La rivincita del lupo cattivo

ill. di Stefano Laureti

di Eugenio Cau

 

Quando il gatto non c'è i topi ballano. O, meglio ancora: quando il lupo non c'è gli erbivori ballano. E devastano la vegetazione. È quello che hanno osservato gli scienziati della Oregon State University studiando il parco naturale di Yellowstone, negli Stati Uniti, dove i lupi erano stati praticamente sterminati negli anni Venti e in seguito reintrodotti negli anni Novanta. Gli scienziati hanno notato che proprio a seguito del reinserimento dei lupi la vegetazione degradata di molte aree del parco di Yellowstone ha ricominciato a crescere rigogliosa.

I lupi certo non brucano erba. Ma i cervi impauriti dal ritorno del loro antico predatore hanno meno tempo per dedicarsi a sradicare ogni singolo arbusto di Yellowstone, e questo consente alla vegetazione di crescere più florida. Una vegetazione più florida significa un ecosistema più equilibrato, con benefici che si estendono a tutte le specie. Paradossalmente, i cervi del parco di Yellowstone dovrebbero ringraziare i lupi per essere tornati a divorarli.

 

Lo stesso vale per i castori, che grazie alla vegetazione più rigogliosa portata dai lupi hanno a disposizione più materiale per costruire dighe, che proteggono i fiumi di Yellowstone dalle inondazioni e fanno da riparo per molte specie di piccoli animali.

Gli scienziati chiamano questo processo “trophic cascade”: si verifica quando un predatore si comporta in modo tale da modificare la diffusione di una preda all’interno dell’ecosistema, in questo modo “allentando” un anello della catena alimentare. Nel caso dei lupi di Yellowstone, come in buona parte dei casi in cui questo fenomeno si sta verificando nel mondo, questo avviene non per un cambiamento di comportamento da parte dei predatori, ma a causa dell’intervento umano.

 

Insomma: la salute dell’ecosistema dipende (anche) dai lupi, e dai tanti grandi predatori che, scrive Mary Ellen Hannibal sull’International Herald Tribune, si stanno estinguendo più velocemente delle altre specie animali. E metterli al sicuro non è affatto semplice: anche i giganteschi parchi naturali statunitensi sono troppo piccoli per permettere ai lupi di compiere le migrazioni che sono tipiche della loro specie.

Braccati dai cacciatori, insidiati dagli allevatori di bestiame, sbeffeggiati nelle favole per bambini, nella storia dell’uomo i lupi non hanno mai avuto un ruolo positivo. Eppure senza di loro oggi il parco di Yellowstone sarebbe un po’ più arido. La prossima volta Cappuccetto Rosso dovrebbe riflettere sulla possibilità di farsi mangiare.