Se l’elettricità striscia

di Vittoria Maschietto

 

Il laboratorio di Evgeny Katz è attualmente coperto da centinaia di lumache che strisciano in ogni direzione (fonte). Questo non significa che nel mondo è in atto un’invasione di lumache. Il terrapieno riempito di muschio, infatti, non contiene banali chioccioline – di quelle che potremmo scovare sotto a un vaso, o nel nostro piatto di radicchio crudo: hanno un superpotere; producono elettricità.

Dentro ogni mollusco, Katz e il suo gruppo della Clarkson University di New York, hanno impiantato minuscole celle a biocombustibile che ricavano energia elettrica dal glucosio e dall'ossigeno dal sangue della lumaca. Piccoli cyborg, quindi. Super-animals, super-eroine di ultima generazione che vivono circa sei mesi e generano elettricità ogni qualvolta gli elettrodi impiantati su di loro siano collegati a un circuito esterno. E questo è solo uno dei molti esempi di organismi "elettrificati": altri esperimenti in corso (quelli di Daniel Scherson, o Sameer Singhal) coinvolgono vermi, coleotteri, blatte e ratti, benché sia ancora incerto se celle minuscole – delle dimensioni di pochi centimetri – impiantate in creature viventi possano permettere l’alimentazione di azioni

complesse.

 

Tutti questi tentativi sono nati dal progetto statunitense di realizzare microcircuiti con sensori e antenne radio che, alimentati a batteria e applicati a diversi tipi di insetti o vermi, permettessero di raccogliere informazioni sul territorio occupato dalle bestiole, per realizzare un vero e proprio monitoraggio ambientale a scopi militari. Le batterie risulterebbero, però, troppo ingombranti e di breve durata per permettere il successo di una ricerca che può svilupparsi soltanto su tempi più dilatati: motivo per cui Katz ha cercato di garantire, nel suo terrapieno coperto di muschio, una produzione energetica di mesi. Sfruttando il metabolismo delle lumache.

 

Ad ogni modo, il tasso di produzione di energia delle celle a biocombustibile, e quindi la potenza che le lumache riuscirebbero a tirare fuori, sono limitati dalle dimensioni degli elettrodi e dalla

velocità con cui lo zucchero e l'ossigeno possono essere ricavati dal sangue - nel caso delle lumache, dall’emolinfa. I molluschi di Katz, infatti, sono riusciti a produrne fino a 7,45 microwatt, ma dopo poco più di quaranta minuti l’energia si è ridotta dell’80 %. Il lavoro di Scherson sulle blatte ha comunque mostrato che, se la potenza necessaria non può essere estratta in modo continuo, potrebbe comunque essere immagazzinata in condensatori e rilasciata a poco a poco in forma di impulsi. Philippe Cinquin - Università Joseph Fourier di Grenoble, in Francia – ha sperimentato un uso ulteriore delle cellule a biocombustibile, impiantandole su ratti. Il suo lavoro, pubblicato nel 2010, ha segnato il primo passo verso l'utilizzo di celle a combustibile biocompatibili per alimentare dispositivi medici come i pacemaker.

 

Non tardano a presentarsi altri esperimenti: i crostacei stanno per aggiungersi alla lista degli organismi "elettrificati", dopo che nel 2003 un articolo aveva dimostrato la possibilità delle celle a biocombustibile di generare energia elettrica da un grappolo di uva. Del resto Katz non fa mistero della sua intenzione di spostarsi su animali più grandi delle lumache… perché no: astici o granchi, o aragoste cyborg. Va bene tutto, purché aumenti la grandezza, aumenti il metabolismo, aumenti l’energia. Sostenibile.