W(ww) per Vendetta

di Vittoria Maschietto

 

Www. World wide web. “What (a) wonderful world”: questo fantastico mondo che abbiamo vinto alla lotteria degli anni Novanta. Che regalo: uno straordinario meccanismo di conoscenza capace di riprodursi, di moltiplicarsi, addirittura! E ora, questo pacchettino di vent’anni fa, questa scatolina dei miracoli, rischierebbe di diventare un mostro ingestibile. Sarebbe un classico, in fondo: l’uovo di pasqua che nutre uno spaventoso dinosauro.

La questione, ad ogni modo, è questa: alcuni studiosi avrebbero cominciato a riflettere sull’ipotesi che internet sia cosciente (daInternazionale del 5 Ottobre). Il suo sviluppo, infatti, sarebbe tale da aver creato una mente autosufficiente, o quasi. Secondo Christof Koch la complessità del web avrebbe ormai raggiunto la quella del cervello umano, Il fatto, poi, che la rete funzioni collegando chips e cavi e non tramite un sistema di materiali organici – non sarebbe così determinante. “È possibile che internet abbia già qualche emozione” sostiene lo studioso, paragonando gli ipotetici impulsi meccanici a quelli di una sinapsi umana. Del resto, una cellula nervosa non ha sentimenti, mentre cento milioni di cellule ci fanno proovare dolore, piacere, gioia, sofferenza; se ci fosse un blackout totale nel nostro pianeta,  internet ne sarebbe probabilmente addolorato.

 

A questo punto la nostra immaginazione si fa fervida: cominciamo a immaginarci chi potrebbe essere questo “essere”, questo web autosufficiente e cogitante...e il problema è che la prima idea che ci viene in mente è che sia un mostro. Un cannibale. Un assassino. Un predatore. Non immagineremo mai che si tratti di un’anima compassionevole, generosa, con il pallino della filantropia. Sarebbe troppo scontato. Nessuno ha pensato a un GGG del 2012 - la versione post-moderna del grande gigante gentile di Rohal Dahl.

 

Buona o cattiva che sia, non potremmo assumere con ragionevole convinzione che, se anche prendesse vita, se pure pensasse concretamente, questa rete sarebbe talemtene diversa da noi e dalla nostra coscienza che tutto questo formicaio di domande rischierebbe di dimostrarsi una fuffa?

 

Non è facile dare una risposta significativa a questo quesito di vita o di morte. Sicuramente potremmo stabilire per assurdo che l’ipotesi di Koch non abbia come necessario corollario che “siamo minacciati da una catastrofe imminente”, che questo mostruoso internet non abbia ragione per vendicarsi, un giorno, per averlo fatto soffrire con un blackout...potremmo anche dare il giusto peso alle parole di Koch - lui stesso amettte di non passare le sue giornate a scervellarsi nel terrore che internet prenda vita.

 

L’unica cosa che dovrebbe premerci, in fondo, è quell’imperativo oramai vecchio che ci ammonisce con le parole “save the planet”. Mia madre me lo ripeteva ogni volta che lasciavo il carica-batterie del cellulare attaccato alla presa della corrente anche se il cellulare era nella mia tasca. Ma anche questo è un altro discorso...