Le pieghe del corpo

 

di Paulo Fernando Lévano 

 

Dialogo e confronto interdisciplinare sono i pilastri di questa collettanea, che raccoglie gli interventi dei partecipanti al convegno Che cosa può un corpo? Saperi e pratiche, organizzato dall’Associazione Leib e tenutosi presso l’Università di Bologna nel febbraio 2018. I saggi che compongono questo itinerario concettuale sono punti di vista volutamente eterogenei che si confrontano con il tema della pedagogia del corpo, quindi, propongono insieme diversi angoli d’attacco sull’educazione fisica, ovvero, su quella quota di apprendimento psicomotorio che il senso comune indica di dover abbinare all’educazione di ciò che non è fisico nella personalità degli individui.

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Digito dunque siamo

di Fabrizio Li Vigni

 

In Digito dunque siamo il filosofo pop Stefano Scrima ci rende un servizio. Descrivendoci con leggiadro sarcasmo l’umanità ai tempi delle reti sociali, ci invita ad un’igiene dell’ego e dell’apparenza in “pubblico”.

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Diario di un umbro in Emilia

 

di Andrea Germani

 

So che è passato un Sanremo dalle elezioni in Emilia-Romagna, e questo è un abisso per i tempi dell’informazione, ma fra qualche mese ci saranno delle nuove tornate elettorali, non vorrei ci trovassimo impreparati. Inoltre, vi chiedo di lasciarmi dire la mia opinione su queste ultime due elezioni regionali, perché da ricercatore in teoria politica perugino che vive a Bologna è da quattro mesi che fatico a pensare ad altro. Grazie per la pazienza.

 

Domenica 26 gennaio Stefano Bonaccini è stato riconfermato alla guida dell’Emilia-Romagna (da adesso ER); il voto disgiunto gli ha portato preferenze provenienti da ambienti esterni al centro-sinistra, presumibilmente anche dal centro-destra, e sembra sia stato votato anche da una larga parte dell’elettorato pentastellato, scelta che ha condannato i cinque stelle all’irrilevanza. Questa sarebbe la dimostrazione che Bonaccini ha vinto mettendoci la faccia, mostrando i risultati di cinque anni di lavoro, mentre la sua rivale, Lucia Borgonzoni, si è ritrovata la candidatura fra le mani dopo essere stata scelta dal leader indiscusso che per promuoverla si è prodigato in un estenuante tour eno-gastronomico della regione. In questo scenario emiliani e romagnoli hanno preferito i fatti alle promesse vuote, sì, perché il salvinismo altro non è che una sequela di promesse vuote. Potremmo stare ore a discutere sulla giustizia e sulla bontà dell’agire politico del governatore, ma pur sempre di azioni concrete stiamo parlando. Difficile dire lo stesso per la controparte.

 

Io qui in ER ci vivo da anni, mi è sempre parsa evidente la simbiosi fra un tessuto produttivo all’avanguardia e servizi pubblici efficienti, sintesi non facile da raggiungere per qualsiasi territorio che non voglia dover scegliere fra dinamicità imprenditoriale e un solido welfare. Come ogni angolo d’Italia non è esente da difetti e le scelte della classe dirigente non possono dirsi sempre impeccabili, non è tutto perfetto ciò che dicono e fanno i leader, non siamo mica in Corea del Nord. Sicuramente il governatore è riuscito a convincere una buona parte di emiliani e romagnoli mettendo sul banco di prova cinque anni di amministrazione, chiedendo loro di giudicare i risultati raggiunti dal suo governo una volta nell’urna elettorale, la dove Stalin non può vederti. Operazione non facile visti i tempi che corrono, difatti per Salvini questa tornata elettorale è stata una delle grandi sfide politiche del 2020, il trionfo in Umbria di ottobre è solo l’inizio di un lungo percorso: l’assalto a ciò che resta del socialismo appenninico. 

L’ER è assieme a Umbria, Marche e Toscana una delle quattro storiche regioni rosse del centro-nord: tradotto significa che l’apparato burocratico, economico e industriale è fedele alla linea politica dettata dalle coalizioni di centro-sinistra che da decenni controllano gran parte delle amministrazioni. In Umbria sappiamo com’è andata. Da queste parti, al contrario, quella linea ha saputo resistere alle spallate del salvinismo, ansioso di operare una sostituzione della classe dirigente con una più vicina a un pensiero di centro-destra, diciamo sovranista, visto che adesso va di moda. Nelle regioni un tempo rosse i partiti tradizionalmente radicati sul territorio vacillano da anni e si può affermare che ad ogni elezione non sia assolutamente scontata una loro vittoria come un tempo, anzi. In primavera si voterà in Toscana e nelle Marche, per dire che siamo solamente a metà della sfida.

 

Volendo esporre in poche righe il senso generale di questo momento storico-politico: in una fase di grandi transizioni politiche e di frammentazione dell’elettorato diventa difficile formulare delle ipotesi affidabili partendo dallo storico delle elezioni, un tempo era sicuramente più facile, a seconda della professione svolta e della zona di residenza si poteva agilmente calcolare la scelta di voto dell’elettore medio inserendolo in delle categorie statiche soggette a lievi e sporadici mutamenti. Il paradigma c’era e funzionava. Ma tutto questo oggi è acqua passata, roba da prima repubblica; nell’era del voto post-ideologico vengono meno le certezze e manca completamente l’escatologia delle grandi dottrine politiche. In caso di forti dubbi, o vera e propria disperazione, si ripone fiducia nelle promesse vendute meglio, meglio se esposte con un bel paesaggio di sfondo e un panino al culatello in mano.

 

Ed eccoci arrivati al salvinismo: vittimismo, manicheismo e bigottismo freschi di giornata, saltati con spacconate squadriste, in divisa o senza, conditi da abbondante eccezionalismo gastronomico/paesaggistico italiano. Servire accompagnato da superstizione religiosa. Questo è, niente di più. Nel momento in cui viene meno la fedeltà ideologica al partito e, soprattutto, quando questo non sa più rispondere alle esigenze del suo popolo, che chiede fermezza e efficienza, ecco che arrivano i selfie e i tortellini; non necessariamente attecchiscono, sicuramente condizionano l’andamento della campagna elettorale imponendo ai candidati di abbassare il livello dell’argomentazione e di ridurre il politico a un personaggio da reality-show. 

 

Sicuramente la politica del piatto tipico funziona là dove si percepisce l’urgenza di un cambiamento, a prescindere dal tipo di cambiamento, letteralmente: in Umbria l’impressione era che alla guida della futura giunta regionale andava bene tutto, tutto purché non fossero epigoni del PCI, chiaramente. Di sicuro la crisi dell’industria e le difficoltà provocate dal terremoto hanno creato una forte instabilità in una regione non particolarmente ricca, che vede sempre più giovani emigrare per ragioni di studio o per spendere la propria laurea, ma il colpo di grazia è stata l’inchiesta sulla sanità: una volta scoperto il vaso di Pandora della sanità umbra il sistema clientelare “rosso” è crollato definitivamente. Il terreno era propizio per l’arrivo dei bacioni e degli adesso basta!, e così è stato: ha vinto l’ex sindaca di Montefalco, ridente cittadina collinare di cinquemila abitanti, terra del Sagrantino e meta turistica a metà fra l’esclusivo e l’abbordabile, realtà lontana anni luce dalla disoccupazione delle periferie ternane e dalla desertificazione di Norcia e Cascia. Per inciso, l’ex-sindaca ha chiuso il mandato lasciando un consistente debito, ma tanto andava bene tutto, non a me che compivo trent’anni nel momento in cui Mentana mandava in onda i primi dati reali.

 

Dove c’è il vuoto di contenuti e mancano le good practices prospera la propaganda, non che sia una novità. Si sa che in un regime democratico la propaganda funziona meglio quando sta all’opposizione, si potrebbe quasi dire che funzioni solo all’opposizione, quel posto al sole da cui è possibile sputare sentenze e fare promesse surreali. Al governo, si sa, è dura mantenere il consenso, e difatti è bastata una crisi di governo agostana, improvvisata fra un mojito e l’altro, a mettere alla berlina ciò che il salvinismo sa fare meglio: l’opposizione. A rimediare ai danni del decreto sicurezza bis, di quota cento e del reddito di cittadinanza ci penserà qualcun altro, da questo cantuccio noi prepariamo una manifestazione a Roma contro il governo e la “liberazione dell’Emilia – Romagna”. Da chi o da cosa? Poco importa, è questo il bello della propaganda. Operazione fallita, alle chiacchiere da bar sono stati opposti i numeri e i dati, perché è con i risultati, e solamente con questi, che si sconfigge il salvinismo, indicando la luna mentre tutti fissano il dito.

 

 

C’è poco da fare, il mostro dell’antipolitica si sconfigge con la presenza sul territorio e il radicamento nelle istituzioni, essenziali per il funzionamento del sistema ma da soli non sono sufficienti a direzionare l’andamento di un’elezione. È proprio nel momento in cui si utilizza la tessera del partito come scudo o come lasciapassare che vengono a mancare l’efficienza e la dinamicità dell’agire politico quotidiano che lasciano il passo al voto di scambio e al clientelarismo più nocivo, elementi che immobilizzano l’economia e bloccano qualsiasi forma di sviluppo. Bisogna che i politici tornino a fare politica, che la sfida sia sulle proposte e sulle competenze, che si riponga fiducia nei tecnici e nei professionisti dei vari settori, operativi sotto l’occhio vigile del contribuente-elettore attento a monitorare gli investimenti portati avanti con i fondi pubblici e a controllare se gli eletti tengono effettivamente fede all’impegno preso con la società civile.

I bambini di Sion

di Sara Quondamatteo

 

I bambini di Sion. Il viaggio più lungo (Dzieci Syjonu) di Henryk Grynberg, pubblicato da Felici Editore nella traduzione di Francesca Mondani e Marcin Wyrembelski, è il libro di cui il nostro presente aveva bisogno. Storditi dalle inquietanti nostalgie e rivendicazioni politiche di alcuni e dall’ossessione, spesso accecante, di un possibile ritorno del nazi- fascismo di altri, risulta sempre più difficile ricordare la tragedia vissuta dal popolo ebraico poco meno di cent’anni fa. Perché nel delicato passaggio dalla memoria dei superstiti a quella delle generazioni successive incide la perdita di un elemento fondamentale: l’esperienza. Senza di essa noi turisti del passato, incapaci di comprendere fino in fondo la natura e le ragioni di quanto accaduto, non possiamo fare altro che ricorrere ad espressioni patetiche di fronte al silenzio scolpito nei luoghi della memoria. 

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I terrapiattisti hanno poco a che fare con la terra piatta

Mark Sargent in una scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com
Mark Sargent in una scena del film, dal sito ufficiale behindthecurvefilm.com

di Andrea Germani

 

Qualche giorno fa mi sono casualmente imbattuto su Netflix in un documentario del 2018 diretto e ideato da Daniel J. Clark intitolato Behind the curve, tradotto in italiano, in maniera forse poco ambiziosa, La terra è piatta.

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La vedova Van Gogh

Irises | Vincent van Gogh 1890 | MET Gallery 825 

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Bersek: dal Giappone all'Europa

di Andrea Ravanini

 

Berserk è un manga scritto e illustrato dall'abile mangaka giapponese Kentaro Miura. La prima edizione del manga viene rilasciata in Giappone il 25 agosto 1989 ed arriva in Italia nel 1996 grazie alla Panini Edizioni nella collana Planet Manga.

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Penny Dreadful: un'opera vittoriana riportata sul piccolo schermo

di Francesca Gallesi

 

Penny bloods was the original name for the booklets that, in the 1860s, were renamed penny dreadfuls and told stories of adventure, initially of pirates and highwaymen, later concentrating on crime and detection”[1] 

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Coco, dalle piramidi precolombiane alle gemelle di The Shining

di Giacomo Gallerani

 

Una lettera d'amore al Messico” (Unkrich 2016), sono le parole significative con cui lo stesso regista Lee Unkrich definisce il nuovo lungometraggio di animazione di casa Pixar, Coco. Infatti la cultura messicana è l'effettiva protagonista del film, essa inonda le scene per renderle vibranti con i colori forti e vivi di una tradizione che lo è altrettanto. Anche in questo caso, come è solito al modus operandi della casa d'animazione, l'esperienza della équipe sul campo è stata la più emblematica nella costruzione del bagaglio culturale necessario per la realizzazione dell'opera. 

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White Knwoledge

 

 di Francesco Antonio Zaccarini

 

Terence David John Pratchett nasce il 28 aprile 1948 a Beaconsfield. A 10 anni comincia ad interessarsi di letteratura e si procura un lavoro nella biblioteca locale, la Beaconsfield Public Library, luogo che molti anni dopo indicherà quale fonte principale della sua educazione. Da subito predilige la fantascienza: legge avidamente Isaac Asimov e Arthur C. Clarke, spinto anche da una passione per l’astronomia[1]. 

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L'isola dei morti

di Edoardo Bassetti

 

Pubblichiamo un estratto del racconto del nostro collaboratore Edoardo bassetti, tra i vincitori della Quinta edizione del concorso letterario Cultora, indetto dalla casa editrice Historica Edizioni in collaborazione con il sito Cultora.it. 

Ascolta 

come mi batte forte il tuo cuore. 

(W. Szymborska, Ogni caso)

 

[...]

Ma quel quadro continuava a somigliare ad un amore passato. 

Continuava a somigliare alla sua giovinezza, a quando aveva vent’anni e non era affatto sicuro di quel che faceva e di quello che sarebbe diventato. Quando portava quegli enormi occhiali color tartaruga (che adesso erano tornati di moda), senza i quali il mondo si faceva confuso e sfumato. Sapeva solo una cosa, allora: voleva stare sempre con la sua fidanzata, Laura, perché solo quando era con lei riusciva ad essere sicuro di se stesso, e il mondo si faceva all’improvviso un po’ più nitido, anche senza occhiali. Era quella la sua unica certezza, la messa a fuoco della sua esistenza [...]. 

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Cinquecento anni di Leonardo

di Lorenzo Battistini

 

La figura di Leonardo da Vinci appartiene a quella categoria di individui che, lungo le diverse epoche, hanno saputo attirare su di loro l’interesse di studiosi ed ammiratori, divenendo l’oggetto di un vero e proprio culto. Ancora oggi il suo profilo e la sua opera sono capaci di evocare in persone anche diversissime sentimenti condivisi: in tutto il mondo Leonardo è infatti l’emblema del genio irregolare (se non del genio italiano), inventore di cose nuove e precursore della modernità. Un personaggio fuori dal tempo, capace di muoversi tra il bestiario medievale e gli odierni mezzi di trasporto. E tutto questo senza dottrina e senza litterae, grazie unicamente ad un intelletto fuori dal comune. Ma le cose stanno veramente così?

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Transazione Economica

 

di Giancarlo Cinini

PARTE PRIMA.

Personalmente (la storia che segue è una confessione personale), c'è soltanto una cosa del momento Natale che, in quanto ex ancora studente, mi affligge anno per anno sempre più. È una transazione economica, un passaggio di denaro che mi dà da pensare parecchio. No, fate anche bene a pensarci ma la questione non è il consumismo, né il far regali comandati. È più sottile. La disegno perché la verità è che me ne vergogno, ma spero comunque di essere compreso.

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Essere una macchina

di Elisa Baioni

 

C’è un sogno, ma forse sarebbe meglio chiamarlo un’ossessione, che accomuna culture e persone diverse, in tempi e in luoghi distanti: è il desiderio di liberarsi della morte, per divenire immortali.

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Kronos

di Sara Quondamatteo

 

Non è semplice recensire un libro deludente: se leggerlo è stato noioso, altrettanto noioso sarà commentarlo. Kronos, invece, rappresenta un’eccezione. Pubblicato da Il Saggiatore nella traduzione di Irene Salvatori, il diario di Witold Gombrowicz stupisce proprio per la sua inaspettata mancanza di spessore culturale e artistico che lo pone in antitesi con l’altro Diario (Dziennik), da molti ritenuto la summa del pensiero letterario e filosofico dell’autore. Basterebbe dare un’occhiata alle prime pagine per accorgersi che Kronos non è altro che un elenco di nomi, frasi brevi, perlopiù nominali, e tante, tante parole. Parole insignificanti, parole importanti, parole sconvenienti, parole opportune; parole che distruggono quell’equilibrio sintattico così raro in questo diario; parole che si inseriscono all’interno di combinazioni del tutto inusuali: «Messico. Il 4 chiacchierata sull’esistenzialismo: bene. Racconti criminali. Calma erotica. Trattativa con Orieta. Firmo il contratto con Julliard. 70 dollari da Free Europe. Di nuovo caldo 34°. Articoli Le Monde, Bela» (p. 208). 

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L'ideologia del nutrizionismo

 

di Paulo Fernando Lévano

 

 

Ormai è una situazione alla quale ci si deve rassegnare: si deve parlare di cibo, non basta più mangiarlo e basta, si viene quasi incoraggiati a masticare con la bocca aperta. Le “grandi narrazioni” non finiranno mai finché vivano indisturbati i “grandi protagonisti”; in questo caso, a masticare con la bocca aperta è la persona nutricentrica. Fra coloro che hanno cercato di tracciare la comparsa sulla scena di questo nuovo giocatore, noi abbiamo già incontrato lo scrittore statunitense Michael Pollan, che potete trovare sugli scaffali delle librerie grazie a Adelphi Edizioni.

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Maurizio Ferraris intorno agli unicorni

di Stefano Scrima

 

Non posso non parlare del nuovo libretto di Maurizio Ferraris, uno dei pochissimi, forse l’unico filosofo in Italia che ha capito come parlare di filosofia a tutti (o meglio, che ha capito che la filosofia deve essere rivolta a tutti, perché ha sempre a che fare con la nostra vita ed è uno dei pochi strumenti che può indicarci una direzione in questo mondo confuso) mantenendo una cattedra all’Università.

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Studi Umanistici e Fake News Scientifiche

Prendete un ritrovamento archeologico eccezionale, come la scoperta di un relitto navale di circa 2400 anni (V-IV secolo a.C.). È senza dubbio un rinvenimento importante, tanto che anche Sciencedecide di dedicarvi un titolo ("Archaeologists uncover world’s oldest shipwreck") e qualche riga di spiegazione. A impreziosire la scoperta è il fatto che modelli di navi simili non si erano mai osservati dal vivo, in uno stato così ben conservato, ma solo in reperti come il Vaso delle Sirene del British Museum. 

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Un oceano tra di noi

Arthur B. Davies, Ocean Swells, Gift of A. W. Bahr, 1958

 

di Sara Quondamatteo

 

C’è un aggettivo, tanto insolito quanto efficace, che più di molti altri riesce a definire l’esistenza e la poesia di Anna Frajlich in modo esaustivo: ‘asintotico’. Tale termine, desunto dal linguaggio scientifico, ha il duplice merito di aiutare il lettore non solo a comprendere, ma anche a tradurre in immagine un percorso unico ed irripetibile come quello della poetessa.

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Beyoncé mezza nuda al Louvre

 

di Bianca Bozzeda

 

Basta molto poco per aggiungersi al coro di chi storce il naso alla vista dell’ultimo video di Beyoncé e JAY-Z, girato di notte nelle sale del Louvre tra il 31 maggio e il 1° giugno scorso. 

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La Ragione Ecologica

di Paulo Fernando Lévano

 

Recentemente, l’autore di questa raccolta di saggi ha curato un’intervista molto interessante a Serge Latouche, uscita sul quarto numero delle Officine Filosofiche, che senza posa promuovono la discussione filosofica come chiave di lettura del presente. Proprio qui e ora, in questi tempi strani in cui la vista e l’udito dello spettatore minimamente interessato alla problematica vengono sovente esposti, non si sa fino a che punto in buona fede, a discorsi deliranti.

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Promethea e il viaggio cabalistico di Alan Moore

di Marco Lemme

 

Promethea è un’opera che racchiude larga parte delle teorie di Alan Moore riguardanti la magia, l’occulto ed il profondo legame che, secondo l’autore, intercorre tra realtà materiale ed immateriale; non a caso egli stesso la definisce come «a protracted rant about magic» (Clarke 2015). All’interno vi si può individuare uno sterminato elenco di riferimenti alla letteratura che nei secoli è stata accostata a questo genere di studi. Sfogliando le pagine ci si trova davanti ad un condensato di immagini oniriche, personaggi e luoghi che trascendono la realtà fisica, ponendo il lettore di fronte a scenari e oggetti che letteralmente sfidano i limiti dell’immaginazione.

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Roth

 

di Nicolò Rubbi

 

Philip Roth è morto da una settimana, e già il millantato interesse per la sua gigantesca figura sembra esser scemato: e così, come solito, dimostriamo soltanto una infallibile perversione per la dipartita di un uomo celebre, atto cronachistico sempre goloso. 

 

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Piazza della Loggia

 

di Andrea Germani 

 

Questa recensione è stata scritta due anni fa, nel maggio 2016, e mai pubblicata; ho deciso di prenderla nuovamente in mano e proporla a voi senza aggiungere modifiche. Questo perché ritengo che rileggersi e criticarsi dopo molto tempo sia uno dei migliori modi per imparare a diventare i più intransigenti giudici di sé stessi. Non dimentichiamo che Deckard, prima di tutto, è un laboratorio di scrittura. Buona lettura.

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La danzatrice luminosa della Belle Époque

Loie Fuller Dancing ca. 1900 | Samuel Joshua Beckett (1870-1940), MET
Loie Fuller Dancing ca. 1900 | Samuel Joshua Beckett (1870-1940), MET

di Silvia Andreozzi

 

Mary-Louise Fuller, divenuta celebre come Loïe Fuller, fu una delle protagoniste della scena artistica parigina nel periodo in cui la capitale francese si andava guadagnando il titolo di Ville Lumière; la sua danza, che metteva in scena al Folies-Bergère, rivoluzionò il mondo del balletto contribuendo in modo decisivo alla nascita della danza moderna. 

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Amore a prima vista

Duncan Phyfe (1770–1854) ca. 1810–20 | in mostra al MET Gallery 728
Duncan Phyfe (1770–1854) ca. 1810–20 | in mostra al MET Gallery 728

di Sara Quondamatteo

 

Devo ammettere di provare un certo imbarazzo nel recensire la raccolta di Wisława Szymborska Amore a prima vista (Miłość od pierwszego wejrzenia), pubblicata da Adelphi nel 2017. Non tanto per la difficoltà di analisi dei componimenti o per un’eccessiva complessità del contenuto: ormai tutti i suoi fedeli lettori avranno imparato ad apprezzare le acque profonde ma pur sempre limpide della sua poesia. Piuttosto, ciò che sembra ostacolare ogni mio tentativo di presentazione del volumetto è la convinzione che non si tratti propriamente di una raccolta di Wisława Szymborska. 

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Florilegio dell'elegia latina

Augustin de Saint-Aubin, François Boucher, Diana Turning Actaeon into a Stag da Les Métamorphoses d'Ovide en Latin et en François, tradotto da M. l'Abbé Banier dell'Académie Royale des Inscriptions et Belles-Lettres, 1766, MET.

 

di Paulo Fernando Lévano

 

Vi suggeriamo questa bellissima raccolta di elegie latine in tempi non sospetti. Certo, sarebbe lecito chiedere quale valore abbia il nostro suggerimento di fronte a un incremento quantitativo di iniziative culturali che hanno come scopo, appunto, coinvolgere il pubblico in una discussione sulla “tradizione romana” nel Novecento, e quando si dice “tradizione romana” non si parla mica di trippa, cacio e pepe e il capitano Francesco Totti. 

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Analisi sociolinguistica delle ultime elezioni politiche

 

di Edoardo Bassetti

 

A differenza della maggior parte delle altre lingue, l’italiano ha avuto, a causa della secolare frammentazione politica del Paese, un inevitabile processo di standardizzazione su base stilistica (la lingua ‘migliore’), e non statistica (la lingua parlata dal maggior numero di persone): fra quelli che Eugen Coșeriu chiamerebbe i dialetti primari [1] diffusi nella penisola italiana, venne scelto quello che vantava la più prestigiosa tradizione letteraria, riconosciuta anche in una dimensione sovraregionale (e persino internazionale): il dialetto toscano di Dante, Petrarca e Boccaccio. 

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I colori della passione o Il Mulino e La Croce

Esercizi con Bruegel, Lech Majewski, 2011
Esercizi con Bruegel, Lech Majewski, 2011

di Sara Quondamatteo

 

C’è una domanda alla quale gli italiani solitamente non sanno rispondere, e non riguarda la composizione del prossimo governo. Si tratta piuttosto di un interrogativo meno gravoso ma pur sempre irritante, come tutti gli interrogativi. Perché i titoli dei film stranieri vengono spesso ridotti a ridicole formule da commediola romantica o da pellicola strappalacrime? 

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Il Grande Gioco del tempo

Tiffany & Co, Clock, 1885 ca, MET

 

di Matteo Ogliari

 

Il tempo è stato, senza ombra di dubbio, l’elemento naturale più evocativo nella storia culturale del genere umano. Misterioso e ineffabile, eppure onnipresente, è stato immaginato, studiato, pensato, da infinite generazioni di esseri umani, affascinati dalla sua ineluttabilità. L’essere umano non si libererà mai del giogo del tempo, sebbene abbia tentato di sviluppare precisi sistemi e intere cosmogonie per piegare l’universo – e il tempo insieme ad esso – alla sua comprensione. Lungi dall’essere un semplice retaggio del passato, le implicazioni (anche politiche) dei modi attraverso i quali percepiamo lo scorrere del tempo sono più attuali che mai.

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