L'intercettazione dei sogni

di Eugenio Cau 

Chissà cosa avrebbe pensato Freud della possibilità di leggere i sogni mentre questi sono sognati. Probabilmente ne sarebbe stato entusiasta, o forse un po’ spaventato. Forse avrebbe dovuto riformulare parte delle sue teorie: leggere i sogni “sul momento” è cosa ben diversa dal farseli raccontare qualche giorno dopo da un paziente diffidente.

 

Gli intenti del professor Yukiyasu Kamitani dei Laboratori di Neuroscienza Computazionale di Kyoto, tuttavia, hanno poco a vedere con la psicoanalisi. Sono stati lui e il suo team ad aver annunciato la scoperta appena pochi giorni fa: analizzando le onde neurali e l’attività del cervello durante il sonno è possibile leggere il contenuto dei sogni (–>fonte), o quanto meno comprendere a quale categoria di cose o di persone questi appartengano.

 

L’esperimento, condotto su tre pazienti volontari, ha previsto una sessione di sonno di circa tre ore, durante la quale gli scienziati svegliavano il paziente tutte le volte che gli strumenti rilevavano che si stava addormentando. Gli chiedevano a quel punto se avesse sognato e che cosa, facendolo poi tornare a dormire. Questi blocchi di tre ore di sonno sono stati ripetuti circa 7-10 volte nell’arco di diversi giorni e in orari diversi; durante ciascuno di essi il paziente veniva svegliato all’incirca 10 volte all’ora. Questo ha permesso agli scienziati di ottenere quasi 200 descrizioni di sogni.

 

A partire dalle 200 descrizioni il team del professor Kamitani ha elaborato una serie di 20 “categorie” tra le parole-chiave che più frequentemente erano state citate dai pazienti. Tra queste categorie vi erano “automobile”, “computer”, “maschio”, “femmina”. Hanno poi scelto delle immagini che rappresentassero ciascuna delle categorie, e hanno mostrato queste immagini ai pazienti, registrando l’attività del loro cervello mentre i pazienti le osservavano. Infine hanno confrontato queste registrazioni con quelle che mostravano l’attività del cervello del paziente nella prima parte dell’esperimento, pochi secondi prima che questi venisse svegliato. Partendo da questi confronti gli scienziati sono riusciti a realizzare un modello per capire, analizzando l’attività del cervello nei pochi secondi prima del risveglio, se ciascuna categoria elaborata è presente nel sogno del paziente.

 

Prima ancora che permettere di leggere i sogni, possibilità che avrà bisogno di tempo per essere messa realmente in pratica, gli studi di Kaminani e del suo team mostrano in maniera chiara le strettissime relazioni tra le percezioni visuali e le percezioni oniriche. Nello specifico, che il sogno mobilita le stesse aree del cervello mobilitate dall’apparato visivo.

Freud definiva i sogni come i desideri dell’inconscio. A giudicare dalla ricerca di Kaminani, i sogni sembrerebbero appartenere piuttosto alla sfera delle pure immagini: una sorta di screensaver per il nostro cervello.