili limiti privacy e libertà di movimento di chi è posto sotto il loro controllo. Chi teme che lo sviluppo tecnologico ci porterà a un futuro orwelliano avrà molto da pensare oggi.