Il respiro intermittente dell'ipocondriaco impenitente

di Vittoria Maschietto

 

Fino ad adesso sono state compiute poche ricerche sull’ecologia microbica dell’aria (fonte: Internazionale, 19/10, p.102). Non sappiamo troppo, ad esempio, sul modo in cui le comunità virali evolvano, o su come interagiscano con il loro ambiente. Sappiamo che i virus ci sono, che sono tanti; potremmo anche elencare tutta una serie di malattie virali, di sfighe catastrofiche causate da questi esseri insignificanti… 

Per cominciare bisogna puntualizzare che non tutti sono neanche d’accordo a considerare i virus come entità biologiche perché non si riproducono né si evolvono in maniera autonoma, ma necessitano, per questa delicata operazione, di penetrare in una cellula ospite. E poi sono mediamente cento volte più piccoli di una cellula... Ma ci sono vari motivi per continuare a studiarli. Innanzi tutto perché, a quanto pare, non è la grandezza, a determinare, in natura, il grado di minaccia per l’uomo: sicuramente non nella mentalità di un ipocondriaco. La parola virus, per quest’ultimo, significherà un istantaneo materializzarsi di una lunga lista di pericoli micidiali: Epatite A, B, C, D, Epatite virale, HIV, Peste gialla, Sars… per non pensare al semplice raffreddore comune, che in fondo, per una persona delicata, può anche essere mortale, no?

 

Ebbene, dal momento che il mondo è pieno di minacce, non si può fare a meno di approfondire l’argomento. Finora la difficoltà tecnica di contare e identificare in modo affidabile elementi inferiori a micron aveva impedito di rispondere a domande quali “quanti sono i virus presenti nell’aria?” o “quanti ne inaliamo ogni giorno?”. Adesso potremmo cominciare a darci risposte più complete: in un articolo apparso ad agosto sul Journal of Virology sono state pubblicate le recenti scoperte di un’équipe sudcoreana che ha realizzato la prima analisi metagenomica dell’atmosfera a livello del suolo.

 

Cos’è, intanto, un’analisi metagenomica? È quella che permette di studiare il contenuto di un determinato ambiente naturale (in questo caso l’atmosfera, ma poteva trattarsi anche di feci umane, o di un bicchier d’acqua e così via) a partire dai genomi in esso contenuti. Il risultato dell’indagine dei sudcoreani è che in un metro cubo d’aria ci sono tra 1,7 e 40 milioni di virus - a questo punto l’ ipocondriaco può anche cominciare a sentire che l’aria non arriva bene ai polmoni. Dunque, se consideriamo che, in un momento di riposo, un adulto consuma circa dieci litri d’aria al minuto – figuriamoci quanti ne consumerà durante una maratona! – dobbiamo calcolare che, nello stesso intervallo di tempo, i nostri polmoni riceveranno la “visita” di almeno 17 mila virus…(le cifre parlano di un tetto massimo di circa 400 mila). L’ipocondriaco sarà adesso steso al suolo agonizzante.

 

Concludendo, sicuramente l’atmosfera è un serbatoio di virus ancora inesplorato, sicuramente gran parte dei virus individuati erano sconosciuti, e più della metà delle sequenze genetiche analizzate non figurava in alcuna banca dati… però siamo ancora tutti vivi no? Stai tranquillo ipocondriaco, magari fanno peggio quelle 20 sigarette di troppo ieri sera…