TEMPESTE

James Hansen

TEMPESTE

Edizioni Ambiente, 2010


di Edoardo D’Elia

 

This is the book ladies and gentlements: Storms of my grandchildren. The truth about the coming climate catastrophe and our last chance to save humanity. This could also have been titled: We’re screwed.

[David Letterman]

 

Il titolo originale, Le tempeste dei miei nipoti. La verità sull’imminente catastrofe climatica e la nostra ultima possibilità di salvare l’umanità, è il miglior riassunto del libro.

James Hansen è uno dei maggiori studiosi della ricerca sul clima. Astrofisico per formazione, all'inizio studiava il clima su Venere, ma dal 1981 (da quando dirige il centro Goddard per gli studi spaziali della NASA) si è convinto che è più interessante studiare il clima del suo pianeta, la Terra. Dai risultati dei suoi primi studi aveva compreso quanto fosse necessario prendere presto provvedimenti contro il rapido aumento dell’inquinamento umano (la principale forzante climatica antropica) dell’atmosfera. Così, superando la sua grande difficoltà a parlare in pubblico, nel 1988 intervenne a una seduta del Senato e dichiarò con certezza del 99% che la terra stava subendo gli effetti dei gas serra immessi nell’atmosfera dall’uomo ed era già entrata in un periodo di riscaldamento a lungo termine. Avvisò il congresso fiducioso che gli interessi politico-economici privati non avrebbero potuto impedire, almeno quella volta, di prendere i provvedimenti necessari col giusto tempismo; ma ovviamente, oltre a suscitare qualche espressione corrucciata, l’avvertimento fu quasi del tutto ignorato e Hansen tornò nel suo laboratorio a studiare ottanta ore a settimana e scrivere articoli a profusione destinati alle più autorevoli riviste scientifiche internazionali.

 

Nel libro dice di sé a più riprese di non essere un grande oratore, di non avere particolare confidenza con i media e sufficiente talento oratorio per uscire spesso dal suo studio, ma di aver trovato da qualche anno un motivo per superare questo ostacolo istintivo. Da quando sono nati i suoi nipotini, che personificano quel futuro che lui studia e che sa essere in pericolo, è diventato un attivista, una specie di eroe del clima sceso a patti con i problemi della divulgazione e con l’enorme potere dell’opinione pubblica. Scrive che durante ogni viaggio di ritorno a casa dopo un incontro ai vertici del governo sul problema climatico aveva la sensazione di non aver inciso abbastanza, di non essere riuscito a rendere al meglio quello che sapeva, ma soprattutto, ogni volta di più, accresceva la sua consapevolezza che il problema non venisse preso sul serio e che sulla cima della scala di priorità politica continuasse a svettare indisturbato l’interesse economico. Così ha deciso di affiancare al suo lavoro ‘politico’ un lavoro ‘pubblico’ per divulgare in prima persona, forte del suo prestigioso curriculum scientifico, la verità sull’imminente catastrofe climatica. Il lavoro divulgativo ha avuto il suo culmine a fine 2009 (fine 2010 in Italia) con la pubblicazione di questo libro.


Il testo si muove tra la trattazione tecnica delle sue scoperte e la storia degli ultimi otto anni della sua vita, durante i quali si è accorto sempre più dell’enorme distanza tra le verità assodate e accettate nell’ambiente scientifico e l’ignoranza sul tema climatico dei politici e dell’opinione pubblica e, di conseguenza, di quanto siano basse le possibilità di una vita serena per i suoi nipoti.


I dati su cui si basa la ricerca di Hansen sono ricavati dagli studi paleoclimatici, studi che hanno lo scopo di ricostruire l’andamento del clima nelle epoche passate attraverso l’utilizzo delle informazioni tratte dai fossili vegetali, animali e minerali. Un pianeta ha un suo equilibro energetico (energia assorbita/energia dispersa) che determina la temperatura dell’atmosfera; la temperatura globale si altera quando una perturbazione, detta forzante climatica, si impone a quell’equilibrio. La reazione climatica dell’atmosfera a tale forzante è detta sensitività climatica, la quale è determinata anche dai feedback climatici: effetti indiretti delle forzanti che possono amplificare (feedback positivi) o attenuare (feedback negativi) i cambiamenti stessi. Gli studi paleoclimatici dimostrano come l’ecosistema terrestre abbia saputo controbilanciare le forzanti climatiche naturali (ad esempio l’aumento del calore del sole) che si sono succedute nella lunga storia della sua formazione facendo sì che ogni alterazione significativa della temperatura avvenisse in tempi lunghissimi. La scomoda novità con la quale dobbiamo fare i conti oggi è la potenza della forzante climatica antropica: l’industrializzazione, ovvero il fortissimo inquinamento e la deforestazione su larga scala.

 

Gli elementi inquinanti, in ordine di pericolosità per l’atmosfera, sono: la CO2, le cui fonti principali sono il carbonio, contenuto nei combustibili fossili, e la deforestazione, che diminuendo la quantità di vegetazione diminuisce la quantità di CO2 assorbito; il metano rilasciato nell’aria, il potenziale di quello che Hansen chiama il “fucile a idrati di metano”; e la fuliggine (o black carbon), piccole particelle sospese nell’aria prodotte principalmente dalla combustione di carbone che assorbono la luce solare causando riscaldamento e rischi per la salute dell’uomo.

 

Un’importante incertezza riguardo alla forzante climatica netta di origine umana è dovuta alla mancanza di dati accurati sugli aerosol, un altro tipo di particelle sospese nell’aria che a differenza della fuliggine riflettono la luce solare comportando un effetto di raffreddamento che tende a compensare il riscaldamento causato dai gas serra. Nonostante questa incertezza Hansen è comunque sicuro che le forzanti antropiche sono talmente potenti da accelerare drasticamente i tempi di modificazione del clima atmosferico e, se non verranno prese le giuste contromisure entro il poco tempo che la terra ancora ci concede, gli effetti saranno disastrosi.


L’agente inquinante su cui l’autore si concentra maggiormente è la CO2, poiché è l’elemento che conosciamo meglio e che produciamo in quantità maggiore. La fonte maggiore di CO2 è il carbone a causa dell’elevata quantità di carbonio al suo interno. È usato nelle centrali elettriche a carbone in rapida diffusione soprattutto nei paesi emergenti e comporta sistemi di estrazione estremamente invasivi per il suolo terrestre (vedi rimozione della cima delle montagne). Fino ad ora l’uomo ha provocato un aumento della CO2 nell’atmosfera dalle 280ppm (parti per milione) del 1750 alle 392 ppm del Maggio 2010, l’avvertimento di Hansen è di rientrare sotto le 350 ppm a breve, se vogliamo evitare qualsiasi problema. Per farlo propone una tassa semplice e lineare da applicare al carbonio che preveda la ridistribuzione del denaro incassato dal governo ai cittadini, in modo che l’aumento del prezzo dei combustibili fossili ne disincentivi l’utilizzo e i soldi accreditati ai cittadini diano loro la possibilità di cambiare stile di vita.

 

Le soluzioni semplici e realistiche proposte da Hansen si sono sempre scontrate con l’ottusità dei suoi interlocutori incapaci di dimenticare gli interessi privati a breve termine anche di fronte ad un reale pericolo per il pianeta su cui vivono. È successo col continuo greenwashing (ambientalismo di facciata) dei politici e dei detentori del potere economico; col dibattito sul protocollo di Kyoto che, permettendo ad ogni paese la compra-vendita e la compensazione delle emissioni, non ha portato ad alcuna diminuzione delle emissioni globali; coi negazionisti, che pretendono di rappresentare un valido contraddittorio senza solide basi scientifiche e fanno leva sulle incertezze e i margini di errore che il corretto metodo scientifico è obbligato a mostrare; col tentativo di colmare il baratro tra la scienza che studia il clima e l’opinione pubblica che percepisce il tempo meteorologico; con gli antinuclearisti, che ignorano il danno della massiccia combustione di carbone solo perché un’esplosione di una centrale nucleare fa più rumore di migliaia di camini che sputano fumo nero; e con il sistema di certificati CAP-and-TRADE che il governo degli Stati Uniti ha approvato da poco al fine ridurre le emissioni, che può solo peggiorare la situazione ingarbugliandola ulteriormente. Non c’è però più spazio per questi ostacoli perché il pericolo è imminente: un’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo facendo aumentare gli estremi del ciclo dell’acqua e questo comporta, già fra qualche decina d’anni, piogge più abbondanti, inondazioni di entità superiore e tempeste più potenti.


Qualcuno una volta ha scritto che le cose sembrano più grandi da lontano; il telescopio che Hansen ci fornisce col suo libro lo conferma. Si è sempre portati a pensare che le decisioni governative ‘dall’alto’ avvengano in un nebuloso etere il cui accesso è impensabile, i cui discorsi cono incomprensibili e i cui membri gestiscono gelosamente le vere verità del mondo. In realtà là in alto pare ci sia solo un macrocosmo di vizi umani semplici, che speriamo vengano messi da parte come succede in tutti i film di fantascienza che si rispettino, se in ballo c’è il destino dell’umanità.


E’ difficile per tutti comprendere le verità della scienza quando lo stesso metodo scientifico obbliga a definirne anche i margini di errore e di approssimazione, ed è soprattutto difficile accettare che in dibattiti epocali come quello sul clima ci sia una verità oggettiva, peraltro vittima di complotti per ostruirla. Ma da qualche parte bisogna cominciare e Tempeste sembra la parte giusta. Dopo aver letto il libro ci ramane solo da agire come l’autore: in modo da evitare che i nostri nipoti, o figli, ci possano rinfacciare di non aver fatto tutto il possibile per salvare l’atmosfera.


Racconta Hansen che durante ogni incontro politico o dibattito scientifico sul clima invidia sempre nei suoi avversari la voce suadente e l’aria autorevole, e sembra che il libro contenga una sorta di annuncio tra le righe: “Io ho un curriculum autorevole; cercasi voce suadente!”. Se poi la voce è quella del popolo, ancora meglio.

 

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