Florilegio dell'elegia latina

Augustin de Saint-Aubin, François Boucher, Diana Turning Actaeon into a Stag da Les Métamorphoses d'Ovide en Latin et en François, tradotto da M. l'Abbé Banier dell'Académie Royale des Inscriptions et Belles-Lettres, 1766, MET.

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Vi suggeriamo questa bellissima raccolta di elegie latine in tempi non sospetti. Certo, sarebbe lecito chiedere quale valore abbia il nostro suggerimento di fronte a un incremento quantitativo di iniziative culturali che hanno come scopo, appunto, coinvolgere il pubblico in una discussione sulla “tradizione romana” nel Novecento, e quando si dice “tradizione romana” non si parla mica di trippa, cacio e pepe e il capitano Francesco Totti. 

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Analisi sociolinguistica delle ultime elezioni politiche

 

di Edoardo Bassetti

 

A differenza della maggior parte delle altre lingue, l’italiano ha avuto, a causa della secolare frammentazione politica del Paese, un inevitabile processo di standardizzazione su base stilistica (la lingua ‘migliore’), e non statistica (la lingua parlata dal maggior numero di persone): fra quelli che Eugen Coșeriu chiamerebbe i dialetti primari [1] diffusi nella penisola italiana, venne scelto quello che vantava la più prestigiosa tradizione letteraria, riconosciuta anche in una dimensione sovraregionale (e persino internazionale): il dialetto toscano di Dante, Petrarca e Boccaccio. 

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I colori della passione o Il Mulino e La Croce

Esercizi con Bruegel, Lech Majewski, 2011
Esercizi con Bruegel, Lech Majewski, 2011

di Sara Quondamatteo

 

C’è una domanda alla quale gli italiani solitamente non sanno rispondere, e non riguarda la composizione del prossimo governo. Si tratta piuttosto di un interrogativo meno gravoso ma pur sempre irritante, come tutti gli interrogativi. Perché i titoli dei film stranieri vengono spesso ridotti a ridicole formule da commediola romantica o da pellicola strappalacrime? 

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Il Grande Gioco del tempo

Tiffany & Co, Clock, 1885 ca, MET

 

di Matteo Ogliari

 

Il tempo è stato, senza ombra di dubbio, l’elemento naturale più evocativo nella storia culturale del genere umano. Misterioso e ineffabile, eppure onnipresente, è stato immaginato, studiato, pensato, da infinite generazioni di esseri umani, affascinati dalla sua ineluttabilità. L’essere umano non si libererà mai del giogo del tempo, sebbene abbia tentato di sviluppare precisi sistemi e intere cosmogonie per piegare l’universo – e il tempo insieme ad esso – alla sua comprensione. Lungi dall’essere un semplice retaggio del passato, le implicazioni (anche politiche) dei modi attraverso i quali percepiamo lo scorrere del tempo sono più attuali che mai.

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Evangelisti e gli psitroni

 

di Lorenzo Petrachi,

 

Valerio Evangelisti (Bologna, 1952), prolifico romanziere e saggista, non ha mai fatto mistero del minuzioso lavoro di ricerca bibliografica alla base dell'ambientazione dei suoi libri. Già nel 1996, a pochi anni dalla pubblicazione del suo primo romanzo, affermava di dedicare l'autunno e l'inverno di ogni anno all'"elaborazione della trama e alla raccolta della documentazione necessaria a dare credibilità" alla storia (Evangelisti 1996a). Lo stesso personaggio di Nicolas Eymerich, protagonista del più famoso ciclo dell'autore bolognese, nasce grazie alla lettura di un libro di storia, Storia dell'intolleranza in Europa di Italo Mereu (Evangelisti 1996b).

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